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30 mai 2016

INFORMATION CULTURELLE D'ITALIE A ROME

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lasciami entrare. Alessandro Valeri
 

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Roma, MACRO TESTACCIO. Inaugurazione: mercoledì 1° giugno, ore 18.30 | Apertura al pubblico: 2 giugno - 24 luglio 2016

lasciami entrare è la mostra di Alessandro Valeri, aperta al pubblico negli spazi de La Pelanda al MACRO TESTACCIO dal 2 giugno al 24 luglio 2016, promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

lasciami entrare è l'ultima tappa di un viaggio iniziato dall'artista nel 2011 a Tzippori (Sepphoris in greco antico) in Galilea, vicino a Nazareth. E' lì che, all'interno di un moshav ebraico in una zona del paese prevalentemente abitata da arabi musulmani, un piccolissimo gruppo di suore dell'Ordine delle Figlie di Sant'Anna gestisce, con operatori cristiani, ebrei e musulmani, un orfanotrofio che accoglie bambini senza alcuna distinzione di etnia o religione.

Alessandro Valeri vuole aiutare, vuole dare il suo contributo, mettendo a disposizione la sua creatività, la sua arte, il suo impegno. Torna laggiù varie volte, in un crescendo di interesse e di attenzione per quell'oasi di affetti e lavoro. Attiva amici, conoscenti, scatta fotografie, registra suoni, fa riprese video, disegna con e per i bambini. Nasce SEPPHORIS, un progetto per sostenere le attività di un luogo speciale per la diversità culturale e religiosa che rappresenta.

Il primo importante risultato lo raggiunge nel 2015 con la mostra ALESSANDRO VALERI SEPPHORIS curata da Raffaele Gavarro e ospitata al Molino Stucky per la 56. Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia, come evento collaterale. In mostra, in una suggestiva installazione campeggiano le grandi tele delle foto di Tzippori, sulle quali l'artista interviene con segni e colori. Opere che Valeri ha donato alla casa d'accoglienza, impegnandosi direttamente nella vendita e il cui ricavato è servito ad acquistare beni di prima necessità per l'orfanotrofio.

Il secondo traguardo è il libro SEPPHORIS che narra il progetto attraverso testi ma soprattutto immagini. Con l'intento di raccogliere ancora fondi, l'artista da due fotografie ha realizzato una serie di 100 esemplari numerati, di 50 x 63 cm.

Il progetto approda a Roma, negli spazi di MACRO Testaccio, La Pelanda - Foyer 1, con la mostra lasciami entrare, dove attraverso una nuova dimensione narrativa la presenza dei bambini di Tzippori si fa via via più evidente e il loro mondo, fatto di sogni e speranze troppo spesso disilluse, viene raccontato in un percorso visivo dove fotografia e pittura sono immerse in un'opera di sound-design. 40.000 matite spezzate segneranno il cammino, che culminerà in un'installazione sospesa, un vecchio banco di scuola posizionato nel vuoto per evocare il diritto all'istruzione, spesso negato. Ma non tutto è perduto: la felicità si misura davanti ad una macchina per lo zucchero filato.

La mostra, curata da Micol Veller Fornasa, prevede anche gli interventi critici di Barbara Martusciello e Jonathan Turner.

Infine, l'ufficio didattica del MACRO organizza una serie di attività: il 1°giugno, in occasione della preview stampa, i bambini sono invitati a visitare la mostra e a lasciare un segno, un messaggio, un ricordo. Inoltre, fino al 24 luglio, sono previsti alcuni laboratori didattici condotti dall'artista stesso.
Per informazioni e prenotazioni chiamare 06-671070423/25/26 o mandare una mail a: daniela.maggiori@comune.roma.it.

Roma, maggio 2016

 

Note biografiche:
Alessandro Valeri vive e lavora tra Narni, Roma e Berlino.
Diplomato presso l'Istituto di Stato per la cinematografia e televisione Roberto Rossellini di Roma, ha conseguito il Master presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.
Tra le principali mostre personali e collettive si segnalano: "Sepphoris" (2015) alla 56° Biennale di Venezia - Eventi Collaterali, presso il Molino Stucky alla Giudecca, curata da Raffaele Gavarro; "Stai con me" (2014) alla Medio Area Gallery di Terni, curata da Mimmo Parente; "Panorama" (2013) presso il Museo PAN di Napoli, curata da Francesca Pietracci e Jonathan Turner; "Circo" (2013) presso la galleria Il Ponte Contemporanea di Roma, curata da Giuliano Matricardi; "Elettroshot" (2011) presso lo spazio espositivo delle "Cartiere Binda Milano", curata da Achille Bonito Oliva; "Da un'intuizione teorica" (2011) docu-film, nella mostra "La Transavanguardia Italiana", curata da Achille Bonito Oliva presso il Palazzo Reale di Milano/MAMBO - Museo d'Arte Moderna (Bologna)/MADRE - Museo d'Arte Contemporanea Donna Regina (Napoli)/Accademia di San Luca (Roma)/Galleria Nazionale d'Arte Moderna (Roma); "Esplorazioni" (2000) presso "Associazione Futuro" (Roma), curata da Ludovico Pratesi; "Progetto Oreste" (1999) presso il padiglione italiano della 48° Biennale di Venezia, curata da Harald Szeemann; Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo, all'ex-Mattatoio, Roma (1998), curata da Jannis Kounellis; "Campagna d'Italia" (1995) presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, curata da Achille Bonito Oliva. Dalla prima metà degli anni Novanta è considerato uno dei più importanti registi e fotografi nell'ambito della comunicazione pubblicitaria e sociale. In quest'ambito ha collaborato con le più importanti agenzie, tra cui Saatchi & Saatchi, McCann Erickson, Young & Rubicam, Armando Testa e altre, per le quali ha realizzato campagne per i maggiori brand nazionali e internazionali tra cui Pirelli, Telecom, Fendi, Maserati, Vogue, Alitalia, The New York Times, Corriere della Sera, Poltrona Frau, BMW, ENI, Robe di Kappa, e alcune pubblicità-progresso tra le quali quelle per il Committee for the Civil Rights of Prostitutes e Telefono Azzurro.

SCHEDA INFORMATIVA
Mostra: lasciami entrare. Alessandro Valeri
Inaugurazione: 1 giugno 2016
Apertura al pubblico: 2 giugno - 24 luglio 2016
Curatore: Micol Veller Fornasa
Sede: MACRO TESTACCIO. LA PELANDA. Piazza Orazio Giustiniani, 4, Roma
Ingresso gratuito
Orari: da martedì a domenica dalle ore 14.00 alle 20.00. Lunedì chiuso.
Informazioni: 060608 / www.museomacro.org

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Sponsor Sistema Musei in Comune:
In Collaborazione con MasterCard Priceless Rome
Media Partner Il Messaggero
Servizi di Vigilanza Travis Group

INFORMAZIONI PER LA STAMPA
Ufficio stampa mostra:
Maria Bonmassar

ufficiostampa@mariabonmassar.com
ufficio: +39 06 4825370 / cellulare: + 39 335 490311

Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura:
Patrizia Morici / T. +39 06 82 07 73 71 / M. +39 348 54 86 548
p.morici@zetema.it

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27 mai 2016

JE SUIS LE PRESIDENT DE LA REPUBLIQUE !

UN PEU D'HUMOUR CAR LES FRANCAIS EN ONT BESOIN EN CE MOMENT : "MOI ...JE SUIS LE PRESIDENT DE LA REPUBLIQUE !"

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François Hollande je suis le président de la république

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INVASION ET COLONISATION DE L'EUROPE PAR LES MIGRANTS : AIDER DES REFUGIERS, PLAN DIABOLIQUE POUR TUER LES EUROPEENS ?

Aider des réfugiés, plan diabolique pour tuer les Européens ?


Aider des réfugiés, plan diabolique pour tuer les Européens ?

Tout comme Madeleine, dans un des commentaires postés sous l’article sur le viol à venir des femmes françaises, je me pose aussi des questions quant à cet afflux soudain et torrentiel de « réfugiés ».

Les conflits, la misère, l’instabilité au Moyen Orient et/ou Afrique subsharienne, ne datent pas d’aujourd’hui. Alors, pourquoi cette invasion, dont on ne voit pas la fin, déferle-t-elle subitement sur l’Europe ?

J’ai rédigé un article sur ce sujet, publié sur Dreuz-.info, dont voici des extraits:

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Devant les images, quasi quotidiennes de bateaux, chargés de « migrants » majoritairement originaires d’Afrique subsaharienne, secourus en Méditerranée, puis débarqués à Naples et en Sicile, nous sommes nombreux à nous poser des questions, à trouver étrange cet afflux incessant.

Que cache ce flux ininterrompu de « migrants » qui déferle sur le continent européen, cet exode sans fin, notamment en provenance d’Afrique ? L’Italie, l’Espagne, Malte et la Grèce, pays en première ligne, sont submergés par le nombre de réfugiés. Les populations exaspérées doivent subir ces migrants en colère, déçus de ne pas obtenir immédiatement leurs papiers.

 

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Déception qui se traduit de plus en plus par la violence et l’exigence arrogante de leurs « droits » à peine débarqués !

A se demander si cette gigantesque migration n’est pas organisée en amont par des recruteurs de l’UE, envoyés sur place pour inciter les jeunes Africains à venir en Europe en leur faisant miroiter un avenir de rêve : travail bien rémunéré (ou rémunération sans travailler), logement moderne, obtention rapide et facile de papiers, acquisition immédiate de tous leurs droits une fois le petit doigt de pied posé sur le sol européen.

Peut-on sérieusement croire que ces réfugiés arrivés du Kenya, du Ghana, du Sénégal, de Côte d’Ivoire, de Gambie, du sud Mali, du Tchad, du Cameroun, du Bénin, du Maghreb, d’Irak et de Syrie, qui prétendent fuir la misère, la guerre, la faim, disposent des milliers de dollars nécessaires pour financer leur voyage ?

 

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Combien de djihadistes de l’Etat islamique débarquent parmi ces migrants, obsédés par le rêve de conquérir Rome, prêts à semer la terreur et la mort sur le sol européen, à l’appel de leur calife ?

Peut-on vraiment croire en leur récit larmoyant, relayé des centaines de fois par les chaînes de télévision et les médias, quand, une fois arrivés en Italie, ils se montrent arrogants, jettent la nourriture qui leur est offerte, exigent des «droits humains» comme l’air conditionné – oui, ne riez pas, l’air conditionné est un droit humain pour les migrants africains même si leurs voisins nés sur place ne l’ont pas – des vêtements à la mode, de l’argent, la wifi, se plaignent de leurs conditions de logement dans leurs hôtels 4 étoiles, des moustiques, de la chaleur, de l’eau trop chaude, de la saleté des chambres ?

Smartphone et Ipad en main, lunettes de soleil, ces envahisseurs manifestent en bloquant la circulation pour être logés dans des hôtels plus luxueux. (Source : Il giornale d’Italia)

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Celui qui fuit réellement la guerre, la misère, la faim et la persécution se montre reconnaissant de l’accueil, et apprécie l’aide qui lui est apportée. La différence d’attitude entre les familles de Chrétiens d’Orient qui arrivent au compte goutte, priorité étant accordée aux musulmans, et celle des migrants africains, le plus souvent jeunes et célibataires, est frappante.

Dès lors, nous sommes en droit de nous demander si derrière le charitable prétexte officiel d’aider ces migrants à la recherche d’une vie meilleure, il ne se cacherait pas une autre réalité : la mise en place d’un plan cynique et effrayant : la submersion démographique de nos pays par des peuples venus d’ailleurs, la mort programmée des Européens de souche, devenus has been, la disparition de notre civilisation judéo-chrétienne, de nos racines, de notre histoire, de notre passé.

 

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Le sinistre projet d’islamisation de l’Occident d’Eurabia, l’application progressive et docile du plan Kalergi, l’un des pères fondateurs de l’UE, le plus discret, mais non le moins dangereux dans sa vision d’un monde nouveau, semblent être à la base de toute la politique européenne pro-islamisation et pro-immigrationniste des dernières décennies.

Les Européens de souche, diabolisés, coincés entre le marteau de l’islamisation et l’enclume de l’immigration, seraient, selon les «élites de la caste supérieure», appelés à disparaître dans une spirale multiculturelle où l’autre est angélisé, voire sanctifié.

Les Européens autochtones sont porteurs d’une civilisation, laquelle résulte d’une évolution millénaire, et le remplacement de cette branche de l’humanité par des immigrants venus d’autres continents conduit à la disparition de cette civilisation.

Or les Européens de souche, selon les Droits de l’homme qu’ils ont inventé, ont le droit de préserver leur existence, leurs spécificités, leur avenir dans une civilisation qui resterait européenne, avec ses propres spécificités.

C’est la diversité des peuples qui est une richesse pour l’Humanité et non son uniformisation, fruit d’une pensée progressiste contredite par toute l’histoire des hommes.

• Pourquoi seuls les pays européens sont-ils sommés de renoncer à leur racine, leur culture, leur histoire ?

• Pourquoi seuls les européens de souche sont-ils invités à se diluer dans un métissage imposé par leurs dirigeants ?

• Pourquoi refuse-t-on aux Européens de souche, et à eux seuls, le droit de continuer à exister dans leurs diversités ?

• Pourquoi seul le continent blanc et chrétien doit-il disparaître dans toute sa belle diversité, être dissous dans un métissage imposé ?

Pourquoi, si ce n’est que les Européens l’acceptent docilement et que les artisans de cette disparition n’ont aucune raison de se calmer.

Croire qu’une société métissée puisse être pacifique est une gravissime erreur, une utopie dangereuse, un rêve chimérique.

Après la monarchie de droit divin, nous voilà dans l’ère du multiculturalisme de droit divin, réservé au seul continent européen.

Sans être insensibles aux tragédies des vrais réfugiés, nous sommes en droit de nous poser des questions, car cet exode sans fin aura inéluctablement des conséquences funestes ; soit le génocide des Européens de souche, dilués dans le chaudron multiculturel se poursuivra dans l’indifférence des peuples, soit ces derniers se réveilleront et prendront leur destin en main.

Le déclic viendra peut-être des pays de l’Est, beaucoup plus réticents à se laisser dissoudre dans le magma de la multiculturalité et à accepter l’islamisation de leurs pays.

Peut-être…?

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STOP A UNE IMMIGRATION INVASION COLONISATION DE LA FRANCE ET DE L'UNION EUROPEENNE ... SINON NOTRE CIVILISATION JUDEO-CHRETIENNE VA DISPARAÎTRE COMPLETEMENT !

... mais surtout "pa-da-malgam" !

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23 mai 2016

VOTE DONALD TRUMP NEW PRESIDENT IN 2016 FOR MAKE AMERICA GREAT AGAIN !

DONALD TRUMP IMPOSSIBLE A ARRÊTER !

 

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Republican presidential candidate Donald Trump speaks during a primary night news conference, Tuesday, May 3, 2016, in New York. (AP Photo/Mary Altaffer)
SOURCE :

Donald Trump impossible à arrêter!

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Cette fois, ça y est! Donald Trump, le milliardaire, n’a plus d’opposant sérieux pour l’investiture du parti républicain. Son rival Ted Cruz jette l’éponge à l’issue de la primaire en Indiana. Il reste le 3e homme, John Kasich, qui n’a aucune chance, mais s’était ligué avec Ted Cruz (et l’appareil du parti républicain) pour tenter d’arrêter Trump.

Trump est sûr d'être le candidat républicain. Avec un bon co-lisitier et sa femme Melania (à droite sur la photo de tête), il peut devenir le prochain président des Etats Unis!
Trump est sûr d’être le candidat républicain. Avec un bon co-lisitier et sa femme Melania comme First Lady (à droite sur la photo de tête), il peut devenir le prochain président des Etats Unis!

Donald Trump a largement remporté, mardi 3 mai, la primaire républicaine organisée dans l’État de l’Indiana où 57 délégués étaient en jeu. Il en a décroché 51. Il lui reste 200 grands électeurs à réunir avant la fin du processus des primaires à droite, et il y a encore nombre d’états où la primaire doit avoir lieu, dont la Californie avec 172 délégués. Il est sûr d’arriver à ses 1.237 noms.

Ted Cruz se montre très mauvais perdant et promet de continuer à varie de l'activisme anti-Trump
Ted Cruz se montre très mauvais perdant et promet de continuer à faire de l’activisme anti-Trump.

Cette nouvelle victoire lui accorde de facto l’investiture du Parti républicain pour l’élection présidentielle du 8 novembre. Il n’a plus d’opposant, même si Cruz se montre très mauvais perdant en continuant à prétendre « jamais Trump » (voir notre autre article).

Ce sera donc le match que l’Amérique attend réellement: Donald Trump contre Hillary Clinton. Et même si pour la plupart des observateurs et les instituts de sondages, Hillary Clinton part favorite, ce n’est vraiment pas gagné d’avance. Elle vient d’ailleurs de se faire battre en Indiana dans la primaire démocrate, encore une fois, même à ce stade des primaires, par Bernie Sanders, le candidat d’extrême gauche!

Autrement dit, même si l’appareil démocrate impose Hillary Clinton, elle n’est pas populaire dans l’électorat démocrate. De plus, elle a dû gauchir nettement son discours, poussée qu’elle était par Bernie Sanders, ce qui déplaît aux Démocrates modérés. Il y aura donc beaucoup d’abstentions du côté républicain où nombre de supporters de Ted Cruz ou d’autres candidats évincés préféreront rester chez eux que de voter pour le flamboyant Donald Trump, mais ce sera la même chose pour Hillary Clinton, chez les Démocrates. Il n’y a même pas d’enthousiasme chez les femmes démocrates pour elle!

Trump doit bien choisir son co-listier. Pourquoi pas le jeune hispanique de Floride, Marco Rubio, qui a fait une courbe rentrante à l’égard de Trump et trouve qu’il s’est « amélioré » récemment? Ce serait un superbe team, avec le pendant hispanique et jeune au WASP (White Anghlo-Saxon and Protestant) représenté par Donald Trump. Si la charmante épouse de Trump entre dans la danse, cela pourrait gommer le côté rugueux du macho impénitent qu’est Donald! Le dream team…

Louis Michel préfère Bernie Sanders, le candidat de la gauche démocrate. Bravo au MR!
Louis Michel (MR) préfère Bernie Sanders, le candidat de l’extrême gauche démocrate. Bravo au MR!

Les voeux de toute la classe politique belge traditionnelle, (y compris l’ensemble du MR !) accompagnent Hillary Clinton ou Bernie Sanders (Louis Michel préfère d’ailleurs l’ultra-gauchiste Bernie Sanders!). Seuls la NVA, le Vlaams Belang et le Parti Populaire ont choisi le camp républicain, alors qu’il représente le vote de la moitié des électeurs américains!

Mischael Modrikamen, le président du PP, avait d’ailleurs mis en ligne une vidéo de soutien à Donald Trump, qui a été vu 1.300.000 fois à ce jour! Comment le MR peut-il prétendre défendre les indépendants, les gens qui travaillent, ceux qui veulent une sécurité exemplaire et refusent l’immigration incontrôlée que nous vivons, en tenant le discours d’Hillary Clinton et de Bernie Sanders!

Le message de Mischael Modrikamen à Donald Trump, a été vu un million trois cent mille fois!
Le message de Mischael Modrikamen (PP) à Donald Trump, a été vu un million trois cent mille fois!

Lors d’un discours prononcé depuis sa « Trump Tower » de Manhattan, le vainqueur de la soirée a célébré une « victoire extraordinaire » et rendu hommage à Ted Cruz, un « adversaire coriace » qui, selon lui, « a un grand avenir » devant lui. Il a également lancé un appel à l’unité du parti pour contrer Hillary Clinton.

L’establishment républicain, qui a tant combattu Donald Trump, a compris la leçon. Le chef du Parti républicain Reince Priebus a ainsi appelé dans un tweet à se rassembler derrière le milliardaire. « Donald Trump sera le probable nominé républicain, nous devons tous nous unir pour battre Hillary Clinton », a-t-il écrit.

L.R.

 

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21 mai 2016

EDITORIAL DU GENERAL MARTINEZ

LE MILITAIRE ET LE POLITIQUE : DEUX VISIONS DIFFÉRENTES DE L’ÉTAT ET DE LA NATION ?

éditorial du Général Martinez

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SOURCE : Publié le 19 mai 2016 par 

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Dans sa livraison du 12 mai 2016, Le Figaro publiait, le jour même de la comparution du Général Christian Piquemal devant le tribunal, un article intitulé « Un autre officier de haut rang menacé de sanctions ». Rappelant l’épisode de la lettre ouverte au Président de la République du 4 mars dernier dans laquelle, avec deux autres Généraux en 2ème section nous étions sortis de notre devoir de réserve pour soutenir le Général Piquemal et nous indigner de la situation à Calais, la journaliste disposant manifestement d’autres informations me concernant m’avait sollicité pour obtenir des informations complémentaires et quelques précisions. Il est vrai que depuis quelques mois certains responsables politiques, toutes tendances confondues, s’agacent de l’intervention jugée intempestive, voire contraire au devoir de réserve, de Généraux habituellement silencieux.

Mais, un Général doit-il fermer sa gueule comme vient de le déclarer récemment d’un ton condescendant et méprisant un candidat aux primaires de droite qui aspire à devenir Président de la République et donc chef des Armées ? Un Général auditionné par les élus de la nation doit-il mentir pour ne froisser personne et finalement se discréditer et manquer à tous ses devoirs ?

Un militaire en retraite – qui, ne l’oublions pas, est également un citoyen – est-il tenu au silence devant un processus engagé depuis la fin de la Guerre Froide et consistant à démanteler l’outil militaire pourtant chargé d’assurer la première des missions régaliennes de l’État, c’est à dire la défense de son territoire, la protection de la nation et de ses intérêts ? C’est bien ce qu’un sénateur a demandé récemment au Chef d’état-major des Armées : faire taire certains militaires en retraite.

Enfin, un Général en 2ème section rompt-il son devoir de réserve parce qu’il dénonce la politique conduite dans la gestion de la crise migratoire notamment à Calais qui conduit nos dirigeants à accepter la présence illégale de milliers de clandestins sur notre sol, bafouant ainsi l’état de droit qui régit pourtant notre démocratie et constitue l’un des piliers censé garantir l’intégrité du territoire ? En quoi le fait de rappeler les conditions dans lesquelles le Général Christian Piquemal a été arrêté à Calais le 6 février dernier serait-il une présentation polémique des faits et constituerait-il une atteinte au devoir de réserve ? C’est effectivement ce qui m’a été reproché officiellement il y a quelques semaines : je suis donc sommé, sous peine de sanctions, de me taire car tenu au devoir de réserve dont je me serais écarté.

Il est vrai que nos élites politiques, qu’elles détiennent les rênes du pouvoir ou qu’elles aspirent à y accéder, ne sont pas habituées à ce que des militaires, et en particulier des Généraux en 2ème section, considèrent, lorsque l’intérêt supérieur du pays et de la nation est en cause comme c’est le cas aujourd’hui, avoir le droit et même le devoir de s’exprimer. Il ne s’agit cependant pas de sédition ou de conspiration de leur part. Cela révèle simplement le niveau atteint par l’incompréhension et le décalage énorme qui s’est instauré entre le militaire et le politique en matière de conception de la gouvernance du pays sur le long terme qui doit viser la sécurité à l’extérieur et la concorde à l’intérieur. Il y a aujourd’hui, incontestablement, un fossé qui s’est creusé et qui sépare l’approche des problèmes du monde, et par voie de conséquence du pays, entre le militaire et le politique dont les logiques et les horizons sont par nature différents. Le premier voit loin et la permanence de la défense du pays et de ses intérêts, la sécurité et la protection de la nation restent un tourment constant qui dépasse le temps présent et s’inscrit dans le temps long. Le second détient le pouvoir après avoir gagné des élections qui consacrent généralement des ambitions personnelles mais l’exerce le plus souvent soumis au cours des événements qu’il ne maîtrise pas toujours et qui le maintient dans une vision qui ne dépasse pas le court terme, voire le moyen terme dans le meilleur des cas, mais qui s’inscrit donc dans le temps court.

Alors, s’agissant de la sécurité à l’extérieur, chacun sait que depuis très longtemps le budget de nos forces armées a servi de variable d’ajustement et il faut reconnaître que depuis la fin de la Guerre Froide la situation n’a fait qu’empirer, la détérioration de nos capacités opérationnelles ayant atteint un niveau critique mettant en danger la vie de nos soldats engagés en opérations. Cette détérioration a d’ailleurs déjà mené à une rupture irréversible des capacités dont la conséquence pour nos forces armées se traduit par un déclassement stratégique extrêmement préjudiciable pour la France et dangereux pour la défense de nos intérêts dans le monde.

Quant à la concorde à l’intérieur, elle dépend essentiellement du niveau de cohérence interne de la société caractérisée par sa culture et donc son identité. Force est de constater que la société française n’est plus aujourd’hui une société apaisée et ne le sera plus avant longtemps en raison de la mutation identitaire qui lui est imposée contre son gré. D’ailleurs, cette question identitaire devra constituer le sujet prioritaire de la campagne des élections présidentielles de 2017, avant même celui de l’économie dont l’état s’aggrave du fait même de cette immigration massive et incontrôlée. Car, après des décennies de laxisme, de manque de vision et de clairvoyance, d’absence de courage et de fidélité aux racines de la France, les élites politiques ont fini par oublier que gouverner c’est prévoir (“pré-voir”). Elles ont ainsi trahi l’âme de la France en favorisant passivement et activement cette immigration de peuplement hostile à notre civilisation et à nos valeurs, immigration qui n’est certainement pas une chance pour la France mais bien un vecteur d’appauvrissement dans de nombreux domaines.

Et alors que le Président de la République a déclaré que nous sommes en guerre et que l’état d’urgence est en vigueur, ces élites – de droite et de gauche – ne sont préoccupées, depuis plusieurs mois déjà, que par la prochaine élection présidentielle qui doit se tenir dans un an. Cela est d’autant plus consternant que la crise migratoire – provoquée par une invasion qui a été planifiée et qui constitue une attaque sans précédent des nations européennes – est loin d’être réglée. En outre, les excès et les dérives d’un communautarisme imposé par un islam conquérant, nullement inquiété par les pouvoirs publics, ne cessent de progresser sur notre sol et conduisent le pays à la catastrophe.

Il en est de même pour l’ensemble de l’Europe et le marché de dupes passé dernièrement par l’Union Européenne avec la Turquie qui a favorisé l’invasion migratoire est suicidaire. Cette perspective est inacceptable. C’est précisément pour témoigner de cette combinaison des périls que le Général Christian Piquemal s’est déplacé à Calais pour dénoncer la passivité incompréhensible des responsables politiques dont les conséquences seront dramatiques pour les citoyens européens et donc pour les Français. Il n’a fait que sonner le tocsin.

Pour ma part, une quarantaine d’années sous l’uniforme au service de mon pays ont forgé mes convictions. Libre jusqu’à présent de toute attache politique, probablement la conséquence de ma “culture militaire” qui m’a astreint et convaincu à ne servir qu’un seul parti, la France, je reste un observateur très attentif aux évolutions du monde et demeure soucieux des intérêts de la France et de son peuple. Mais témoin, comme d’autres, de l’évolution néfaste de notre pays sans que les responsables politiques cherchent à en corriger le cours, je ne peux rester silencieux devant cette France charnelle que j’aime, mais cette France aujourd’hui défigurée et à présent martyrisée par certains de ses fils – mais le sont-ils vraiment ? – animés par une haine viscérale à son égard. C’est ce qui m’a d’ailleurs conduit à publier un essai en début d’année 2013 intitulé précisément « Devoir d’expression d’un citoyen (pas) ordinaire » et qui trouve toute sa justification dans l’actualité présente.

Alors, “invité” à me taire, je considère que face aux agacements manifestés à l’encontre de certains Généraux par des responsables politiques de droite comme de gauche – pourtant responsables de l’état préoccupant dans lequel se trouve la France – face aux pressions ou aux menaces exercées à l’égard des lanceurs d’alerte, le devoir d’expression prime aujourd’hui sur le devoir de réserve compte tenu des menaces de plus en plus précises qui pèsent sur la nation française. Il ne s’agit pas de provocation, de désobéissance ou de rébellion contraires à la culture militaire, mais d’une démarche de salut public ou de salut national, d’une démarche nécessaire consistant à porter, avec d’autres, assistance à notre pays en danger. Mais cette démarche s’exerce, il faut bien le constater, dans un contexte détestable de mépris condescendant de la part de certains, de menaces de la part d’autres à l’égard de Généraux qui lancent l’alerte à juste titre et qui, ce faisant, prennent des risques pour défendre l’intérêt supérieur de la Nation. Il est vrai que comme le disait Chamfort : « En France, on laisse en repos ceux qui mettent le feu et on persécute ceux qui sonnent le tocsin ». Un Général exerce un sacerdoce au service de la Nation quels qu’en soient ses représentants d’ailleurs car il appartient à un système, hors des partis politiques ce qui garantit sa loyauté, et qui assure une continuité historique directement liée à la sécurité et à la protection de son peuple. Et devant la mise en danger de la Nation aujourd’hui, due aux conséquences du laxisme et du manque de clairvoyance de nos responsables politiques depuis longtemps et de leur passivité aujourd’hui devant cette invasion migratoire, un général, tel une sentinelle, sonne l’alarme car il est un lanceur d’alerte. Son expérience, sa culture militaire et son engagement désintéressé lui confèrent une certaine légitimité pour exprimer son appréciation lorsque la sécurité et l’avenir de la Nation sont mis en danger. C’est même son devoir.

Cela dit, ce devoir d’expression remet-il réellement en cause le devoir de réserve ? Certainement pas, car la vraie question qui se pose est celle-ci : pourquoi ce devoir d’expression revendiqué par des Généraux habituellement respectueux d’une éthique qui les pousse à intervenir peu dans le débat public se manifeste-t-il ? C’est la question qui fâche les responsables politiques et en particulier ceux qui nous gouvernent. Pourtant, la réponse est claire : un Général doit, c’est un devoir, briser le silence lorsque tout ce pour quoi il s’est battu toute sa vie est remis en question et que la Nation est mise en danger parce que les responsables politiques ne respectent ni la Constitution, ni les lois de la République dans les décisions qu’ils prennent ou parce qu’ils n’appliquent pas ou ne font pas appliquer la loi. C’est ce reproche qu’ils ne supportent pas parce qu’ils savent pertinemment que juridiquement être hors-la-loi c’est condamnable. Et sur le plan moral comme sur le plan juridique, ce n’est donc pas porter atteinte au devoir de réserve que de s’exprimer pour dénoncer le fait que la loi n’est pas respectée et n’est pas appliquée. C’est tout le sens que prend cette supposée transgression du devoir de réserve avec l’expression de certains Généraux habitués, eux, au respect du règlement et de la loi et qui tirent la sonnette d’alarme car ils sont au service permanent de la Nation aujourd’hui en danger.

C’est la raison pour laquelle ils ne peuvent pas “fermer leur gueule”.

Le 15 mai 2016

Général (2s) Antoine MARTINEZ

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Editions Amalthée – 238 pages – n° ISBN 978 2 310 01314 7 - 19,80 €
site internet : www.editions-amalthee.com

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19 mai 2016

ETAT D'EXCEPTION AVEC ETAT D'URGENCE ( étude de DROIT pour les citoyens français ) par Jean-Claude PAYE

État d’exception avec état d’urgence

08

Alors que le gouvernement autorise certaines manifestations et pas d’autres, il apparaît que l’état d’urgence ne répond pas à une nécessité, mais à une volonté d’imposer un régime autoritaire. L’analyse des textes et de leur application ne laisse aucun doute.

Le 10 mai, le Sénat a voté, à une large majorité, le projet de loi augmentant de deux mois la durée de l’état d’urgence. Au lendemain des attentats de Paris, celui-ci avait déjà été prolongé de trois mois par la loi du 20 novembre 2015 [1]. Depuis, une nouvelle période de trois mois s’est ajoutée et vient à échéance ce 26 mai. Ainsi, le gouvernement a beaucoup de mal de sortir de l’état d’urgence malgré le vote, ce 5 avril 2016 par le Sénat, de la loi de réforme pénale « renforçant la lutte contre le terrorisme et le crime organisé ». Cette législation donne un débouché pénal aux dispositifs légaux d’espionnage des ressortissants français, contenus dans les différentes réformes mettant fin à la vie privée des Français, dont la dernière loi sur le renseignement [2]. Elle inscrit, dans la norme, des mesures liberticides normalement autorisées par l’état d’urgence : espionnage des citoyens et limitation de la liberté d’aller et venir des « retours de Syrie ».

État d’urgence ou État de droit ?

Le projet de loi, prolongeant l’état d’urgence, maintient les mesures existantes concernant les restrictions des libertés publiques et de l’Habeas Corpus des citoyens. Il comprend des « mesures de restriction de la circulation des personnes ou des véhicules », ainsi que « l’interdiction de séjour dans certains lieux ». Il permettra aussi de « maintenir les assignés à résidence qui le sont actuellement » [3].

Cependant, le texte ne contient plus les dispositions concernant les perquisitions administratives, des mesures relevant de la vie privée des Français. Cette mise à jour de l’état d’urgence nous indique que son objet spécifique est bien la restriction des libertés publiques et du droit de disposer de son propre corps. Quant à la limitation des libertés privées, elle résulte d’une inflation de lois « antiterroristes » installant une surveillance généralisée des populations. La France n’a donc pas attendu la promulgation de l’état d’urgence pour s’attaquer aux libertés privées de ses ressortissants. Ces mesures prises depuis une dizaine d’années, l’ont été à chaque fois sans limite temporelle. Il est donc surprenant de voir le Premier ministre Manuel Valls faire référence à un État de droit qui, dans les faits, n’existe plus pour justifier l’état d’urgence. Sa déclaration à la radio publique France Inter : « l’état d’urgence c’est l’État de droit » contraste avec celle d’un policier qui, lors une intervention musclée, dit à la personne traumatisée par l’action policière : « De toute façon, on est en état d’urgence, on fait ce qu’on veut » [4].

La considération de la hiérarchie pourrait nous amener à conclure que le Chef du Gouvernement a raison et que le policier a tort. Pourtant, l’observation du nombre de portes défoncées, de perquisitions, d’arrestations et d’arrêts domiciliaires, sans que les personnes concernées présentent un quelconque caractère de dangerosité, nous indique que la déclaration du policier n’est pas sans fondement.

État d’urgence et maintien de l’ordre

Remarquons d’abord qu’il est paradoxal d’invoquer l’État de droit pour justifier la prorogation de 3 mois d’un état d’urgence qui n’a d’autre objectif que de s’affranchir du principe de séparation des pouvoirs, de liquider le pouvoir judiciaire et de concentrer l’ensemble des prérogatives aux mains de l’Exécutif et de sa police.

Le texte de la loi du 20 décembre, prolongeant l’état d’urgence, s’oppose à ce que préconise la Cour européenne des Droits de l’homme. Cette dernière stipule que toute ingérence dans le droit, veillant au respect des libertés, ne peut se faire que sur la base d’une « loi d’une précision particulière », c’est à dire sur base de règles claires et détaillées. La loi sur l’état d’urgence est tout le contraire. Les articles sont particulièrement flous et laissent une marge d’interprétation quasiment illimitée.

Depuis le début de l’état d’urgence, la plupart des perquisitions administratives ont été conduites, non pas pour des matières touchant au terrorisme, mais pour des affaires relevant du maintient de l’ordre, par exemple, à l’encontre de militants écologistes, ou de droit commun, sans aucun lien avec la lutte contre « le terrorisme de guerre », confirmant ainsi quel la « guerre contre le terrorisme » est avant tout un conflit entre le gouvernement et ses populations.

Des militants écologistes avaient déjà été assignés à domicile, afin de les empêcher de rejoindre la manifestation interdite du 29 novembre 2015. Toujours dans le cadre de l’état d’urgence, les interdictions d’exercer ce droit constitutionnel continuent. Après avoir interdit à des activistes « antifascistes et anticapitalistes » de participer à la manifestation unitaire du 17 mai 2016 contre la loi travail, la préfecture de police de Paris a également décidé d’interdire à un journaliste, titulaire d’une carte de presse, de couvrir la mobilisation [5].

L’interdiction de manifester est cohérente avec la procédure utilisée pour faire passer en force le projet de loi de réforme du code du travail, l’article 49-3 de la Constitution de 1958 permettant, en engageant la responsabilité du gouvernement, de se passer du vote parlementaire.

Rappelons aussi que le premier mois de l’état d’urgence se solde par le bilan de 2 700 perquisitions administratives, de 360 assignations à résidence et de 287 personnes placées à vue [6]. Six mois après les attentats, le bilan se monte à 3 549 perquisitions administratives et près de 400 personnes ont été frappées d’une assignation à résidence [7].

Perquisitions étendues

Les perquisitions de nuit, sans autorisation judiciaire, peuvent avoir lieu s’il existe « des raisons sérieuses de penser que ce lieu est fréquenté par une personne dont le comportement constitue une menace. » Elles remettent en cause l’inviolabilité du domicile et peuvent se dérouler pour des raisons vagues et détachées de tout élément matériel.

Les ordinateurs et les téléphones peuvent être perquisitionnés et les données copiées. Il n’est pas prévu qu’elles soient détruites si elles ne révèlent pas d’infractions et elles peuvent être transférées dans une banque générale de données. La perquisition administrative ne se limite pas à la copie des éléments trouvés sur les appareils, elle permet également la saisie de l’ensemble des éléments et documents « accessibles à partir du système initial ou disponibles pour le système initial. » Elle pourrait concerner les relations de la personne concernée. La perquisition s’inscrit ainsi dans un système global de mise sous contrôle des populations.

Internet, toujours considéré comme l’instrument principal de « radicalisation » et de « provocation au terrorisme », est aussi dans la ligne des autorités françaises. Dans le cadre de l’état d’urgence, le ministre de l’Intérieur peut « prendre toute mesure pour assurer l’interruption de tout service de communication public en ligne », site internet, réseau social « provoquant à la commission d’actes de terrorisme ou en faisant l’apologie ». Cependant, la mesure n’est pas nouvelle, car la possibilité de blocage administratif d’un site existe déjà dans la loi antiterroriste de novembre 2014 [8].

Limitation du droit d’association

La possibilité d’empêcher toute réunion sur la voie publique, pour « raisons de sécurité » durant l’état d’urgence, a déjà permis d’interdire la grande manifestation qui devait se tenir à Paris, le 29 novembre, veille de l’ouverture de la Conférence des Nations unies sur le climat (COP21). L’interdiction des rassemblements inquiète aussi les organisations syndicales, elles font remarquer que : « Ni l’ouverture des centres commerciaux, ni le maintien d’événements sportifs dans des stades accueillant des dizaines de milliers de personnes ne font l’objet de mesures similaires » [9].

Grâce à la notion d’atteinte à l’ordre public, le texte donne une grande marge d’appréciation pour dissoudre les associations ou groupements qui s’opposeraient à la politique gouvernementale, des groupes « qui participent à la commission d’actes portant une atteinte grave à l’ordre public ou dont les activités facilitent cette commission ou y incitent ». La dissolution de ces associations n’est pas limitée par la durée de l’état d’urgence, elle est définitive. Elle était déjà autorisée par le Code de la sécurité intérieure, mais uniquement pour les personnes « qui se livrent à des agissements en vue de provoquer des actes de terrorisme en France ou à l’étranger ».

La possibilité de dissolution est largement étendue par la notion d’atteinte à l’ordre public et pourrait potentiellement concerner tout groupe d’opposition à la politique gouvernementale.

Durcissement du régime des assignations à résidence

La nouvelle loi reprend des dispositions de la loi de 1955 sur l’état d’urgence [10], en permettant d’interdire « la circulation des personnes ou des véhicules » dans des lieux et à des heures fixées, en instituant « des zones de protection » où le séjour est réglementé et à interdire de séjour « toute personne cherchant à entraver l’action des pouvoirs publics ».

Quant aux conditions de l’assignation à résidence décidée sans intervention d’un juge, elles sont durcies. La loi de 1955 s’appliquait à toute personne « dont l’activité s’avère dangereuse », elle s’applique désormais à toute personne « à l’égard de laquelle il existe des raisons sérieuses de penser que son comportement constitue une menace ». La formulation est beaucoup plus large et floue, car les « raisons sérieuses » ne sont pas spécifiées. En passant de « l’activité » au « comportement » et à la « présomption », la nouvelle loi abandonne la matérialité des faits pour se rapprocher d’un délit d’intention. La personne assignée, à qui on a retiré ses papiers, doit se présenter trois fois par jour à la police ou à la gendarmerie. Il lui est interdit d’entrer en contact avec certaines personnes « nommément désignées. » Un bracelet électronique peut lui être imposé, s’il a déjà été condamné pour terrorisme. Les assignations à résidence se fondent en grand partie sur les « notes blanches » des services de renseignement, des documents non signés, non datés et sans en-tête de service.

Le parfum des « lettres de cachet »

Les mesures attentatoires aux libertés privées, contenues dans les différentes lois installant une surveillance des populations, ont immédiatement été prises pour une durée indéterminée. Elles ne relevaient donc pas d’un état d’urgence, mais étaient l’expression d’un changement de régime juridique et politique, de la mise en place progressive d’un régime autoritaire. Il en est de même en ce qui concerne les mesures prises par le gouvernement dans le cadre de l’état d’urgence. Alors que les dispositions justifiées par un état d’urgence, sont normalement limitées dans le temps, presque tous les arrêtés d’assignation à résidence ne mentionnaient aucune durée. Ils sont bâtis sur un modèle, avec le même article premier : « À compter de la notification du présent arrêté, M.… est astreint à résider sur le territoire de la commune de… » [11]. Seules les quelques assignations décidées à l’encontre d’activistes pendant la COP21 comportaient une date de fin. L’assigné à résidence dépend ainsi totalement du bon vouloir et des caprices de l’administration, non seulement en ce qui concerne les motivations (les raisons sérieuses de penser) de la mesure à laquelle il est soumis, mais aussi pour sa durée. Le 28 novembre 2015, le ministre de l’Intérieur, Bernard Cazeneuve, donne chair à ces raisons sérieuses en déclarant : « Nous avons assigné 24 personnes parce qu’elles avaient témoigné d’actes violents par le passé à l’occasion de manifestations et qu’elles avaient exprimé le souhait de ne pas respecter les principes de l’état d’urgence. […] J’assume totalement cette fermeté. » En bref, les raisons sérieuses de penser que les personnes iront manifester justifie les mesure devant les empêcher d’exercer leurs droits politiques et constitutionnels.

L’alibi du juge administratif

Le gouvernement présente le juge administratif, comme gardien de la légalité de la procédure : il lui « appartient de contrôler l’exactitude des motifs donnés par l’administration comme étant ceux de sa décision et de prononcer l’annulation de celle-ci lorsque le motif invoqué repose sur des faits matériellement inexacts » [12]. Le problème est que le juge administratif n’a pas les moyens d’exercer ce contrôle, puisque, généralement, il doit fonder son appréciation sur des notes banches des services de renseignement. Comme le tribunal administratif n’a pas les moyens de juger la pertinence de la mesure, il ne peut que faire respecter les procédures, telle la fixation de la durée. Ce faisant, malgré le caractère limité de leurs interventions, les juges administratifs ont remis en cause l’assignation à résidence pour une période indéterminée.

Saisis en référé par des assignés, quelques juridictions, par exemples celles de Pau et de Dijon, ont obligé l’administration à préciser la durée des assignations à résidence. Les juges administratifs ont constaté que l’arrêté du ministère de l’Intérieur ne comporte « aucune précision formelle, conditionnelle ou implicite quant à son application dans le temps ». Quant au tribunal administratif de Pau, il a souligné qu’« être informé, dès la notification d’une mesure portant restriction de la liberté d’aller et venir, de la durée pendant laquelle cette mesure est susceptible d’être mise en œuvre » [13]. Dans son jugement du 22 décembre le Conseil constitutionnel a été dans le même sens que le tribunal administratif, en rappelant que « le juge administratif est chargé de s’assurer que cette mesure est adaptée, nécessaire et proportionnée à la finalité qu’elle poursuit ». Il a précisé qu’outre la mesure elle-même « sa durée, ses conditions d’application et les obligations complémentaires dont elle peut être assortie doivent être justifiées et proportionnées ».

Les assignations à résidence : une attaque contre l’Habeas Corpus

Malgré son caractère ouvertement liberticide, le Conseil constitutionnel a jugé, le 22 décembre 2015, que le régime d’assignation à résidence, fixé par l’état d’urgence après les attentats du 13 novembre, « est une mesure qui relève de la seule police administrative et qui ne peut donc avoir d’autre but que de préserver l’ordre public et de prévenir les infractions » et que, ainsi, « ces dispositions ne comportent pas de privation de la liberté individuelle au sens de l’article 66 de la Constitution » [14].

La haute juridiction avait été saisie le 11 décembre, à la suite du recours déposé par un des sept militants écologistes, visés préventivement, avant la tenue de la tenue de la COP21 [15]. Le Conseil constitutionnel s’aligne ainsi sur la l’utilisation gouvernementale de l’assignation à résidence pour renforcer le confort de la police, des mesures justifiées par le fait que les forces de l’ordre, en période de lutte contre le terrorisme » auraient autre chose à faire que d’assurer la sécurité des manifestations. Il vaut donc mieux empêcher les individus de manifester.

Le Conseil constitutionnel a estimé que la législation répondait à un motif d’intérêt général et ne contrevenait pas aux droits et libertés garantis par la Constitution [16], notamment au droit de manifester, car l’assignation à résidence ne pouvait être confondue avec un confinement domiciliaire, puisque la personne est assignée pendant une plage horaire qui est limitée à douze heures sur vingt-quatre. Ce que contestaient les avocats des requérants lors de l’audience qui s’est tenue le jeudi 17 décembre 2015. Les militants assignés à résidence étaient en effet tenus de pointer trois fois par jour au commissariat et de rester chez eux de 20 heures à 8 heures. Pour leurs défenseurs, ce régime était clairement destiné à les empêcher d’exercer leur droit de manifester et constituait une mesure privative de liberté. Ils soulignaient que ces décisions d’assignation à résidence avaient été prises sur la seule base de « notes blanches » des services de renseignement, non datées et non signées, faisant état de leur « appartenance à une mouvance radicale » et de leur possible participation aux manifestations prévues contre la COP21.

De l’assignation à résidence au camp de détention

L’assignation à résidence s’applique dans un lieu qui n’est pas forcément le domicile. Le suspect peut y être conduit manu militari. Le projet de loi ouvrait ainsi la porte à la formation de camps. L’enfermement administratif pourrait concerner environ 10 000 individus fichés « S » qui n’ont jamais été condamnées, ni inculpées.

La formation de camps est une volonté du gouvernement qui a envoyé, en ce sens, une demande d’avis au Conseil d’État. Elle portait sur la « constitutionnalité et la compatibilité avec les engagements internationaux » d’un internement administratif, à titre préventif, de personnes fichées [17].

Le juge administratif suprême s’est cependant opposé au désir du gouvernement en répondant qu’une telle mesure pourrait seulement être envisagée pour des personnes ayant déjà fait l’objet d’une condamnation pour des actes de terrorisme [18].

Comme l’avis du Conseil d’État n’est pas contraignant pour le gouvernement, le Conseil constitutionnel a tranché la question. Dans sa décision n° 2015-527 QPC du 22 décembre 2015, relative aux assignations à résidence dans le cadre de l’état d’urgence, le Conseil constitutionnel a stipulé que : « En aucun cas, l’assignation à résidence ne pourra avoir pour effet la création de camps où seraient détenues les personnes mentionnées au premier alinéa » [19]. Il s’agit là du seul point de désaccord avec le gouvernement, puisque le Conseil a déclaré conformes à la Constitution toutes les mesures prises dans le cadre de l’état d’urgence.

Cependant, même si le gouvernement a été contré à la fois par le Conseil d’État et par le Conseil constitutionnel, le camp d’internement pourrait prendre la forme d’un « centre de déradicalisation ». Il pourrait d’abord accueillir des « repentis mis à l’épreuve afin de mesurer leur volonté de réinsertion », puis des jeunes « repérés pour leur radicalisation ».

Une nouvelle étape dans l’installation d’un État policier

Pour instaurer un « régime civil de crise », afin d’agir « contre le terrorisme de guerre » [20], comme l’a déclaré le président François Hollande, le gouvernement veut inscrire l’état d’urgence dans la Constitution. Cependant, si les pouvoirs exceptionnels y sont inscrits, alors ils ne peuvent plus véritablement être considérés comme des pouvoirs d’exception. Ils feront partie du régime mis en place par le texte constitutionnel. On doit parler d’un changement de régime politique, le passage d’un régime démocratique à un état d’exception permanent, un oxymore servant de cache sexe à un État policier.

Finalement, François Hollande a renoncé provisoirement à constitutionnaliser l’état d’urgence, suite à l’impossibilité de mettre d’accord les parlementaires sur la procédure de retrait de la nationalité aux Français condamnés pour terrorisme. Cette volonté gouvernementale d’opérer un changement de régime politique est confirmée par un projet, aujourd’hui abandonné, de régler la « sortie » de l’état d’urgence en prolongeant les pouvoirs de la police et du parquet pendant une période indéterminée, pendant laquelle les pouvoirs d’exception, selon l’évolution de la situation seraient progressivement abandonnés, selon la propre évaluation de l’Exécutif. Le second projet gouvernemental a abouti à la loi sur la procédure pénale « renforçant la lutte contre le terrorisme et le crime organisé ». Cependant, le gouvernement pensait aller encore plus loin en créant un délit « d’obstruction à la perquisition ». Il s’agissait bien d’indiquer aux citoyens qu’ils n’ont aucun droit face à la police. En outre, il était aussi envisagé que les policiers pourraient saisir tout objet ou document sans en référer au procureur [21]. La police aurait été libérée du dernier élément du contrôle judiciaire, celui du procureur, d’un magistrat pourtant directement soumis au pouvoir exécutif.

[2] Jean-Claude Paye, « Loi française sur le Renseignement : société de surveillance ou société surmoïque ? », Réseau Voltaire, 28 novembre 2015.

[3] « Etat d’urgence : le gouvernement propose une prolongation sans perquisitions administratives », La Libre Belgique avec AFP, 4 mai 2016.

[4] Laurent Borredon, « Etat d’urgence : « Le serrurier nous l’a bien dit : ‘En ce moment, on n’arrête pas !’ », Le Monde.fr Blog, 9 décembre 2015.

[5] Pierre Alonso et Alexandre Léchenet, « Etat d’urgence : un journaliste également interdit de couvrir la manif contre la loi travail », Libération.fr, 15 mai 2016.

[6] Juliette Deborde et Frantz Durupt, « L’état d’urgence, un mois après », Libération, 14 décembre 2015.

[7] « Etat d’urgence : le bilan après six mois », Itele.fr, 24 avril 2016.

[8] « Loi n° 2014-1353 du 13 novembre 2014 renforçant les dispositions relatives à la lutte contre le terrorisme », Journal officiel n° 263 du 14 novembre 2014.

[9] Sylvain Mouillard , Lilian Alemagna et Amaelle Guiton, « Les sept mesures sécuritaires qui interpellent », Libération, 19 novembre 2015.

[10] « Loi n° 55-385 du 3 avril 1955 relative à l’état d’urgence, Version consolidée au 10 mai 2016 », Légifrance.

[11] Jean-Baptiste Jacquin, « Etat d’urgence : le réveil des tribunaux administratifs », Le Monde, 1er janvier 2016.

[12] Jean-Baptiste Jacquin, « Etat d’urgence : les assignations à résidence devant le Conseil constitutionnel », Le Monde.fr, 17 décembre 2015.

[13] Jean-Baptiste Jacquin, « Etat d’urgence : le réveil des tribunaux administratifs », Op. Cit.

[14] Conseil Constitutionnel, « Décision n° 2015-527 QPC du 22 décembre 2015 ».

[15] Patrick Roger, « Le Conseil constitutionnel conforte les assignations à résidence », Le Monde.fr, 22 décembre 2015.

[16] Conseil constitutionnel, « Décision n° 2015-527 QPC du 22 décembre 2015« , Op. Cit.

[17] « Pour prévenir la commission d’actions violentes de la part de personnes radicalisées, présentant des indices de dangerosité et connues comme telles par les services de police, sans pour autant avoir déjà fait l’objet d’une condamnation pour des faits de terrorisme, la loi peut-elle autoriser une privation de liberté des intéressés à titre préventif et prévoir leur rétention dans des centres prévus à cet effet ? », in Robin Panfili, « Le gouvernement saisit le Conseil d’État sur la mise en place de centres d’internement préventif », Slate.fr, 9 décembre 2015.

[18] « Mesures de prévention du risque de terrorisme », Avis consultatif, Conseil d’État, 23 décembre 2015.

[19] Conseil Constitutionnel, « Décision n° 2015-527 QPC du 22 décembre 2015 ».

[20] « Etat d’urgence : ce que prévoit le projet de réforme constitutionnelle de Hollande », FranceTVinfo.fr, 3 décembre 2015.

[21] Sylvain Rolland, « Sécurité : l’inquiétante dérive vers la surveillance de masse », La Tribune.fr, 04 décembre 2015.

source: http://www.voltairenet.org/article191815.html

 

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18 mai 2016

C' EST INCROYABLE MAIS VRAI : L'UNESCO ADOPTE UNE RESOLUTION REMETTANT EN CAUSE L'EXISTENCE DE JESUS. CHRETIENS REVEILLEZ-VOUS !

A la demande des pays Arabes et du vote de la France, l’UNESCO a adopté une résolution remettant en cause l’existence de Jésus. Chrétiens réveillez vous !
 
       

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Imposture et infamie !
Les politiques français athées et anticléricaux se couchent devant les arabes et renient nos racines judéo-chrétiennes. Honte â eux.
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A la demande des pays Arabes et du vote de la France, l’UNESCO a adopté une résolution remettant en cause l’existence de Jésus. Chrétiens réveillez vous !

22 Avril 2016

Il ne s’agit pas d’un canular : L’UNESCO, sur proposition des pays arabes, a voté une résolution négationniste, remettant en cause l’existence même de Jésus, voire du Christianisme, le 18 avril 2016.

Avec l’Espagne, la Slovénie, la Suède et la Russie, la France a voté favorablement cette résolution.

Cette résolution proposée par plusieurs pays arabes, efface purement et simplement tout «lien entre les juifs, le Mur occidental et le Mont du Temple à Jérusalem ».

Ce révisionnisme musulman vise non seulement à la négation pure et simple du Judaïsme en Terre Sainte, mais aussi à l’existence même du Christianisme et de Jésus Christ.

En effet, si le Monde accepte qu’il n’y ait aucun lien entre les Juifs et Jérusalem, entre les Juifs et le Mont du Temple, alors Jésus ne serait plus qu’une légende inventée.

Selon le Nouveau Testament, Jésus était Juif et c’est à Jérusalem qu’il se rendit pour prier au Temple. 

Dès les évangiles de Matthieu et de Luc, nous sommes transportés à Jérusalem où sont relatées les dernières années du règne d’Hérode le Grand. Nazareth, Bethléem et, bien sûr, Jérusalem.


La capitale de David est le lieu de plusieurs épisodes des évangiles de l’enfance :
- La vision de Zacharie dans le Temple (Lc 1,5-23),
- La venue des Mages auprès d’Hérode (Mt 2,1-12)
- La présentation de Jésus au Temple à 40 jours (Lc 2,22-38).
- Douze ans plus tard, c’est la rencontre du jeune Jésus avec les docteurs de la Loi (Lc 2,41-52).

Jésus lance en public, dans le Temple, les paroles prophétiques qui annoncent la chute de la ville et la destruction du Temple.

 

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Le Temple est le cœur du peuple Juif : le grand lieu de la prière, des sacrifices et des grandes fêtes liturgiques. Les disciples s’extasient devant son architecture imposante : “ Maître, regarde : quelles pierres, quelles constructions ! ” (Mc 13,1).

Luc, “ Jésus passait le jour dans le Temple à enseigner et il sortait passer la nuit sur le mont des Oliviers ” (Lc 21,37).

Quand Jésus monte à Jérusalem, c’est pour se rendre au Temple, l’un des lieux importants de l’évangile. Jean mentionne des montées de Jésus pour les fêtes de Pâque (2,13; 11,55), des Tentes (7,2), de la Dédicace (Hanoukka : 10,22) et pour une fête Indéterminée (5,1). Jésus va prier au Temple.

 

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L’importance de Jérusalem, ville juive, et du Temple Juif sont au centre des évangiles.

Il est donc pour le moins étrange qu’aucune autorité religieuse Chrétienne ne se soit élevée contre cette résolution révisionniste qui remet en cause tous les fondements du Christianisme et du Judaïsme.

Cette résolution s’inscrit dans la volonté de l’Islam et du monde Arabe de s’imposer, en effaçant progressivement toute trace du Judaïsme et du Christianisme en Terre Sainte.

 Déjà le 21 octobre 2015, l’Unesco avait classé le Caveau des patriarches et la Tombe de Rachel, deux lieux saints juifs en Israël, comme des sites musulmans de l’État palestinien !!

Les pays arabes ont même accusé Israël de fabriquer de fausses tombes juives à Jérusalem !

Ce sont les fondements de la civilisation Judéo-Chrétienne qui sont remis en cause, avec la complicité de la diplomatie française. 

Cette résolution infâme, soutenue par la France, devrait soulever l’indignation de l’Eglise et des Chrétiens qui jusque là restent bien silencieux.

Une fois de plus, seuls les Juifs dénoncent cette manipulation de l’histoire opérée par le monde arabe…

Le Dr. Françis Weill écrivant au Préfet du Doubs, suite au vote de cette résolution résume bien les faits :

« Ce vote est insensé : le Temple juif de Jérusalem, dont ce mur est un vestige, a été édifié environ mille ans avant notre ère. Le mur a été bâti au plus tard au -1er siècle par Hérode le Grand. 

L’islam est apparu en l’an 622 de notre ère : sept siècles plus tard.


Cette résolution est donc scientifiquement stupide et moralement malveillante.
Elle reprend une thèse négationniste constante de l’islam, qui, pour de raisons de politique actuelle, nie toute présence juive (et donc primo-chrétienne) antique en Israël.  


Il y a vingt ans déjà j’ai entendu personnellement le grand mufti de Jérusalem exprimer cette position : pour lui, le Mur est le mur de soutènement de sa mosquée. 

Ainsi, même si la Science a prouvé qu’un objet est noir, il suffit que l’islam désire qu’il soit qualifié de blanc pour que le gouvernement français accepte de se plier à sa volonté. A cet égard la plasticité de notre gouvernement n’est pas sans rappeler celle qu’affichait le gouvernement de Vichy face aux thèses totalitaires de l’époque.


Ce faisant, nos gouvernants ont installé tous les Français dans un statut de dhimmis.
Ce fait est lourd de danger pour l’avenir. Ce vote n‘est pas seulement insensé ; il est indigne.

Nos forces de défense se battent contre l’islamisme conquérant. Et voilà qu’à l’Unesco notre pays a concédé à l' Etat islamique une immense victoire culturelle.

Notre gouvernement a toujours proclamé sa détermination à lutter contre l’antisémitisme ; mais en l’occurrence il a  apporté, sur la scène internationale, son soutien à un certain antisémitisme. »

Les Chrétiens doivent absolument dénoncer cette manipulation de l’Histoire qui remet en cause l’existence même du Christ.

Chrétiens réveillez vous ! Diffusez ce message.

SOURCE : © Christian De Lablatinière pour Europe Israël News

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LE MUR DES LAMENTATIONS A JERUSALEM EN ISRAËL 

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TOUT VA TRES BIEN MADAME LA MARQUISE !

TOUT VA TRÈS BIEN, MADAME LA MARQUISE !

 

Editorial de l'Imprécateur 

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« La presse européenne commente les accusations de harcèlement sexuel qui ont contraint Denis Baupin à démissionner de son poste de vice-président de l’Assemblée nationale.
Et constate que rien ne change dans les mœurs politiques françaises
 » (Courrier International, 11 mai).

Dans le milieu politique français « c’est la loi du silence qui prévaut » (Le Temps, Suisse)

La Repubblica et La Stampa (Italie) critiquent le machisme de certains dirigeants politiques commettant des agressons sexuelles et convaincus de pouvoir compter sur une certaine impunité, « De la même façon, à l’époque de l’arrestation de Strauss-Kahn à New York, on avait découvert l’omerta qui avait entouré ses comportements« .

El Pais (Espagne) voit dans le scandale Baupin le signe qu’EELV « allié traditionnel des socialistes » est « un parti en voie d’extinction« .

Le Temps laisse la conclusion à l’assistante parlementaire d’un député socialiste : « Il faut comprendre qu’en France, briser cette loi du silence, c’est renvoyer les femmes engagées en politique à une condition qu’elles se battent pour faire changer. Car si quelques-unes osent parler, combien n’osent toujours pas le faire ? »

Surprenant tout de même quand on a compris qu’en France, « ça va mieux », comme le dit le président sortant.

Soit, les affaires de cul des candidats à la présidentielle, du président lui-même, des ministres et des élus en général on toujours fait les affaires de la presse française qui avoue souvent « on savait mais on ne disait rien », jusqu’au jour où quelqu’un balance (un « lanceur d’alerte » dans le jargon bobo) et ouvre les vannes de la délation (ou « transparence » dans le vocabulaire médiatique). Il faut savoir que la presse française  est encore plus discrète sur les affaires de fesses concernant des élues, ministres, députées ou maires.

Et elle est carrément réticente quand il s’agit d’affaires d’argent et de condamnations en justice, excepté s’il s’agit d’élus classés à droite et que le donneur d’ordres élyséen veut abattre, comme Sarkozy ou Marine Le Pen. Pourtant la France est classée par Transparency International au 27ème rang des pays corrompus, entre les Emirats Arabes Unis et le Qatar, juste avant le moins pourri des pays africains, le Bostwana, loin derrière les Etats-Unis, le Luxembourg, la Suisse, la Nouvelle-Zélande et le Danemark. Voyez, la corruption politique ça va mieux aussi.

Repris de jiustice

Sur cette photo officielle du 1er gouvernement Hollande (celui de son vieux copain Jean-Marc Ayrault), sont signalés d’une croix les ministres ayant eu au moins une condamnation de justice et d’un point rouge ceux dont les enfants ont eu affaire à un juge. Au moins deux de ceux qui n’ont pas de croix ont des dossiers en cours. Quant au président, il est protégé par son statut, mais un soupçon de sous-évaluation fiscale de son patrimoine pourrait le rattraper quand il aura quitté la présidence. Il y avait moins de repris de justice dans les gouvernements précédents, donc tout va mieux.

La France est classée au 45ème rang en matière de liberté de la presse, ce qui en dit long sur la qualité des libertés en France. Nous avons un gouvernement en pleine dérive autoritaire et liberticide qui développe une forme de paranoïa contre l’exercice légitime du journalisme et plus généralement de l’information, surtout quand elle vient d’internet. De son point de vue socialiste, donc tendant progressivement vers la dictature du prolétariat type années 80 à l’Est, c’est justifié. Comment le peuple pourrait-il croire à une propagande affirmant que tout va globalement mieux en France quand ce peuple se détourne de plus en plus de la presse gouvernementale et de l’information télévisée parce qu’il a compris qu’elles mentent et trouve ailleurs une information plus conforme à ce qu’il constate de ses propres yeux tous les jours ?

Le président sortant affirme que tout va mieux, mais quoi ? Quelques indices paraît-il prometteurs ! Deux ou trois signaux passés du rouge à l’orange clignotant.

Une légère amélioration de l’emploi en mars ? Après 38 000 chômeurs supplémentaires en février et l’éradication de plusieurs milliers d’entre eux des comptes de Pôle Emploi sous des prétextes divers. Ces chômeurs radiés n’en restent pas moins sans emploi, mars ne pouvait être que meilleur, c’est ainsi que tout va mieux.

4 ans

Quoi en réalité ? Un légère diminution des dépenses de l’Etat, environ 10 % de ce qui serait nécessaire pour avoir un impact positif sur les comptes publics. La dette nationale continue d’augmenter et le déficit, environ 80 milliards prévus, continue à se creuser. Taubira puis Urvoas ont relâché tous les criminels possibles et imaginables. La Justice est clairement mise au service du pouvoir politique comme s’en plaignent les cadres supérieurs de la magistrature. Les retraites de nos vieux déjà sérieusement ponctionnées depuis 2012 vont encore subir une baisse de 2,8 % en juin 2016 par une nouvelle hausse de la CSG qui ne sera pas déductible et entrainera donc une hausse de leur Impôt sur le Revenu. Les jeunes partent à l’étranger et 30 % d’entre ceux qui n’ont pas su ou pas pu partir le souhaitent. Le nombre des fonctionnaires a augmenté alors qu’il y en a déjà près d’un million en surnombre dans des comités Théodule, des services administratifs inactifs qui fonctionnent en rond, des cabinets ministériels inutilement pléthoriques. Le déficit budgétaire n’est toujours pas à 3 %, chiffre établi et justifiable quand les taux d’intérêts des banques centrales étaient de cet ordre, mais qui devrait être de l’ordre de 1 % aujourd’hui et on en est très loin. Les prévisions budgétaires semblent une fois de plus fondées sur des hypothèses de taux de croissance exagérément optimistes. Bercy campe encore sur 1,5 %, Bruxelles dit 1,3 % et le FMI est encore plus pessimiste. Or, vu la tendance observée partout et les précédents de 2015 et 2014, on pourrait bien finir l’année à 1 % tout rond.


Mais tout va mieux !

De plus, les économistes non gouvernementaux et ceux de Bruxelles s’attendent à un budget 2016 où l’on aura décalé dans le temps certaines dépenses, comptabilisé par anticipation des recettes, passé en recettes des cessions d’actifs, etc. Il faudra, hélas, attendre le rapport de la Cour des Comptes fin février 2017 pour en savoir plus. De la part d’un président de la République qui, lors de la campagne de 2012, a eu l’audace de déclarer un patrimoine personnel – hors biens immobiliers – négatif, il faut s’attendre à tout. Un tout qui va mieux, cela va de soi !

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130 m2 et 1 500 m2 de parc arboré pour 800 000 €, à Mougins dans le quartier huppé, si vous en avez les moyens, achetez.

Il y a pire, ce président « normal » va laisser une France et des Français dans un désarroi et une faillite sociale, identitaire, économique jamais vus.

Nicolas Sarkozy n’avait pas été formidable, mais il avait la carrure d’un président et avait tenu bon malgré la déception qu’il avait produite en gérant mal les premiers mois de son quinquennat. Aujourd’hui, c’est carrément la déchéance, et la méthode Coué du « tout va bien madame la marquise » n’y changera rien.
Mais pourquoi ne croirait-il pas que tout va bien puisque tout va mieux ?

Le pire, c’est aussi quand l’Observatoire national de la politique de la Ville (ONPV) remet à Patrick Kanner, ministre de la Ville, qui l’a créé, un rapport constatant que les milliards d’euros consacrés à la politique de la ville n’ont rien changé à la situation des villes et des quartiers concernés. Au contraire, dit le rapport, il semblerait que la situation se soit dégradée fortement. Certains ensembles urbains sont des zones de non-droit et même, plus précisément, des Molenbeek en attente de leurs Abdelslam. Kanner les chiffre à une centaine et se fait traiter de « menteur » par le centriste Lagarde. Ce dernier trouve qu’il exagère puisque tout va mieux.

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En réalité il y a en France plus de six cents « zones sensibles » dans le jargon administratif, de Roubaix au Mirail et aux quartiers nord de Marseille, en passant par Nantes, Toulouse et même Nice où plus de 400 policiers et gendarmes ont été blessés récemment par des attaques de voyous du type Nuit debout (311 militaires hospitalisés pour deux jours et plus, 116 blessés légers ressortis de l’hôpital le jour même), on imagine la violence des combats et le nombre des assaillants des gendarmes, très minimisés par la presse, mais tout va mieux puisque nous ne sommes pas encore en guerre civile ouverte (quoique !), seulement en proto-guerre civile.
Nous sommes soulagés, ça va mieux.

Les Français « dits de souche« , comme dit le président, fuient les quartiers populaires. Personne n’entretient les immeubles qui se dégradent malgré les rénovations payées par les impôts des Français qui travaillent. Les parties communes sont taguées à la bombe aérosol, les jardins sont vandalisés, les parkings, les halls et les escaliers occupés par les bandes qui se livrent ouvertement à tous les trafics. Les femmes, souvent enceintes, et les vieux sont obligés de monter chez eux par les escaliers puisque les ascenseurs sont en panne. Cela leur fait faire un peu de sport, mais n’est-ce pas mieux pour leur santé ? Le président sortant vous le demande.

La guerre annoncée contre l’islamisme est perdue d’avance faute d’être  menée par des professionnels auxquels le président et le gouvernement ont préféré des idéologues gauchistes déjà soumis à l’islam. L’Etat moral annoncé par le président en 2012 a disparu, transformant les valeurs de la République en mots creux dont se foutent éperdument les jeunes musulmans extrémistes qui peuplent les banlieues. Jamais le président et le gouvernement ne se sont posés sérieusement la question de savoir comment débarrasser la France, mais aussi l’Europe, de l’islamisme.
Mais puisque l’islamisme est l’avenir de l’Europe, c’est mieux ainsi.

Pourtant la stratégie islamiste est connue : agresser des Français avec violence au nom de l’islam pour obtenir une réaction hostile et si possible haineuse, celle-ci provoque un repli communautaire exploité par des professionnels musulmans de la subversion, qui recrutent des djihadistes parmi les jeunes et prêchent une identification des autres musulmans à leur projet mortifère. Ainsi, depuis 2012 le gouvernement envoie lentement mais sûrement 5 millions de Français musulmans dans les bras des djihadistes de l’islam radical.

Aujourd’hui, l’ennemi de la France n’est pas la Russie, mais l’islamisme, hélas, ce n’est pas ce que l’on enseigne à l’ENA. L’islamisme a programmé notre destruction pour mieux nous conquérir, mais notre soi-disant « élite », dont une grande partie en est consciente, n’ose pas en parler ni prendre les mesures qui s’imposeraient par réflexe idéologique, mais aussi par peur d’être accusée d’amalgame et d’islamophobie. Peur aussi, face à l’emprise croissante de l’islamisme le plus radical. Ils ont peur les énarques ? Tant mieux, ils ne freineront pas la progression islamiste souhaitée pour la France par le gouvernement, tout va donc mieux.

Après des années d’aveuglement socialiste, il a fallu le 13 novembre (Bataclan) pour que quelques yeux s’ouvrent et que des maires socialistes se demandent s’ils ont bien fait de transformer à coups de subventions des petits trafiquants de drogue en vizirs de quartiers à la solde de l’imam salafiste de la mosquée payée en douce par la ville. Qu’ils se demandent aussi si leur ville n’est pas plus proche de Raqqa, la capitale de l’EI, que de Lille pourtant déjà bien islamisée.
Mais le naturel est revenu au galop : plutôt l’islamisme pourvu qu’ils conservent leur poste et leurs gros revenus.
Houellebecq a raison, c’est l’élite française qui est déjà soumise à l’islam, si révolte il y a, elle viendra du peuple français qui, lui, en souffre. Il souffre mais ne se révolte pas encore, donc le président à raison, tout va mieux.

Tout va mieux ? Un conte maladroit et poussif auquel personne ne croit, sauf lui.

L’Imprécateur

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13 mai 2016

REUNION DU GROUPE FRONT NATIONAL EN PACA LE VENDREDI 13 MAI 2016

AUJOURD'HUI REUNION DU CONSEIL REGIONAL PACA A MARSEILLE AVEC LE GROUPE FRONT NATIONAL 

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Groupe Front National - Région PACA

20 h · 

Les conseillers régionaux du Groupe Front National - Région PACA, se sont symboliquement rassemblés cette après-midi devant l'hémicycle. Ils protestaient contre la première réunion de l'assemblée régionale parallèle. À travers cette initiative Christian Estrosi contourne la légitimité démocratique des élus FN et impose ses complices de gauche dans l’hémicycle.

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Groupe Front National - Région PACA

23 h · 

Les Vice-Président du groupe Front National à la Région PACA Olivier Bettati et Philippe Liottaux et le porte parole du groupe Franck Allisio en conférence de presse pour dénoncer la réunion aujourd'hui de l'assemblée parallèle et illégitime d'Estrosi. 


Preuve du malaise autour de ce joyeux rassemblement : l'embargo quasi-total sur sa première réunion. Et le fait que les conseillers régionaux, pourtant censés être les premiers avertis des affaires de la région, ne devaient semble-t-il avoir aucune information sur le sujet. Ce contournement du suffrage universel ne nous étonne hélas pas de la part de Christian ESTROSI, qui préfère sans doute déplacer les débats prévus de notre assemblée vers des courants moins bruyants que le groupe d'opposition constructif que constitue le Front National en Région PACA.

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DONALD TRUMP PRESIDENTIAL CAMPAIGN 2016

La gifle démocratique des Américains à l’empire médiatique

 

Source : Marianne, Stéphane Trano, 05-05-2016

 

 

 

Bonjour,

Je vous souhaite tout d’abord une bonne année 2016, pour vous et vos proches.

En ces temps troublés, nous poursuivrons cette année nos réflexions et la diffusion d’analyses variées de la situation, pour attaquer le mal à la racine…

Et ce modestement, nous n’avons prétention à détenir aucune vérité  (nous la cherchons avec vous) ni à vous convaincre de quoi que ce soit. Nous souhaitons simplement élargir le périmètre de vos informations pour que vous puissiez vous-mêmes vous faire votre propre opinion, ce qui est la base de la citoyenneté. Lisez-donc aussi d’autres sites aux regards différents…

Nous retomberons cependant souvent sur ce principe chomskiste, à méditer :

« Je suis citoyen des États-Unis et j’ai une part de responsabilité dans ce que fait mon pays. J’aimerais le voir agir selon des critères moraux respectablesCela n’a pas grande valeur morale de critiquer les crimes de quelqu’un d’autre – même s’il est nécessaire de le faire, et de dire la vérité. Je n’ai aucune influence sur la politique du Soudan, mais j’en ai, jusqu’à un certain point, sur la politique des États-Unis » [Noam Chomsky, The Guardian, 20 janvier 2001]

Olivier Berruyer

  

Donald Trump et Bernie Sanders ne sont populistes et dangereux qu’aux yeux de journalistes et d’analystes qui se veulent gardiens de la morale et se répètent les uns les autres et qui sont eux-mêmes les acteurs de l’effondrement du politique.

Donald Trump est désormais le seul candidat républicain en lice.

Donald Trump est désormais le seul candidat républicain en lice.

La plupart des médias y ont cru jusqu’où bout, mais ce mardi 3 mai 2016 ont fait voler en éclat leurs arguties. En éliminant ses concurrents dans la féroce compétition pour la nomination républicaine, à travers une victoire écrasante dans l’état de l’Indiana, Donald Trump s’est imposé à l’élection présidentielle. Bernie Sanders, quant à lui, a mis en échec Hillary Clinton, une victoire qui n’entame guère les probabilités que l’ancienne secrétaire d’état porte les couleurs démocrates le 8 novembre, mais dont les conséquences seront sensibles sur la suite des événements. Les deux candidats qui s’opposent au système washingtonien et qui n’ont cessé d’être caricaturés par le journalisme corporatiste sont portés par la force la plus consternantes pour les élites : le peuple lui-même. Les électeurs ont opposé une fin de non-recevoir à la mission civilisatrice des partisans d’une démocratie autoritaire et bien-pensante.

Rejet du “politiquement correct”

En dépassant la barre des dix millions d’électeurs alors que neuf primaires restent à venir avant la convention nationale républicaine, qui se tiendra à Cleveland en Juillet, Donald Trump a d’ores et déjà mobilisé plus d’électeurs que durant toute la campagne de son prédécesseur, Mitt Romney. Le terme de populiste est le plus impropre qui puisse être employé par les nombreux détracteurs de l’homme d’affaires américain. Avec différents taux de réussite, Trump a néanmoins entrainé dans son sillage toutes les catégories de population, des mineurs du Midwest aux diplômés du Nord-Est, des afro-américains de Brooklyn aux Hispaniques du Sud, des femmes New Yorkaises aux militants LGBTQ, des plus jeunes aux plus âgés, ainsi que de nombreux indépendants et jusqu’à cent mille démocrates. Leur point commun : un rejet du « politiquement correct », une volonté de déblocage des institutions paralysées depuis près de huit années, un constat d’échec de la politique extérieure menée par Barack Obama, une méfiance profonde à l’encontre d’Hillary Clinton, et de manière plus générale, une exaspération face aux annonces apocalyptiques torrentielles engendrées par une intense campagne médiatique.

Les plus fervents supporters de Donald Trump ne croient pas un instant qu’il souscrive lui-même à ses déclarations les plus outrancières.

Ils ont mesuré avec une acuité très inhabituelle le sens de cette tactique qui a progressivement désarmé ses pires adversaires. Ses plus féroces adversaires ? Les partisans de la foi évangélique, du programme moyenâgeux de Ted Cruz – totalement ignoré par la plupart des médias malgré sa dangerosité – et des centristes soutenant le gouverneur de l’Ohio, John Kasich, qui ne diffère que très peu de son adversaire directe, Hillary Clinton. Mais il a fallu que Cruz et Kasich jettent l’éponge, au terme d’une hystérie anti-Trump, pour que les premières failles apparaissent – très momentanément – dans le mur médiatique compact des analystes politiques et des perroquets correspondants répétant à l’identique le contenu des agences de presse.

Ainsi, l’éditorialiste du Washington Post Ruth Marcus a-t-elle publié, dans la soirée, un article estimant qu’après cette journée peu ordinaire, « les démocrates, les républicains et les médias doivent faire un sérieux examen de conscience. » La journaliste estime malgré tout que « l’explication purement commerciale pour ce manquement serait que les médias, la télévision en particulier, ne voulaient pas tuer la poule aux œufs d’or de l’audience. C’est trop simpliste – et trop sinistre » et que les journalistes ont fait leur travail en exposant les outrances de Donald Trump. Mais le malaise est perceptible et prémonitoire de la prochaine vague médiatique qui s’abattra sur Trump dans son combat face à Hillary Clinton.

Sanders, boussole d’une jeunesse désemparée et contestataire

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Reste le cas Sanders, qui fait étrangement écho à celui de Trump.

Le vieux fou socialiste révolutionnaire était dès son irruption dans la campagne tout ce que l’establishment déteste : il est devenu la boussole d’une jeunesse désemparée et contestataire, qui a déverrouillé les lourdes portes du parti démocrate, plombées par des années d’Obamania aveugle et par l’aristocratie clintonienne. L’Amérique avance, sûre d’elle dans sa capacité à se renouveler et à défier l’ordre établi. Elle continue d’opposer son vote aux incantations moralisatrices et à appeler un chat un chat. Traitée de puritaine et intolérante, elle a offert, du côté républicain, un candidat noir, avec Ben Carson et deux candidats d’origine cubaine, avec Marco Rubio et Ted Cruz. Traitée d’interventionniste et de dominatrice, elle a porté loin dans la course un socialiste prônant l’égalité et la mise à contribution des pouvoirs financiers. Enferrée dans l’idéologie antirusse et pro-asiatique menée par Barack Obama, elle lui oppose un Trump pragmatique qui dénonce les guerres de ses prédécesseurs comme les plus grandes catastrophes de l’Histoire américaine.

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Passés à l’heure de la prise de parole populaire, les Américains viennent d’infliger une claque magistrale au journalisme intellectuel qui pour sa part, a démontré son incapacité corporatiste à penser son époque en dehors de ses réflexes habituels et de l’auto-contemplation.

Source : Marianne, Stéphane Trano, 05-05-2016

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APOCALYPSE TRUMP OU LA

PHOBIE DE LA DEMOCRATIE

 

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Féroce, le médiatiquement correct est pire que le politiquement correct. Il prend pour cible des candidats et fait fi du choix des électeurs. Un état d’esprit qui ne peut qu’entretenir le rejet, de plus en plus fréquent et soutenu, de ceux pour lesquels le mot démocratie a un sens.

De la Nouvelle Angleterre au Nebraska, de la Floride à l’Orégon, il y aurait donc là, dehors et à ce jour, une douzaine de millions d’électeurs enragés, comparables à ceux qui portèrent démocratiquement au pouvoir un homme semblable à leur candidat, en Allemagne au siècle dernier.

Il y aurait, également, quelques idéologues qui répandent, à travers les médias, des idées pestilentielles et moyenâgeuses. Pire encore: il en aurait une autre dizaine de millions, lancés derrière un vieux sénateur hystérique, déterminé à abattre les élites et les ors de la république. Une tragédie. Une réplique du pacte germano-soviétique. Le retour de Ribbentrop et Molotov et, bientôt, si la raison ne l’emporte pas, la guerre, la terreur et le sang.

Ces gens aveugles, en colère ou méchants, n’entendent pas les appels des gardiens de la paix, qui défendent des valeurs au nom desquelles des générations ont combattu et luttent contre le cancer du populisme, qui menace de gagner tous les continents.

La plus grande menace, cette fois, se lève à l’Ouest, dans un pays déjà à l’origine de tous les maux du monde. Voilà, où nous en sommes.

A rire ou à pleurer ?

Amis fascistes, collaborateurs, décérébrés et toxiques, irresponsables et ennemis de l’humanité, racistes et misogynes, misanthropes et néo-nazis, nostalgiques et vicieux, et vous autres, anticapitalistes forcenés, il est urgent de s’incliner et de relire les sages. Il est tout simplement inconcevable de poursuivre dans la négation du péril que nos médias soulignent inlassablement, jour après jours, dans toutes les langues et sur tous les tons. La peste rouge-brune ne passera pas.

Dans les colonnes de Libération, un très grand spécialiste en sciences politique, Laurent Murat, a écrit le 26 Avril dernier : « En 1980, Ronald Reagan, moqué comme «un acteur de série B» devenu entre-temps gouverneur de Californie, avait ravi l’élection présidentielle. En 2000, c’était George W. Bush, «le fils à papa» gouverneur du Texas, qui accédait à la charge suprême, dans les conditions que l’on sait. Le monde s’étonnait des tournants que pouvait prendre la vie politique de «la plus grande démocratie du monde». Aujourd’hui, c’est un homme d’affaires outrancier, délirant, misogyne, raciste, démagogue et sans expérience politique, qui aurait sa chance – contre un autre candidat républicain, fanatique religieux et tout aussi délirant. » 

Sur un ton mesuré, à la neutralité d’un expert, étayé par des statistiques, Laurent Murat estime que le temps est venu, « fini de rire. » On est d’accord.

On notera simplement au passage quelques erreurs, sans doutes d’inattention, que l’on rectifie bien volontiers. Ronald Reagan, lorsqu’il fut élu, en 1980, à la Maison-Blanche, avait déjà été gouverneur de Californie vingt-cinq ans auparavant et déjà candidat à la nomination face à Gérald Ford en 1976, un « entre-temps » considérable. En 2000, George W. Bush était bien élu, mais on ne voit pas à quoi « les conditions que l’on sait » se réfèrent, et si – par pur hasard – cela concernait le 11-Septembre, on notera simplement que l’événement est survenu huit mois après son arrivé à la Maison-Blanche, mais peut-être d’autres « conditions » nous échappent-elles (à moins que l’auteur ne se rapporte à la rumeur persistante selon laquelle Al Gore aurait en réalité emporté l’élection de novembre 2000, mais cela n’a pas été validé par la justice américaine). Peut-être, simplement, notre spécialiste aurait-il du éviter de publier son article une semaine avant que les adversaires de Donald Trump ne jettent l’éponge, ce qui aurait permis à son article de vivre un peu plus longtemps. Mais le principal y est, fini de rire, et comme on ne donne pas de cours à la prestigieuse université de Los Angeles, on n’ira pas contester les arguments du politologue, probablement supérieurement intelligent.

Si l’on n’était pas convaincu du contenu proprement délirant de nos propos, ici, dans les colonnes bienveillantes de Marianne, il suffirait de se reporter aux chroniques de Fred Kaplan pour Slate, au sondage de l’IFO et du JDD relayé par Challenges et autres, ou pire encore, aux sombres prévisions de Jean Jouzel surEurope 1, élevant le niveau de la réflexion au degré suprême, celui de la planète et donc de l’univers.

De retour sur Terre, et ce chien de Trano n’en démordant pas, passons au principal, dans la série “La démocratie, on aime, ou pas”.

Cruz, ex-candidat tueur

Loin d’être éliminé du champ de bataille, l’ultra-conservateur Ted Cruz ne s’est retiré de la course aux primaires que pour réenclencher la guerre en coulisses. Un jeu auquel le sénateur texan excelle, celui-là même qui lui a valu d’être traité de « Lucifer » par l’ancien président de la Chambre des représentants, John Boehner.

Bien décidé à faire dérailler la convention nationale républicaine qui doit se tenir à Cleveland du 18 au 21 Juillet, Cruz maintient une forte pression sur les délégués et consulte à tout va, avec l’idée de faire émerger une nouvelle candidature purement conservatrice.

Paradoxalement, Donald Trump est dans une situation difficile. Bien que seul candidat désormais en piste pour la nomination, il fait face à un front du refus qui s’étend de l’ancien candidat Mitt Romney à son ancien colistier de 2012, l’actuel président de la Chambre des représentants, Paul Ryan, en passant par le reaganien Lindsey Graham, une liste qui s’étend désormais à une centaine de personnalités républicaines à travers le pays. Trump a pris acte de cette défiance, samedi soir, en déclarant qu’il n’est pas le candidat des conservateurs mais des républicains. Une nuance chargée de sens, pour un homme qui utilise un langage moins châtié habituellement, et qui, à elle seule, définit le périmètre de son électorat qui semble désormais exclure l’aile droite républicaine, et sa partie centriste très liée au Congrès. Il trouve, en revanche, un appui du côté du farouchement contestataire Tea Party – le gouverneur de l’Alaska, Sarah Palin, vient de lui apporter son soutien – ainsi que d’une partie des indépendants très opposés au jeu institutionnel washingtonien.

Trump et les mauvais coucheurs

Trump peut-il être le candidat légitime des républicains face à Hillary Clinton ? La question est posée puisqu’après Mitt Romney et Jeb Bush, le sénateur de l’Arizona, John McCain, a décidé lui aussi de boycotter la convention républicaine, et la liste s’allonge de jour en jour. Une tactique mise en place par Ted Cruz et qui consiste à vider la convention de sa substance.

Trump a t-il une chance de l’emporter sur Hillary Clinton sans l’appui des électeurs ultra-conservateurs et centristes du parti républicain ? Les calculs vont bon train. Alors qu’il n’a pas encore réussi à sortir du piège dans lequel l’enferme un vacarme médiatique obstiné et déterminé à faire feu de la moindre de ses envolées désormais légendaires, Trump peine à faire émerger un programme lisible par les électeurs qui ne l’ont pas encore rejoint et qui, pour l’instant, ne s’y retrouvent pas.

Un nouvel obstacle s’est matérialisé dans sa course à la présidentielle, avec les premiers signes d’apaisement donnés, cette semaine, par le sénateur du Vermont, Bernie Sanders, vis-à-vis d’Hillary Clinton. En ne rejetant pas l’hypothèse d’une vice-présidence – pourtant improbable – et en évoquant de futurs pourparlers, Sanders s’est engagé dans un virage serré, et tout dépendra de la capacité de ses électeurs à avaler une telle pilule. Si le parti démocrate parvient à faire émerger une plateforme commune cet été, il n’en sera que plus compliqué pour Trump de puiser dans le réservoir des anti-Clinton.

Peur médiatique et politique

Inquiets face à une économie dont les signes de ralentissement se multiplient – les créations d’emploi sont en baisse de plus de 40% ( 40 pour cent par rapport au rythme connu depuis de nombreux mois ), les Américains sont de plus en plus sensibles aux conséquences de l’élection du prochain président.

L’intense campagne menée contre les options de Trump – représentées comme isolationnistes, inflationnistes, susceptibles de faire flamber les taux d’intérêts et de provoquer un choc commercial en défaveur des Etats-Unis – fait son chemin. Sur le plan social, une forte mobilisation de l’électorat hispanique est déjà perceptible, tandis que parmi les Noirs américains, le soutien et la mobilisation en faveur d’Hillary Clinton atteignent déjà celui de Barack Obama en 2008.

Donald Trump dispose encore de plusieurs armes. Tout d’abord, le choix de son colistier pour la vice-présidence. Les refus s’étant multipliés dans le camp républicain, ce choix est pour le moment compliqué. Doit-il tenter de rattraper l’électorat ultra-conservateur ? Doit-il tenter celui du centre ? Doit-il choisir une femme ? Doit-il viser le potentiel des indépendants ? Une quadrature du cercle.

Au-delà de ce choix symbolique sur le plan institutionnel mais qui peut faire une sérieuse différence parmi les électeurs, Trump peut également laisser filtrer ses choix pour son futur gouvernement : les électeurs républicains veulent savoir qui conduira la politique fiscale et judiciaire, qui incarnera les options militaires et la politique étrangère, qui remettra sur la table de travail la politique d’immigration et celle en matière de santé, et sont fébriles face à la future orientation de la Cour Suprême des Etats-Unis.

Enfin, Trump dispose de l’arme financière : en vue du renouvellement de quelques 469 sièges au Congrès en novembre (35 au Sénat et 435 à la Chambre), le parti républicain a besoin de fonds très conséquents. Le parti démocrate n’est qu’à cinq sièges de la majorité au Sénat, dans une compétition complexe pour les républicains, et l’enjeu est d’autant plus fort qu’il concerne non seulement la majorité mais également la confirmation ou nom du Juge Garland à la Cour Suprême. Du côté de la Chambre, la possibilité pour le démocrates d’inverser la tendance en leur faveur est moindre – il leur manque trente sièges – mais toujours possible en cas de débâcle républicaine. Là encore, le temps est compté, et Trump, auquel revient la charge de récolter les fonds dont a besoin le parti qu’il représente pour l’instant, a beaucoup à gagner ou à perdre.

Abattre Trump et sauver Clinton : la lutte finale

Dans une campagne qui n’est plus à court de rebondissements, deux choses sont certaines, pour le moment : la féroce opposition médiatique à Donald Trump est en passe de redoubler, pour atteindre des sommets rarement connus lors d’une campagne électorale américaine ; la confrontation s’annonce très dure pour Hillary Clinton, qui voit revenir le passé au galop et sera bientôt sommée de s’expliquer sur plusieurs dossiers qu’elle évite soigneusement d’évoquer pour l’instant. Indéniablement favorite de ces élections 2016, la candidate du parti démocrate, derrière laquelle Barack Obama jette désormais toutes ses forces, dispose d’un trésor de guerre impressionnant et commence à tirer bénéfice de la campagne Sanders. Clinton ne serait pas la première à briser la méfiance populaire en accédant à la Maison-Blanche, mais le passé lui a prouvé que son destin pouvait être têtu.

Dans l’attente de nouveaux coups de théâtre, on laisse les partisans de l’Apocalypse Trump, et à regret, aux mains du journalisme corporatiste et éducatif, et de ses correspondants perroquets. Qu’ils ne soient pas trop durs avec eux : une phobie est toujours difficile à combattre, surtout lorsqu’elle concerne le peuple idiot.

Source : Marianne, Stéphane Trano, 09-05-2016

LA FRANCE DOIT CHANGER AVEC UN VRAI PROJET DE GOUVERNEMENT EN 2017

LA FRANCE DOIT CHANGER

AVEC UN VRAI PROJET DE

GOUVERNEMENT EN 2017

 

france-terroir

UNION DES PATRIOTES


PREAMBULE

Depuis presque 50 ans, la France s’est figée dans un prétendu « modèle social » qui n’est qu’un immobilisme réactionnaire, égoïste et frileux défenseur des intérêts catégoriels et corporatistes, bloquant de fait toute réforme nécessaire à l’entrée de notre pays dans le monde moderne.


Par laxisme ou par cynisme de certains dirigeants politiques, y voyant un réservoir électoral, notre pays s’est lancé dans une politique d’immigration débridée, laissant se développer un multiculturalisme de fait, une partie croissante de la population vivant exclusivement de subventions et de transfert sociaux. Simultanément, le comportement de ces minorités allogènes provoque l’exode des français de souche par quartiers entiers, créé des ghettos, une véritable « fracture ethnique » et in fine des zones de non-droit avec une forte augmentation de l’insécurité, de la délinquance et de la criminalité.


L’impact financier de ce flux migratoire grandissant, impossible à évaluer avec précision, tant est épais le rideau de fumée érigé par le pouvoir, peut être raisonnablement estimé dans une fourchette de 60 à 80 milliards d’euros par an. La surreprésentation des fonctionnaires, tant en ce qui concerne les mandats législatifs que les fonctions exécutives, la corruption grandissante d’une grande partie du personnel politique, dont les motivations premières sont l’enrichissement personnel et leur propre réélection, ont favorisé les expédients à court terme au détriment de la gestion à long terme.


C’est ce qui explique les budgets en déficit systématique, la gabegie de l’Etat s’ajoutant à l’obstruction à toute réforme pratiquée par les organisations syndicales et corporatistes du secteur protégé, qui ne représentent plus qu’une petite minorité des travailleurs.


La gauche n’est pas le progrès, la droite n’est pas la réaction. Le FN n’est pas le fascisme. Les électeurs et sympathisants de ce parti, qui représente désormais plus d’un quart du corps électoral, devront jouer désormais un rôle majeur dans le redressement et la gestion du pays. Mais les partis ne sont pas tout, ils sont même aujourd’hui contestés et déconsidérés, par des décennies d’erreurs, de manque d’imagination, d’imprévoyance, d’incompétence et de corruption. La grande majorité de nos compatriotes refuse en outre de se laisser enfermer dans les vieux clivages politiciens qui ont conduit le pays à cette quasi-faillite économique, sociale, morale et sociétale.


Libérés du « prêt à penser » et du terrorisme idéologique, le peuple français doit maintenant s’efforcer de construire ce qu’attend depuis longtemps la « majorité silencieuse » : un projet ambitieux de réformes économiques et sociales visant à remettre la France en route, c’est à dire du travail, de l’effort et de la réussite, tout en préservant son identité, sa liberté, son intégrité et son indépendance. Il faut à la France, pour choisir et reprendre le contrôle de son destin, un projet ambitieux de réformes, de remise en ordre et un recours à des méthodes orthodoxes de gestion de l’Etat.


Ce projet vise à restaurer la compétitivité économique du pays, tout en assurant la justice sociale. C’est la prospérité économique qui permet de financer le progrès social, et non l’inverse. Le dogme socialo-communiste (on partage d’abord, on produit ensuite) a clairement montré dans l’histoire qu’il ne savait que répartir la pénurie tout en engendrant un appauvrissement général (sauf pour les technocrates et les apparatchiks du système).


L’Union des Patriotes doit porter l’espoir d’un progrès social consécutif au progrès économique.


Il faut cesser de n’invoquer le fameux « Pays des Droits de l’Homme », que pour mieux se laisser aller à la facilité, à la faiblesse, à l’aveuglement et au renoncement.
Il convient en revanche de cesser de voir la mondialisation comme un danger, mais comme un défi à relever. Ce sont les mêmes qui jadis se lamentaient devant la misère du « Tiers-Monde » qui aujourd’hui voudraient bloquer le développement des pays émergents. Il faut accepter cette compétition inéluctable, mais s’y adapter avec intelligence et sans angélisme, en défendant fermement nos intérêts stratégiques. En favorisant une optimisation des coûts de production, en privilégiant la formation et la recherche, et en développant résolument les activités innovantes ou à forte valeur ajoutée.


Il est aussi essentiel de  protéger la France et l’Union Européenne des concurrences déloyales, comme le font d’ailleurs la plupart des grands pays. Il faudra bien sûr réformer l’Etat. Le rôle de l’Etat n’est pas de procurer le bonheur aux citoyens (la promesse des tyrannies), mais simplement de définir et de faire respecter le cadre général et les modalités de fonctionnement du pays. Il devra donc se concentrer sur sa vocation régalienne, en la reprécisant, puis en l’exerçant totalement.


Sur le plan de la production, ce qui peut être réalisé par le secteur concurrentiel doit l’être (à l’exception de certains secteurs stratégiques). Ce qui ne peut ou ne doit pas être confié à l’initiative privée sera assuré par l’Etat, qui devra définir les objectifs quantitatifs et qualitatifs à atteindre et contrôler régulièrement la bonne gestion des crédits alloués à chaque service et à chaque projet. Il est urgent de réformer et moderniser le système éducatif, afin qu’il s’adapte aux réalités modernes. Le rôle de l’école, des collèges, des lycées, de l’université et des grandes écoles, n’est pas de procurer aux jeunes une vague culture générale, d’ailleurs de plus en plus déliquescente, mais de former des citoyens libres et responsables et des acteurs économiques compétents, imaginatifs et efficaces. C’est en ce sens qu’il faut rapprocher l’entreprise de l’appareil éducatif.


Mais il faudra aussi faire en sorte que, dès le collège, les jeunes élèves apprennent en priorité l’histoire de la France et de l’Europe, les principaux mécanismes économiques, les langues étrangères, et à aimer leur Patrie comme ont su le faire jadis les « hussards de la République ». Et cesser de dénigrer systématiquement ce que fut la France, tout en portant aux nues les autres pays. Il faudra redonner aux jeunes l’esprit d’entreprise et le goût de l’effort et de la réussite. Ne plus mettre seulement l’accent sur les droits, mais aussi sur les devoirs de chacun, ainsi que le Président Kennedy l’avait opportunément rappelé à ses compatriotes.


Après un eventuel moratoire total pour analyser l’impact réel migratoire de la dernière décennie, il faudra maîtriser, choisir et contrôler la politique d’immigration. Passer d’une immigration débridée, massive, subie, invasive, à une immigration qualitative et sélective, concertée, planifiée et strictement contrôlée.
La France a le droit de gérer sa démographie, son avenir, sa culture et ses projets, en préservant ses intérêts financiers, ainsi que son identité culturelle et sociétale.
Il conviendra de durcir la situation des immigrés en situation irrégulière, afin que chacun sache, partout dans le monde, que la France ne régularisera plus les immigrés économiques, les sans-papiers, les tricheurs et a fortiori les délinquants.
Les étrangers hors UE resteront les bienvenus en France pour y travailler, sous réserve qu’ils respectent le mode de vie des Français sans chercher à imposer le leur.


Il faudra redonner le pouvoir aux entrepreneurs, en libérant l’entreprise des contraintes tatillonnes qui lui ont été imposées par des générations de parlementaires ignorant tout des réalités du monde du travail car – dans leur immense majorité – issus du secteur protégé et de la fonction publique. Il faudra supprimer, le statut de « mise en disponibilité » des fonctionnaires qui constitue, pour ce qui concerne les mandats électifs, une inégalité flagrante vis à vis des entrepreneurs et salariés du privé, en contradiction formelle avec l’article Premier de la Convention Internationale des Droits de l’Homme « les hommes naissent et demeurent libres et égaux en droit ».


Première exigence du Pacte Républicain, il faut restaurer d’urgence la sécurité des personnes et des biens. Réformer la justice pour qu’elle s’adapte à la situation actuelle, en la préservant de l’influence totalitaire et idéologique du Syndicat de la Magistrature. Prévention et répression devront aller désormais de pair. Il faudra réussir à inverser le sentiment d’impunité qui s’est développé ces dernières années, alimenté par la bienveillance et le laxisme coupable du législateur et de l’appareil judiciaire.


Il conviendra simultanément de redonner du pouvoir, de la crédibilité et de l’autorité aux forces de l’ordre, en les soutenant clairement dans leur mission, et en les protégeant juridiquement par la présomption de légitime défense. Un des objectifs stratégiques du projet consistera à baisser de 12 points au moins les taux de prélèvements obligatoires (plus de 57 % à ce jour), dont l’excès freine l’innovation, le développement économique, l’emploi et la prospérité.


Ni les entreprises – qui produisent les richesses – ni les travailleurs ne doivent être corvéables à merci par un Etat boulimique. L’argent public devra être dépensé à bon escient, pour des services et des projets concrets, justifiés et « rentables » économiquement et socialement. Les dépenses, subventions de complaisance et charges inutiles  seront supprimées.


Il faudra redonner au Parlement son rôle souverain d’appréciation et de contrôle du budget, en supprimant notamment la notion de « services votés » qui ne donne aux élus qu’une liberté de décision marginale, limitée à une part dérisoire des dépenses publiques. Au-delà des partis, qui se sont transformés progressivement en machines à enrichir les « apparatchiks » et à défendre certains lobbies et corporatismes, il s’agira d’en appeler, le plus souvent possible, directement au peuple de France, par voie référendaire.


Politiquement, la gauche idéologique et dogmatique et la droite ultra libérale ayant échoué, il s’agit de revenir au simple bon sens, à la raison. C’est l’objet de ce «projet de gouvernement », qui n’est pas un « programme », mais qui fixe un cap et des objectifs à moyen et long terme.


Le « programme » stricto sensu viendra ensuite. Il sera la définition et la mise en œuvre pratique et technique des moyens concrets nécessaires à la mise en œuvre de ce projet de redressement de la France.

CHAPITRE I – LES INSTITUTIONS DE LA REPUBLIQUE

Les institutions majeures de la V° République (constitution de 1958) seront dans l’ensemble conservées, avec des aménagements visant à en améliorer le caractère démocratique, l’efficacité, ainsi qu’à en diminuer les coûts de fonctionnement.

11 – Réduction du nombre de parlementaires / Redécoupage électoral / 50 % des sièges à la proportionnelle / Baisse de rémunération des parlementaires / Suppression du droit de mise en disponibilité / Mandat présidentiel de 7 ans non renouvelable / Suppression du Conseil Economique, Social et Environnemental… 

111 – Le Parlement (Assemblée Nationale et Sénat)

Assemblée Nationale : 400 députés (au lieu de 577) élus pour 5 ans

Sénat : 200 sénateurs (au lieu de 350) élus pour 5 ans

Soit au total 600 parlementaires au lieu de 927 (- 35 %).
Un redécoupage électoral sera effectué. Chaque député devra représenter une circonscription électorale de 150 000 à 200 000 habitants. Chaque sénateur devra représenter une circonscription électorale de 300 000 à 500 000 habitants.
L’Assemblée Nationale et le Sénat conserveront leurs rôles respectifs, tels que prévus par la Constitution de 1958. Des contraintes nouvelles  pourront cependant être imposées aux parlementaires, visant à empêcher les dérives financières (équilibre budgétaire), à améliorer la gestion de l’Etat (moins de fonctionnaires, pour une meilleure efficacité) tout en réduisant la pression fiscale (baisse du taux de prélèvements obligatoires).


Les 200 députés seront élus au scrutin uninominal majoritaire à deux tours. Les 200 autres seront élus à la proportionnelle, sur des listes nationales, afin de ne pas pénaliser les courants minoritaires et d’améliorer la représentativité de l’Assemblée Nationale.


Les sénateurs seront élus au suffrage universel direct et non plus par un collège de « grands électeurs ». 100 sénateurs seront élus au scrutin uninominal majoritaire à deux tours. Les 100 autres seront élus à la proportionnelle, sur des listes territoriales, afin de ne pas pénaliser les courants minoritaires et d’améliorer la représentativité du Sénat.


Les rémunérations et avantages des parlementaires (salaires, primes, indemnités, frais, avantages en nature, retraite) seront renégociés et strictement contrôlés. Ils devront être en cohérence avec le monde du travail d’une part, et les niveaux moyens de rémunérations des parlementaires nationaux des autres pays de l’Union Européenne d’autre part.


Les rémunérations des parlementaires seront transparentes et assujetties à l’IRPP. Les frais et indemnités seront justifiés et contrôlés par l’administration. Le système dit de la « réserve parlementaire » sera supprimé. Après un premier mandat parlementaire, et en cas de réélection, les fonctionnaires titulaires réélus ne pourront plus bénéficier du droit de mise en disponibilité. Tout fonctionnaire réélu député ou sénateur devra donc, pour siéger, démissionner de son poste administratif.

112 – Le Président de la République

Le Président de la République sera élu pour un mandat de 7 ans non renouvelable, afin de lui laisser la possibilité d’exercer ses fonctions dans le strict intérêt du pays, et non de préparer sa réélection. Ses attributions seront globalement celles prévues par la constitution, auxquelles pourront être apportées des modifications sur des points précis. Le découplage des élections présidentielles et législatives permettra de redonner au Chef de l’Etat le rôle qui lui était initialement dévolu par la Constitution et laissera simultanément une plus grande liberté d’action aux parlementaires, dont l’élection ne sera plus systématiquement consécutive et induite par l’élection présidentielle.

113 – Suppression du CESE, réforme ou suppression de tous les organismes parasitaires et inutiles.

Le Conseil Economique Social et Environnemental sera supprimé (a), ainsi que ses déclinaisons régionales (CESER). Une liste exhaustive de tous les organismes paritaires (les « Comités Théodule »), nombreux et pour beaucoup aussi coûteux qu’inutiles, sera établie afin de décider de l’opportunité de les maintenir, les amender, les réformer ou de les supprimer.

L’ensemble des dispositions des § 111 à 113 pourra faire l’objet, soit d’une loi organique votée par le Congrès, soit (et de préférence) d’un référendum national dans le cadre d’une révision constitutionnelle.

12 – Suppression des Conseils Généraux et Régionaux / Création des Conseils Territoriaux / Réduction de 72 % du nombre de Communes

La réforme territoriale Hollande, bâclée, sera abrogée et remplacée par une réforme beaucoup plus pertinente, opérationnelle et moins coûteuse en frais de fonctionnement.

121 – Suppression des Conseils Généraux et Régionaux / Création de 12 à 15 Conseils Territoriaux

Les Conseils Généraux et Régionaux seront supprimés et remplacés par un Conseil Territorial unique qui disposera globalement des attributions précédemment dévolues aux Conseils Généraux et Régionaux, le principe de « subsidiarité » servant de cadre général aux nouvelles éventuelles responsabilités des Territoires.
Les départements et les anciennes régions seront supprimés. Le nouveau découpage déterminera entre 12 et 15 Conseils Territoriaux, dont les contours seront décidés en concertation étroite avec les élus et les populations concernées.
Les Conseils Territoriaux seront constitués de 30 à 60 Conseillers, selon l’importance démographique des Territoires. La moitié des Conseillers seront élus au scrutin uninominal à 2 tours, l’autre moitié à la proportionnelle sur des listes territoriales. Le mandat des Conseillers Territoriaux sera de 6 ans. Le budget de fonctionnement glbal des nouveaux Conseils Territoriaux devra être strictement inférieur à la somme des budgets de fonctionnements des anciens Conseils Généraux et Régionaux. Ce taux d’économie sera déterminé après une étude financière précise, on peut l’évaluer dans un premier temps dans une fourchette de – 35 % à – 50 %. L’administration préfectorale sera réformée et restructurée pour tenir compte de ce nouveau découpage administratif. Les préfectures de région deviendront des préfectures territoriales. Les préfectures et sous-préfectures départementales  seront supprimées et (partiellement) remplacées par des sous-préfectures territoriales. Les effectifs de l’administration préfectorale seront progressivement réduits. Les recrutements dans le corps préfectoral seront gelés et les effectifs excédentaires transférés dans d’autres services de l’Etat déficitaires en effectifs.

122 – Les Communes 

Actuellement, sur les 36 700 communes existantes (le tiers du total des communes de l’Union !), 20 000 ont moins de 500 habitants et 27 000 ont moins de 1 000 habitants.
A partir des Communautés de Communes existantes, il sera procédé à un vaste regroupement communal, de telle sorte qu’aucune commune ne pourra représenter moins de 1 000 habitants. Des exceptions pourront être consenties dans certaines zones rurales où ce critère risquerait de créer des situations difficilement gérables compte tenu de la faible densité de population. L’échelon administratif «Communautés de Communes » sera supprimé et toute création de nouvel échelon intermédiaire sera interdite.

Ainsi, le « mille-feuilles administratif » sera réduit de la manière suivante :

  • Environ 10 000 communes au lieu de 36 700
  • 12 à 15 Conseils Territoriaux au lieu des 22 Conseils Régionaux et 102 Conseils Généraux, DOM-TOM inclus de la situation de 2015.

13 – Ethique électorale / Interdiction de cumul des mandats électifs / Inéligibilité

Le cumul des mandats électifs sera interdit. Tout citoyen ne pourra obtenir qu’un seul mandat politique électif (maire, conseiller territorial ou parlementaire), le mandat simple de conseiller municipal faisant exception à cette règle.
Pour être éligible à un mandat national, territorial ou municipal, il faudra être de nationalité française depuis au moins cinq années et justifier d’un casier judiciaire vierge.
Tout élu pénalement condamné pendant son mandat sera immédiatement destitué et deviendra inéligible à vie.

14 – Référendum d’initiative populaire

Les consultations référendaires seront favorisées et facilitées, tant au niveau national qu’au niveau territorial. Le recours au référendum sur un point particulier pourra être demandé par le peuple, sur des sujets dont le champ sera défini par la loi, et en réunissant un nombre de signataires significatif restant à définir (1 000 000 d’électeurs inscrits pour une consultation nationale et 50 000 pour une consultation territoriale). Les résultats des consultations référendaires auront force de loi sans amendement possible ni par la loi ni par décrets d’application.

15 – Révision de la Constitution

Un référendum national sera organisé, visant à soumettre toute proposition de révision constitutionnelle à la voie référendaire, supprimant ainsi la possibilité de révision de la Constitution par le Congrès.

CHAPITRE II – BUDGET, FISCALITE, POLITIQUE FINANCIERE, ORGANISATION ECONOMIQUE ET SOCIALE

21 – Equilibre budgétaire / Fin des services votés / RGPP / Contrôle strict des subventions 

Plus aucun budget de fonctionnement ne pourra être voté déficitaire, sauf dans des cas précis, limités et justifiés par une évidente cause nationale. Le déficit d’une année devra alors être compensé par un excédent du même montant avant le terme des 3 années suivantes. Il sera mis un terme à la notion de « services votés », afin de permettre à la représentation nationale de valider chaque année l’ensemble des charges de l’Etat, quelles qu’elles soient et sans aucune restriction ni domaine réservé.


La RGPP (Révision Générale des Politiques Publiques) sera réinstaurée et institutionnalisée. Chaque dépense de l’Etat devra être justifiée et des critères objectifs d’évaluation de performances seront mis en place, non pas de manière technocratique, mais adaptés à la nature de la dépense et incitant à l’efficacité opérationnelle.


Les subventions accordées par l’Etat, les Territoires et les Communes seront attentivement contrôlées et révisées à la baisse, au moins jusqu’à ce que la dette publique soit apurée. Elles devront être justifiées par un réel et indiscutable intérêt national, territorial ou local et non par des considérations subjectives et/ou des intérêts électoraux ou catégoriels.


Les subventions publiques aux associations à vocation humanitaire, sociale, sociétale, culturelle, cultuelle, devront être soumises à un contrôle citoyen très strict, dont les modalités seront précisées par un texte réglementaire voire législatif, qui interdira formellement les financements directs ou indirects de construction de nouveaux édifices religieux dans le strict respect de la Loi de 1905 sur la séparation de l’Eglise et de l’Etat. L’utilisation faite par les subventions publiques fera l’objet d’un rapport annuel précis aux organismes financeurs et d’un audit régulier par ceux-ci.


Les subventions directes ou indirectes octroyées à la presse seront progressivement supprimées, y compris les avantages fiscaux accordés aux journalistes et dirigeants de presse.
La dépense publique devra revenir en 5 ans à un taux conforme à la moyenne de l’Union Européenne, de l’ordre de 45 % du PIB (contre 57 % actuellement).

22 – Réorganisation administrative / Réduction du nombre de fonctionnaires 

Chaque départ en retraite fera l’objet d’une analyse objective et d’une décision spécifique de maintien ou de suppression de poste. Globalement (mais pas systématiquement), l’objectif moyen – toutes administrations confondues – d’un remplacement pour deux départs en retraite sera remis en place.
Le coût global de l’Etat et des collectivités locales sera progressivement ramené à un poids relatif du PIB conforme à la moyenne de l’Union Européenne.
Les statuts de la fonction publique d’Etat et de la fonction publique territoriale seront totalement réformés pour se rapprocher du secteur privé. Le statut réformé deviendra applicable à tous les recrutements postérieurs à la promulgation de la réforme.


L’Ecole Nationale d’Administration ( ENA )sera réformée, modernisée et réorientée vers sa vocation originelle (le service de l’Etat et non vers la préparation de carrières politiques). Elle sera partiellement administrée par des personnalités issues du monde de l’entreprise. Il sera mis un terme à la pratique par l’exécutif de nominations de « préfets hors cadres ».

23 – Réforme fiscale / Prélèvement à la source / Elargissement de l’assiette / Suppression de l’ISF / Lutte renforcée contre la fraude fiscale

Actuellement, moins de 50 % des foyers fiscaux sont assujettis à l’IRPP. L’assiette sera progressivement élargie à 80 %, participer à l’effort public par le paiement de l’impôt étant de nature à mieux respecter (et faire respecter par ses enfants) les équipements et services publics.
L’IRPP sera prélevé à la source, à partir de la CSG ou d’une « flat tax » très faiblement progressive sans devenir confiscatoire.
Considérant que l’Etat doit cesser de taxer les agents économiques sur le travail, la consommation, les dividendes, les transactions mobilières et immobilières et les plus-values, l’ISF, responsable en partie de la fuite des capitaux et de l’exil fiscal, qui coûte, selon l’IFRAP environ 100 000 emplois par an, sera supprimé.
En contrepartie, la fraude fiscale sera sévèrement traquée et réprimée, à tous les niveaux.

24 – Réformes économiques et sociales / Assouplissement du Code du Travail / Report de l’âge de départ à la retraite / Réforme de l’indemnisation du chômage / Contrôle strict de la gestion de la dépense publique / Disparition progressive des régimes spéciaux de retraite.

La législation sociale sera considérablement assouplie, par une simplification majeure du "Code du Travail" et notamment l’instauration d’un contrat de travail unique.
En croyant surprotéger les salariés, on gèle les embauches. L’objectif est de sortir de la « préférence française pour le chômage » en donnant plus de flexibilité à l’emploi et en rendant plus faciles les licenciements justifiés.
Le dispositif d’indemnisation du chômage sera réformé et une dégressivité progressive des indemnités sera mise en place. Les contrôles seront renforcés et les fraudeurs identifiés seront privés d’allocations pendant une période de 5 ans.
Le régime spécial concernant les intermittents du spectacle sera réformé afin de tendre vers l’équilibre financier entre les cotisations et les prestations des intéressés sans peser sur le régime général.


En cas de congé-maladie, il sera institué par la loi et pour tous les salariés – fonctionnaires de l’Etat inclus – un délai de carence de 2 jours avant prise en charge d’une partie des salaires par les assurances sociales et les mutuelles.
Les inspecteurs du travail devront suivre obligatoirement une formation spécifique à la gestion de l’entreprise. Leurs actions seront orientées en fonction de la stratégie de l’Etat, en privilégiant notamment la chasse au travail illégal et aux filières organisant l’emploi d’étrangers en situation irrégulière.
Un vaste programme exhaustif d’économies et d’amélioration de la gestion de la dépense publique sera engagé (cf § 111).


L’âge légal de départ en retraite sera fixé à 65 ans pour tenir compte de l’allongement de la durée de vie, afin de restaurer l’équilibre des régimes de retraite et préserver le système de retraite par répartition. Il s’appliquera aux salariés du privé comme aux salariés du public. Les dérogations éventuelles à ce régime général seront strictement limitées et justifiées par des spécificités professionnelles ou personnelles reconnues.


Il sera envisagé la mise en place d’un système de retraite cumulatif à points, dans lequel les intéressés pourront puiser à volonté (ou non) après l’âge légal.
Le statut et le système de pension des fonctionnaires seront réformés, avec l’objectif de les rapprocher de la législation sociale générale.


Les régimes spéciaux de retraite seront supprimés et fusionnés avec le régime général. Il sera mis fin au système pervers de budgets déficitaires et les budgets devront être présentés et exécutés en équilibre dans les conditions évoquées au § 21. Cette contrainte s’imposera, tant pour l’Etat que pour les Territoires. Des exceptions pourront être envisagées sur  certains budgets d’investissements stratégiques, et dans des limites raisonnables, compatibles avec l’intérêt général manifeste desdits investissements.


L’apurement de la dette publique sera l’un des objectifs prioritaires. Il se fera prioritairement par des économies de fonctionnement et une amélioration générale de la gestion des services de l’Etat, non par l’augmentation de la pression fiscale.

25 – Réforme syndicale

Le rapport Perruchot a été enterré par le gouvernement en novembre 2011. Dans ce rapport, l’auteur explique que les syndicats  touchent 4,5 milliards d’euros par an dont 3 % seulement de cotisations ! Le reste du financement provenant essentiellement de l’argent public, directement grâce aux subventions publiques ou indirectement en utilisant les caisses des retraites, des mutuelles ou des organismes de formation. A peine 8% des salariés sont syndiqués dont 3% dans le privé ». L’auteur précise : « depuis les années 50, nous avons divisé par 4 le nombre de personnes syndiquées dans les entreprises et on a  multiplié par 20 les moyens que l’on donne aux organisations syndicales  et patronales ». Selon lui, « nous avons des dérives car il n’y a aucun  contrôle de l’Etat ». Et il ajoute : « nous avons mis 125 ans, en France,  depuis la loi Waldeck-Rousseau, pour obtenir que les syndicats publient  leurs comptes ».

Le financement public des syndicats sera considérablement réduit, jusqu’à ne plus représenter au maximum que le montant total des cotisations versées par les adhérents : au maximum 1 euro public pour 1 euro privé.


Il sera interdit à tout organisme public ou privé, social ou cogéré, de financer, directement ou indirectement une centrale syndicale, quelle qu’elle soit par quelque moyen que ce soit (formation professionnelle, subventions, emplois fictifs…). Tout manquement à cette règle sera considéré comme un délit pénal.
Le prélèvement CGT de 1% sur les factures EDF sera immédiatement supprimé.
Le paiement des jours de grèves ne pourra plus faire l’objet de négociation, le principe en sera interdit par la loi. Les dirigeants syndicaux bénéficiant du statut fonctionnaire devront démissionner de leur poste.

CHAPITRE III – SECURITE, JUSTICE, IMMIGRATION ET NATIONALITE

31 – Sécurité intérieure et extérieure / Augmentation des budgets / Présomption de légitime défense / Fin des zones de non-droit / Fermeté face aux actions terroristes.

La situation intérieure du pays exige qu’un effort sérieux soit porté sur le budget des forces de l’ordre, qui deviendra prioritaire, tant en moyens humains que matériels. Cette priorité concernera également les forces de défense extérieure ainsi que les services de renseignements et d’action. Les forces de l’ordre opérationnelles bénéficieront de la présomption de légitime défense dans l’exercice de leurs missions. Aucun territoire ne pourra échapper à l’autorité de la république. Les trafics illégaux de tous ordres sévissant dans les « quartiers » seront démantelés, les responsables poursuivis et sévèrement condamnés.
Les trafiquants étrangers condamnés seront expulsés s’ils le demandent après avoir effectué au moins la moitié de leur peine. Il leur sera définitivement interdit de revenir sur le territoire national. Si nécessaire, le couvre-feu sera établi pour des périodes déterminées dans certains quartiers sensibles. En cas d’émeutes urbaines, les personnes arrêtées en flagrant délit pourront être retenues en garde à vue pour une période de 7 jours avant d’être présentées à un juge. Les étrangers convaincus de participation active à une émeute urbaine seront expulsés et définitivement interdits de séjour sur le territoire, les bi-nationaux pouvant être déchus de leur nationalité française.
L’état d’urgence pourra être décrété et il pourra être fait appel aux forces militaires en appui des forces de police. La France adoptera une politique franche et claire de non-négociation en cas de prise d’otage. Les familles de ressortissants français victimes du terrorisme seront prises en charge par l’Etat. Les preneurs d’otages seront identifiés, recherchés, traqués et capturés morts ou vifs par les services spéciaux. Un effort financier particulier sera consacré à la lutte anti-terroriste. Les moyens des services de renseignement et d’action seront renforcés, tant en hommes qu’en matériels.

32 – Justice et éthique / Légitime défense / Rétablissement des peines plancher / Fin de l’impunité pour les petites peines

La légitime défense pourra être invoquée et retenue en cas d’agression physique, de violation de domicile, ou d’effraction, sans que la victime ait à justifier d’un « niveau de riposte » adapté à l’agression.
Le principe des peines plancher pour les récidivistes sera rétabli.
De nouvelles prisons seront construites.
Afin de faire cesser le sentiment d’impunité, toutes les peines de prison ferme – y compris les plus courtes – devront être exécutées – même partiellement.
Il sera mis un terme par tous les moyens à la propagande salafiste dans les prisons. Pour être éligible à tout mandat politique, il faudra justifier d’un casier judiciaire vierge (voir § 13).
La neutralité politique et l’impartialité de la magistrature seront garantis par l’Etat et la liberté syndicale strictement encadrée.
Le Syndicat de la Magistrature sera dissout et interdit.

33 – Immigration / Fin du regroupement familial / Acquisition de la nationalité / Interdiction de la double nationalité / Expulsion des étrangers en situation irrégulière / Contrôle des allocations et droits sociaux / Droit du sang / Naturalisation / Droit de vote / Réforme de l’AME

331 – Regroupement familial

Le principe du regroupement familial sera supprimé et ne pourra plus être invoqué que dans des cas exceptionnels, si les revenus de la famille (hors allocations) sont considérés suffisants pour en assurer la subsistance et sous réserve que  l’employabilité des personnes regroupées majeures soit jugée satisfaisante.

332 – Acquisition de la nationalité française par mariage.

L’acquisition automatique de la nationalité française par mariage sera supprimée, sauf pour les ressortissants de l’UE. Pour les ressortissants étrangers à l’UE, elle pourra être accordée éventuellement après une période probatoire à déterminer, et sous réserve d’absence totale de crime ou de délit pendant ladite période probatoire.

333 – Double nationalité

La double nationalité sera interdite, sauf pour les ressortissants de l’UE et dans le cas précédent (acquisition de la nationalité française par mariage après période probatoire). Les étrangers hors UE qui demanderont et obtiendront la nationalité française devront abandonner leur nationalité d’origine.

334 – Etrangers en situation irrégulière

Les étrangers en situation irrégulière seront expulsés et renvoyés sans délai dans leurs pays d’origine par les moyens les plus appropriés et les moins coûteux.
Le délit d’aide aux immigrants clandestins sera rétabli, avec des peines financières dissuasives et la radiation du barreau s’il s’agit d’avocats. Les associations dont l’assistance aux étrangers en situation irrégulière constitue l’activité principale effective seront dissoutes.

335 – Allocations et avantages sociaux

L’attribution d’allocations et d’avantages sociaux aux immigrés sera strictement contrôlée, et soumise au respect absolu de la loi et des règlements de la République. Toute violation de la loi entraînera la suspension partielle ou totale de ces allocations.  Certaines prestations et allocations ne pourront être versées qu’après une période probatoire minimale de 2 ans sur le territoire. Tout crime ou délit commis pendant cette période entrainera la déchéance définitive des droits sociaux.

336 – Droit du sang.

La nationalité française se transmettra par le sang, et non plus par le sol. Ceci mettre un terme immédiat aux abus constatés en Guyane et à Mayotte, où l’on observe un afflux de naissances en provenance des pays limitrophes.

337 – Naturalisation

Pour obtenir la nationalité française, il faudra maîtriser la langue ainsi que les principaux points-clés de l’histoire de la France. Il faudra également faire acte solennel d’allégeance à la Constitution et à la République, accepter les coutumes et usages du pays et s’engager à s’abstenir de tout prosélytisme religieux.
Une charte des « Droits et Devoirs du Citoyen » sera élaborée et devra être comprise et acceptée préalablement à l’acquisition de la nationalité française (b)

338 – Droit de vote

Le droit de vote pour les étrangers non communautaires, à quelque niveau que ce soit  (communal, territorial, national) sera définitivement interdit. Cette interdiction pourra être inscrite dans la Constitution (« le droit de vote est strictement lié à la nationalité française ; par dérogation les ressortissants de l’UE ont le droit de vote aux élections municipales »)

339 – Réforme de l’AME

Il sera mis un terme au « tourisme médical ». L’Aide Médicale d’Etat, dont le coût réel est d’un milliard d’euros par an, sera strictement limitée aux cas susceptibles de constituer une menace pour la santé publique et ne pourra plus s’appliquer plus aux autres types de soins. La franchise annuelle de 30 €, supprimée en 2012, sera rétablie et fixée à 50 €.

CHAPITRE IV – SOCIETE, COMMUNICATION, EDUCATION

41 – Abrogation des lois mémorielles / Retour à l’enseignement classique de l’histoire de la France et du monde.

Légiférer sur l’Histoire est une dérive totalitaire. Les lois mémorielles, quelles qu’elles soient (Gayssot, Taubira, génocide arménien…) seront abrogées.
L’enseignement classique, chronologique et factuel de l’Histoire sera rétabli.
Les racines gréco-latines et judéo-chrétiennes de la France seront clairement affirmées. La France s’efforcera de les faire reconnaître également au sein de l’Union Européenne. 

42 – Abrogation des lois, décrets, arrêtés et règlements communautaristes / Respect de la laïcité

Les lois, décrets, arrêtés et règlements communautaristes contraires au préambule et à l’article premier de la constitution de 1958 seront abrogés pour inconstitutionnalité.
« La France est une République indivisible, laïque, démocratique et sociale. Elle assure l’égalité devant la loi de tous les citoyens sans distinction d’origine, de race ou de religion. Elle respecte toutes les croyances. Son organisation est décentralisée. La loi favorise l’égal accès des femmes et des hommes aux mandats électoraux et fonctions électives, ainsi qu’aux responsabilités professionnelles et sociales ».
Il sera mis un terme à toutes les législations et réglementations discriminatoires, y compris les discriminations dites « positives », ainsi que tous les quotas égalitaristes, tant pour les fonctions électives que pour les concours d’accès aux emplois publics, nationaux ou locaux.

Les dérogations réglementaires communautaires accordées par laxisme dans certains services publics (piscines, cantines, RATP, etc.) seront abrogées et interdites par la loi.
La construction d’édifices religieux, notamment de mosquées sera interdite pour une période de 10 ans.
L’Etat fera strictement respecter les lois sur la laïcité. Les fêtes et jours fériés relevant de l’histoire et de la culture de la France – même d’origine chrétienne – ne pourront être contestés.

43 – Abrogation de la loi dite « Mariage pour tous ».

La Loi dite « Mariage pour tous » sera abrogée. Le Conseil d’Etat et/ou le Conseil Constitutionnel seront habilités pour déterminer les droits et conditions applicables aux mariages contractés pendant la période autorisée.

44 – Abrogation de la loi sur les 35 heures

La loi sur les 35 heures sera définitivement abrogée, ainsi que les effets induits sur les réductions de charges pour les entreprises bénéficiaires. Une nouvelle loi-cadre fixera les nouveaux paramètres légaux,  mais laissera une grande liberté de négociation aux accords de branches et aux contrats d’entreprises dans le sens de l’assouplissement et de l’annualisation du temps de travail.

45 – Mise en place d’un strict contrôle des droits sociaux

Les droits sociaux étant un effort national de solidarité consenti au bénéfice des plus démunis, une lutte sévère contre la fraude sera instaurée. Toute personne convaincue de fraude avérée à l’un des services sociaux (Sécurité Sociale, CAF, Pôle Emploi, etc…) pourra être condamnée à rembourser le montant total des sommes indûment perçues, augmenté d’une pénalité de 100 %. Elle sera par ailleurs systématiquement privée pendant 10 ans de ses droits à toutes les prestations sociales. S’il s’agit d’une personne immigrée, en situation régulière ou non, elle pourra perdre ses droits à résidence et être expulsée et bannie à vie du territoire.

46 –  Communication et médias

Les budgets de la télévision et des radios publiques seront révisés à la baisse et il sera mis un terme aux abus de position dominante. La neutralité des journalistes sera exigée et tout manquement manifeste sévèrement puni. Les médias publics devront revenir à leur vocation d’information impartiale et cesser d’être de simples relais de la pensée officielle et de l’idéologie dominante. Une importante restructuration des moyens de  l’information publique audi-visuelle sera entreprise visant à en réduire les frais de fonctionnement.
Le CSA sera remanié afin de représenter un large éventail des courants d’idées, aux plans politique, économique et sociétal.
Les aides à la presse, vestiges de l’après-guerre où il était important d’aider les médias à se reconstituer, seront supprimées, les supports d’information devant vivre et s’autofinancer par leur diffusion, la publicité et la qualité de leurs journalistes.

47 – Réorganisation de l’Education Nationale, libérée de l’idéologie libertaire.

L’Education Nationale, beaucoup trop centralisée pour des raisons idéologiques, sera territorialisée.
L’instruction civique et l’enseignement de l’histoire de France seront réhabilités dès la primaire.
Priorité sera donnée aux enseignements fondamentaux de l’écriture, de la lecture et de l’arithmétique.
L’enseignement des principaux mécanismes micro et macro-économiques seront enseignés dès l’entrée en 6ème, ainsi que la maîtrise de l’informatique et des techniques modernes d’apprentissages (internet, formation ouverte à distance – FOAD).
Tout en maintenant un haut niveau d’apprentissage des mathématiques et des sciences fondamentales et appliquées, l’accent sera mis sur la littérature française et la maîtrise opérationnelle des langues étrangères.
La durée des congés scolaires sera revue à la baisse, notamment s’agissant des congés d’été.
Les chefs d’établissements bénéficieront de plus d’indépendance et de liberté dans leur gestion courante, et notamment dans le choix de leurs professeurs.
L’objectif inepte d’emmener 80 % d’une classe d’âge au bac sera abandonné.
L’idéologie égalitariste et la pratique perverse du nivellement par le bas seront proscrites.
Sans devenir systématique, l’orientation sera facilitée dès la sortie de l’école primaire.
Le gouvernement s’efforcera de faciliter la concurrence entre les universités et les grandes écoles ainsi que le renforcement des liens avec le monde du travail. L’apprentissage et l’alternance seront considérablement favorisés et les métiers manuels seront réhabilités.
La sélection par le talent, les connaissances, le travail et les résultats obtenus sera autorisée et même encouragée pour faciliter le maintien et le développement de l’excellence.
Les filières ne conduisant manifestement pas à l’emploi devront être réduites voire supprimées.

CHAPITRE V – UNION EUROPEENNE ET POLITIQUE ETRANGERE

51 – L’Union Européenne / Arrêt de l’élargisssement / Dénonciation et renégociation du Traité de Lisbonne / Vers une Confédération et l’harmonisation économique et fiscale / Renégociation de Schengen et rétablissement des contrôles aux frontières d’états / Moins de fonctionnaires européens / Rapprochement diplomatique avec la Russie.

L’élargissement de l’Union ayant été précipité et réalisé sans précaution, la France s’opposera désormais à toute nouvelle entrée de nouveaux membres dans l’Union, et en premier lieu à celle de la Turquie, qui ne fait pas partie du continent, ni géographiquement, ni culturellement.
Le Traité de Lisbonne, imposé aux européens malgré le veto référendaire de la France, de l’Irlande et des Pays Bas sera dénoncé pour nullité, ce qui est refusé par le peuple ne pouvant être voté par ses représentants. Il pourra être renégocié avec comme objectif de refonder une France souveraine dans une Confédération Européenne.
Tout nouveau traité international proposé par l’UE et engageant la France, quel qu’en soit l’objet, devra être ratifié par référendum.
Il sera recherché une plus grande harmonisation des dispositions économiques, sociales, financières et fiscales entre les membres de l’Union, ce qui aurait normalement dû être fait avant la création de la monnaie unique.
Certains droits de douanes extérieurs seront rétablis afin de protéger les secteurs économiques stratégiques pour l’Union en général et la France en particulier.
L’accord de Schengen sera dénoncé puis renégocié. Les frontières intra-européennes seront rétablies pendant une durée indéterminée et  tant que le problème de l’immigration massive illégale ne sera pas réglé.
Il sera mis un terme au statut fiscal dérogatoire des fonctionnaires européens, dont la France exigera en outre le gel des effectifs.

52 – Politique étrangère et coopération / Fin du « droit d’ingérence » / Opérations militaires autorisées par l’ONU / Rapprochement avec la Russie / Référendums approuvant les remises de dettes publiques. 

Le principe dit du « droit d’ingérence » sera abandonné et remplacé par le droit des peuples à disposer d’eux-mêmes. La France ne refusera pas de participer à des missions militaires, mais dans le strict cadre de l’ONU, avec des objectifs précis et pour un période déterminée.
La France engagera sa diplomatie vers une coopération étroite avec la Russie, l’Europe ayant vocation à normaliser ses relations économiques et politiques avec ce pays.
Le gouvernement ne pourra plus décider arbitrairement de remettre tout ou partie de la dette publique d’un pays étranger (effacement de 99,5 % de la dette de la Côte d’Ivoire, soit 3 milliards d’euros en juillet 2014). Tout projet (justifié) de ce genre devra désormais être approuvé par référendum.

ANNOTATIONS

(a) Inscrit à l’article 69 de la Constitution, le Conseil Economique, Social et Environnemental, 3ème Assemblée de la République, est purement consultatif et ne sert à rien, sauf à recaser les amis du pouvoir en quête de statut et de ressources. La Cour des Comptes vient, début 2015, de pointer ce « machin » dans sa ligne de mire. Le CESE compte 233 membres désignés (non élus, donc) pour 5 ans et qui peuvent faire 2 mandats successifs. Ils perçoivent une indemnité mensuelle de 3 500 € bruts et bénéficient ensuite d’une  retraite mensuelle de 707 € (après un mandat) passant à  1 126 € bruts s’ils ont effectué 2 mandats. Ils sont assistés de 140 fonctionnaires qui bénéficient, outre les 11 jours fériés légaux, de 54 jours de congés par an. En plus de leur traitement de base, ils touchent diverses primes (primes de fin d’année, primes d’assemblée, primes de… rendement). Le budget officiel du Conseil Economique, Social et Environnemental est de l’ordre de 40 millions d’euros, pour une production moyenne de 20 rapports par an, qui tous, sans exception passent à la poubelle. Mais après tri « sélectif », cela va de soi.

(b) Sur proposition de Jean Maurice Parnet, on pourrait envisager de faire signer un engagement citoyen à chaque personne naturalisée, voire même à chaque citoyen lors de sa majorité, qui pourrait être rédigé ainsi :

Je soussigné(e)… demeurant à… né(e) le… à…, citoyen français depuis ma naissance (ou depuis le…) me reconnais formellement et sans aucune ambiguïté dans la religion… (ou me reconnais dans aucune religion).

1/ Je connais et accepte les droits que me donnent et les devoirs que m’imposent, en qualité de citoyen français, la Constitution française, la Déclaration Universelle des Droits de l’Homme et l’ensemble des Lois de la République Française sans en exclure aucune.

Je reconnais en particulier :

  1. L’égalité absolue des droits entre les hommes et les femmes ;
  2. Le fait qu’aucune loi, prescription ou recommandation d’une quelconque religion ne peut s’imposer et prévaloir sur les lois, décrets, règlements et usages de la République ;
  3. Qu’en milieu scolaire et universitaire, les enseignants sont pleinement autorisés à présenter leurs cours de la manière dont leur hiérarchie, les programmes en vigueur et la déontologie laïque et républicaine les encouragent à le faire ; 

2/ Je reconnais solennellement que les attentats terroristes meurtriers qui, au nom de certaines religions, ont endeuillé notre pays depuis le milieu des années 1990 :

  1. sont lâches, illégaux et barbares ;
  2. doivent être rejetés par l’ensemble de la communauté des citoyens français quelle que soit leur religion (s’ils se reconnaissent dans l’une d’entre elles) ;
  3. ne peuvent être encouragés ou même seulement acceptés par un membre de la communauté française ;

En conséquence, je déclare personnellement et solennellement que ces attentats terroristes meurtriers sont lâches, illégaux et barbares et je les rejette comme tels.

FIN (PROVISOIRE)

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12 mai 2016

GEOPOLITIQUE INTERNATIONALE : LA GUERRE EST UNE CHOSE TROP SERIEUSE POUR LA CONFIER A HOLLANDE !

LA GUERRE EST UNE CHOSE TROP SERIEUSE POUR LA CONFIER A HOLLANDE !

Editorial de l’Imprécateur

SOURCE : Publié le 8 mai 2016 par L'Imprécateur

paras légion étrangère en opération et saut

La France a rarement eu un président et un gouvernement aussi belliqueux. Qui sait, puisque la presse du gouvernement bien dressée n’en parle pas, que des forces françaises interviennent actuellement en Libye ? Mieux vaut être discret, c’est entendu. La dramatique défaite de 2011 a certes permis l’élimination de Muhammar Kadhafi. Elle fut un succès militaire sur ce point, bien qu’obtenir le lynchage du chef ennemi n’ait rien de glorieux. Pour le reste, ce fut une catastrophe politique et diplomatique majeure. Elle a abouti à détruire un état stable qui bloquait la migration africaine vers l’Europe pour le remplacer par un foutoir innommable dominé par Al Qaïda et l’OEI (Organisation Etat Islamique), lesquelles ne cachent pas qu’elles organisent et favorisent le départ vers les côtes de l’Europe méditerranéenne de centaines de milliers de migrants. Est-ce ce que voulait le gouvernement français ?

 

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L’Italie intervient de son côté en Libye avec un intérêt économique évident : protéger les exploitations pétrolières de sa compagnie nationale, l’ENI, qui d’ailleurs fonctionnent toujours et que convoitent les troupes de l’Etat Islamique en manque d’argent du fait de ses défaites en Syrie face à l’armée syrienne soutenue par la Russie. La Grande Bretagne et les Etats-Unis interviennent aussi, de façon très discrète, avec officiellement l’objectif d’aider à la reconstitution d’un état libyen stable, en réalité surtout pour contrer l’action des Italiens avec l’espoir de récupérer à terme les champs pétroliers qu’ils exploitent.

 

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La France agit depuis le Tchad d’où partent ses avions, officiellement pour surveiller les dunes du Nord-Mali, en réalité pour mener des opérations de renseignement en Libye où il n’y a plus aucune couverture radar aérienne. Les avions agissent aussi en appui des forces spéciales françaises qui sont sur le terrain et ont notamment aidé les troupes du général Haftar à reprendre Benghazi et Derna. La France fournit aussi, très discrètement, des équipements et des éléments d’entrainement aux troupes libyennes.

Elle ne peut agir ouvertement, aucune des conditions nécessaires n’étant réunies faute d’accord international et de la concurrence que se livrent les différents acteurs potentiels. L’ONU veut éviter une nouvelle action OTAN, l’Italie – ex-colonisateur – a toujours de gros intérêts en Libye et essaie de constituer une alliance militaire (la LIAM) avec divers pays arabes et la Grande-Bretagne, l’Union européenne cherche surtout à bloquer l’immigration avec EU NAVFOR (connu en France comme « opération Sophia ») dont Angela Merkel a récemment vanté l’efficacité à Barak Obama.

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La France a pour objectif principal de rétablir une situation stable en Libye qui permettrait un contrôle du Sud libyen, foyer et refuge de toutes sortes de milices djihadistes qui déstabilisent les pays africains de la région sahélienne sous contrôle français. Ce contrôle est militairement assuré sur 5 pays (1) par l’opération Barkhane. Grâce à l’expérience et à l’efficacité de nos armées, c’est un succès sur le plan militaire, mais qui n’est pas garanti dans le temps. Si les militaires partent, les djihadistes musulmans qu’ils combattent reviendront aussitôt depuis le Nord-Nigeria ou le Sud-Lybie sans que les armées nationales locales, pourtant en grande partie armées et entrainées par les soins de la France et de l’ONU, puisse s’y opposer, comme on l’a vu au Mali après la fin de l’opération Serval.

 

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En réalité, il est illusoire de compter sur des forces étrangères, françaises ou autres, pour restaurer la sécurité dans le Sahel. « S’il est une leçon à tirer du fiasco occidental en Afghanistan, c’est que tôt ou tard, des forces étrangères sont perçues comme des forces d’occupation. Le véritable enjeu n’est pas, comme l’annonçaient les Américains en Afghanistan, de « tuer les méchants », mais de répondre au désespoir d’une jeunesse sans capacité d’insertion économique ou sociale, travaillée par un islam rigoriste, et dont les meilleures perspectives se situent, objectivement, non dans une agriculture marginale, mais dans les trafics illicites contrôlés par des groupes armés » (Serge Michailof, Africanistan, Ed. Fayard 2015).

La question que le gouvernement français devrait se poser est : La présence continue de soldats français au Sahel est-elle un facteur de stabilité ? « Le Sahel est constitué d’une série de poudrières autour desquelles circulent des groupes brandissant des torches enflammées. L’armée française tente d’éteindre ces torches avec les petits moyens qui sont les siens : 3500 hommes sur une superficie correspondant à six ou sept fois celle de la France« .

 

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Seuls des Etats nationaux fonctionnels pourraient restaurer la sécurité.


Cela impliquerait de consolider ou de reconstruire non seulement les armées nationales mais aussi les gendarmeries, les administrations territoriales, les systèmes judiciaires. Or ces pays n’en ont pas les moyens et rien n’indique que leurs élites politiques en aient l’envie : « souvent corrompues, gérant leurs ressources humaines en fonction de critères ethniques ou clientélistes, payant leurs soldats de manière épisodique« . Depuis les indépendances il y a soixante ans, elles vivent fort bien de la misère de leurs peuples.

Sans oublier la question démographique que personne ne veut examiner et qui, affirme Serge Michailof, va avoir pour résultat que « l’Afrique va se retrouver dans nos banlieues« .

La presse élyséenne (autrement dit la presque totalité de la presse française) ne parle quasiment plus de l’engagement militaire français en Syrie dans le cadre de la coalition américano-saoudienne.

voir :  http://diaconescotv.canalblog.com/archives/2016/05/10/33790432.html 

Elle ne parle que des « exactions » que commettrait l’armée syrienne dans sa reconquête. Si l’hôpital d’Alep saute ou si un camp de réfugiés est bombardé, c’est forcément l’armée syrienne. La presse française ignore-t-elle que dans toutes les villes reprises à l’EI, que ce soit par les Kurdes ou les Syriens, les hôpitaux ont été retrouvés piégés aux explosifs par les djihadistes avant leur fuite ? À Palmyre, par exemple, ce sont les Russes qui sont en pleine opération de déminage de l’hôpital. Ignore-t-elle aussi que les « alliés » ont déjà commis plusieurs erreurs dans leurs bombardements et que selon deux rapport successifs de l’ONU ce sont les djihadistes d’Al Nosra-Al Qaida et ceux de l’EI qui utilisent du gaz moutarde pour attaquer le Syriens ? Cela s’est encore produit récemment à Deir Ezzor.

En Syrie, c’est l’échec total ! La presse française avait pourtant raconté que nos Rafales, Mirages, et le Charles de Gaulle allaient sceller le sort de ce salaud de Bachar el Assad en trois coups de cuiller à pot. Hollande, Fabius et aujourd’hui Ayrault sont dans une ignorance dramatique des questions arabes. Elle ne risque pas d’être sauvée par l’inculture abyssale du personnel diplomatique français (2) qui, même quand il est compétent (car heureusement ça arrive), se garde bien, par sécurité professionnelle, de démentir les élucubrations des conseillers énarques de l’Elysée et du Quai d’Orsay. Il leur raconte donc ce qu’ils souhaitent entendre.

On a oublié la Syrie heureuse, prospère, multireligieuse et multiculturelle d’avant la grande déstabilisation lancée par le lobby américano-saoudien qui voulait y faire un « printemps arabe » selon les Américains, « printemps islamiste » selon les saoudiens.

En matière arabe et musulmane, les Américains sont tout aussi niais que les socialistes français. Ils n’ont pas vu ni compris dans quel piège les entrainait l’Arabie saoudite qui a deux objectifs : préserver sa richesse colossale et son pétrole, et exporter son idéologie, le wahhabisme ou islam radical, en Europe.

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En Syrie c’est la Russie qui commence à apporter la bonne solution : rétablir Bachar el Assad et son pouvoir laïc et socialiste.


Le problème n°1 est que Washington est incapable de repenser le cadre stratégique de ses relations avec la Russie. « La cohérence semble la grande absente de leur politique au Moyen-Orient. En Syrie, les États-Unis adoptent une approche au coup par coup. Après l’échec avéré de la coalition à éradiquer l’État islamique, le fiasco du programme d’entraînement des rebelles pour renforcer des groupes modérés au détriment de groupes jihadistes soutenus notamment par l’allié saoudien, un pari sur l’opposition kurde visée par l’allié turc et une convergence ponctuelle avec les Russes pour favoriser une issue politique à Genève, les Américains font finalement marche arrière » (Revue Défense).


Le problème n°2 est que Hollande et Fabius, aujourd’hui Ayrault, sont incapables d’autre chose que d’un suivisme stupide de leurs « alliés » américains et saoudiens.

Obnubilés par la Chine et inquiets du rapprochement stratégique entre Moscou et Pékin, les Américains croient pouvoir le gêner – à défaut de l’empêcher – en  contrant systématiquement les Russes dans toutes les crises. Une politique de puissance portée par une vision stratégique à long terme aurait dû pousser Washington à apaiser les tensions avec Moscou pour jouer des oppositions dans la relation sino-russe.

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La politique à courte vue du président Obama ne peut aboutir qu’à prolonger les crises.

La France est absente des négociations en cours sur la Syrie et elle a abandonné les chrétiens de la région : aucun écho médiatique à l’explosion de la grande église de Mossoul dynamitée par les djihadistes de l’EI le 24 avril, l’une des dernières encore debout (il y  avait 40 églises à Mossoul du temps de Saddam Hussein).

Alors que la France accueille toujours plus de musulmans, les chrétiens syriens qui souhaiteraient se réfugier en France ne le peuvent plus et sont les seuls à être refoulés. Les visas ne sont plus accordés aux chrétiens et Bernard Cazeneuve justifie ce comportement raciste (3) par « des raisons de sécurité« . Il était également difficile de ne pas être écœurés en voyant le pape François baiser les pieds de douze « réfugiés » musulmans de trois familles musulmanes et les ramener au Vatican, ne prenant pas dans son avion de familles chrétiennes parce qu’« elles n’avaient pas les papiers en règle ».

Et quoi encore, les chrétiens avaient les pieds sales ?

L’Imprécateur

 

1 : L’opération Barkhane  a succédé le 1er août 2014 à l’opération Serval et mobilise quelque 3500 militaires en Mauritanie, au Mali, Niger, Tchad et Burkina Faso. Dix soldats français avaient été tués lors de l’opération Serval, déployée de janvier 2013 à juillet 2014 au Mali, sept militaires français ont été tués depuis le lancement de l’opération Barkhane qui a succédé le 1er août 2014. À leur lancement, le président Hollande affirmait que ces opérations ne dureraient que « quelques mois » : 17 morts pour la France, un coût élevé, et c’est loin d’être fini.

 

2 : Il fallait que le représentant de la France à l’ONU et le personnel diplomatique français soient sacrément ignorants de l’histoire du Moyen-Orient pour voter une résolution UNESCO décrétant que le Mur des Lamentation n’est pas juif et appartient au patrimoine culturel musulman. Comme si l’on disait que la Sainte chapelle était à l’origine une mosquée.

 

3 : le refus ou la critique de l’islam étant considéré par la loi française comme un acte raciste, il va de soi que si cette religion est définie comme une race par la loi, les autres doivent l’être aussi. Refuser des chrétiens est les accuser d’être porteurs d’insécurité est donc également un acte raciste.

 

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10 mai 2016

GUERRE TOTALE EN SYRIE OUBLIEE DES OCCIDENTAUX... SAUF DES RUSSES

GUERRE TOTALE EN SYRIE OUBLIEE DES OCCIDENTAUX ... SAUF DES RUSSES  

Les opérations de l’armée arabe syrienne après la libération de Palmyre

Les opérations de l’armée arabe syrienne après la libération de Palmyre

Les ingénieurs et les équipements de plusieurs régiments de l’armée arabe syrienne ont été déployés à Palmyre, pour commencer les réparations et la reconstruction de l’aéroport de Palmyre (Tadmor) libéré des mains de l’Etat islamique. Compte tenu de la proximité de la Deir Ez-Zor et de Raqqa, cela jouera un rôle important dans une offensive de l’armée arabe syrienne contre l’état islamique. Il va y avoir, à l’aéroport situé à l’Est de Palmyre, un déploiement de l’aviation et des hélicoptères d’attaque russo-syriens, capables d’intervenir rapidement dans les opérations, pour appuyer les offensives des forces terrestres, des avions et des hélicoptères de transport pour les opérations aéroportées.

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Pour soulager les ingénieurs de l’armée arabe syrienne pour cette tâche, une compagnie de génie pour le déminage du centre de formation de Moscou a rejoint Palmyre,  le 31 Mars 2016, et a pris le relais de l’armée arabe syrienne, avec pour mission de détecter et d’éliminer les engins explosifs posés par l’État islamique avant de quitter Palmyre. L’opération, qui durera plusieurs mois, impliquera des robots de déminage Uran-6 et des équipes de chiens dressés pour détecter des explosifs. Le robot sur chenilles blindé Uran-6 qui pèse 12 tonnes, est contrôlé à distance par le biais de plusieurs caméras de télévision. Les ingénieurs qui opèrent avec ces robots peuvent commander le transport des engins improvisés dans des endroits isolés éloignés de l’endroit d’extraction de l’explosif ou de procéder à une explosion contrôlée. Jusqu’à présent, 3000 de ces engins explosifs ont été désamorcés.

Comme je l’ai dit dans un article précédent, l’armée arabe syrienne a commencé la phase préparatoire de la bataille pour Palmyre le 7 Mars 2016, réussissant à encercler les flancs d’un avant-poste du groupe de l’Etat islamique, composé de 1500 combattants, situé à 50 km à l’ouest de Palmyre, coupant les voies de retraite vers le nord (Raqqa) et vers l’est (Deir Ez Zor) des combattants de l’Etat islamique encerclés dans le district de Al-Qaryatayn et Mahsaași [1].

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Al-Qaryatayn et Mahsaa.

Pendant que des unités de la 18ème division de chars effectuaient la phase finale de l’opération de libération de Palmyre (zone 2), elles sont remplacées dans les quartiers de Al-Qaryatayn et Mahsaa par 6 000 soldats syriens des 43ème et 63ème brigades et la 4ème division mécanisée, renforcées par les vétérans des commandos Faucons du Désert. Ils ont commencé l’offensive contre les 1500 combattants du groupe Etat islamique, pour les encercler dans les villes antiques chrétiennes de Al-Qaryatayn et Mahsaa (zone 1 ).

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Al-Qaryatayn est un nœud important du réseau d’oléoducs et de gazoducs de la Syrie. L’appui aérien a été assuré par la Syrie avec des avions Su-22 et des hélicoptères d’attaque Gazelle SA-342, et par les Russes avec des Su-25 et des hélicoptères d’attaque Mi-28 N.

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Après la libération de Qaryatayn, la 4ème Division mécanisée se déplacera au nord de Palmyre pour contrôler les sommets des montagnes al-Mar’eh (1129 m), Khashabiyah (995 m) et Jabal al ‘Asab (625 m), d’où elle se dirigera vers la plaine Maskaneh pour surveiller toute tentative de prise de contrôle de la route Khanaser-Alep par les combattants de l’Etat islamique. La 4ème Division mécanisée a également pour mission la libération de la base aérienne de Tabqa, située à 35km à l’ouest de Raqqa. La reconquête de cette base aérienne permettrait à l’armée arabe syrienne d’interdire toutes manœuvres des forces de l’État islamique de Deir Ez-Zor sur la rive ouest de l’Euphrate.

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As-Sukhnah et Arak

Une deuxième direction offensive contre l’État islamique suivie par l’armée arabe syrienne est la libération des villes d’As-Sukhnah et Arak, situées 30-40 km à l’est de Palmyre, où se sont repliés environ 2000 combattants de l’Etat Islamique qui contrôlaient Palmyre (zone 4). Les installations pétrolières à Al-Sukhnah avaient constitué un point logistique important pour l’Etat islamique, d’où il tirait de l’argent à partir de la contrebande de pétrole. L’offensive est portée par la 18ème division de chars, le bataillon Tigre des forces pour les opérations spéciales de l’armée arabe syrienne, des soldats de Qods (forces spéciales iraniennes), le Hezbollah libanais et les groupes paramilitaires irakiens Harakat Al Nujaba, Liwa Imam Ali, Kata’eb Hezbollah. Les deux localités As-Sukhnah et Arak sont placées au milieu du désert, entourées de champs de pétrole exploités par l’État islamique sur l’autoroute M20, qui relie Deir ez-Zor à Palmyre. Après la libération de As-Sukhnah et Arak, l’armée arabe syrienne ne rencontrera plus aucune résistance sur les 80 km qui la sépareront de Deir ez-Zor, pour faire la jonction avec les défenseurs de cette ville, c’est-à-dire la 104ème Brigade de parachutistes, la 137ème brigade d’artillerie, et des combattants des forces de la Défense nationale.

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Deir ez-Zor

Pendant ce temps, la base aérienne Hmeymim a constitué un pont aérien, formé d’avions de transports militaires syriens Il-76 escortés par des avions de chasse russes Su-30 SM2 et Su-35 qui larguent des palettes quotidiennes de nourriture pour les 200 000 habitants de la ville Deir ez-Zor.

Au niveau de la troisième direction de l’offensive, grâce à des informations obtenues par les satellites multi spectres et des avions sans pilote russes, la 104ème Brigade Aéroportée a mené, le 30 Mars 2016, un raid éclair dans l’ancien aéroport situé dans le quartier d’al-Ashari au sud de ville de Deir ez-Zor. Ils y ont découvert et neutralisé un groupe de combattants de l’État islamique infiltré dans la ville par un tunnel possédant l’électricité, des conduites d’eau et la ventilation. A cette occasion, le commandant de l’Etat islamique à Deir ez-Zor été tué. Il s’agissait du citoyen belge Salahiddeen Al-Beljiki. Le tunnel a été utilisé à la fois pour l’infiltration de l’Etat islamique et pour stocker des armes, des munitions et des explosifs (zone 4).

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Un bataillon de la 104ème Brigade aéroportée, embarqué dans une voiture légère blindée, a effectué un raid sur les positions de l’État islamique dans les villes d’al-Mayadeen et al-Ashari, situées à 20- 25 km au sud de la ville de Deir ez-Zor, sur l’autoroute M4 (zone 5). La jonction de la 18ème division avec les forces de défense de la ville de Deir ez-Zor permettra l’isolement de la totalité du groupe de l’Etat islamique, composé de 3000 combattants disposés au nord de la ville de Al Bukama.

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Les combattants kurdes de l’YPG ont coordonné leurs efforts avec la 104ème Brigade aéroportée, avançant au sud et libérant les champs de pétrole de Maliha et de multiples objectifs dans la localité de Rwaished, située à 48 km au nord de Deir ez-Zor. Ils ont libéré la raffinerie, la gare et le pont sur la rivière Al Khabur. Ces actions kurdes permettent à l’armée arabe syrienne de commencer le confinement du groupe Etat islamique de 2500 combattants qui contrôle les champs de pétrole du nord la Syrie, à la frontière avec l’ Irak (zone 5 ).

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SOURCE : Valentin Vasilescu

 

Les avions russes obligés

de revenir précipitamment

et de reprendre les

bombardements en Syrie

 

 

Les avions russes obligés de revenir précipitamment et de reprendre les bombardements en Syrie

 

Bien que la Russie ne possède pas la technologie aéronautique du niveau de celle des Etats-Unis, ni d’avions de cinquième génération, les bombardiers russes ont été très efficaces dans leur campagne de 5-6 mois en Syrie. L’un des objectifs, qui était d’attirer des commandes massives pour les armes russes, a été atteint [1].

Cependant, après que la Russie et les Etats-Unis aient convenu de la cessation des hostilités à partir du 27 Février 2015, le président Vladimir Poutine avait ordonné un retrait de 46 des 54-56  avions Su-24, Su-25, Su-30, Su-34  et Su-35 russes déployés sur la base aérienne de Hmeymim en Syrie. Le retrait des bombardiers russes a été mal inspiré et leur absence a été fortement ressentie par l’armée arabe syrienne qui, après la conquête de Palmyre, n’a jamais eu la force nécessaire pour poursuivre l’offensive contre l’État islamique, à Raqqa et Deir ez-Zor [2]. Sans le soutien aérien, l’armée arabe syrienne a subi de lourdes pertes face au Front Al Nusra (filiale d’Al-Qaïda en Syrie) dans la région d’Alep.

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En outre, en l’espace d’un mois, l’aviation syrienne a perdu trois avions de combat (MiG-21, MiG-23 et Su-22), abattus dans le nord de la Syrie par les portables sol-air des islamistes introduits en grandes quantités dans le pays après l’entrée en vigueur du cessez-le feu. Pour cette raison, l’armée de l’air syrienne ne dépasse pas un maximum de 10 cibles islamistes en un jour, ce qui est insuffisant pour permettre aux troupes terrestres syriennes de prendre plus de mesures offensives. L’armée arabe syrienne se retrouve dans une situation délicate, et cependant l’armée russe ne peut pas aller contre l’ordre de Poutine et ramener les bombardiers qui ont été retirés de la Syrie. Il ne semble pas non plus que la proposition du commandant des forces aériennes de la Russie, le général Viktor Bondarev, de tester en Syrie les nouveaux avions Yak-130 dans des missions d’attaque au sol, ait été acceptée par Poutine [3].

La seule variante qui ait été couronnée de succès a été le déploiement du seul porte-avions russe Admiral Kuznetsov dans la mer Méditerranée, près de la côte syrienne. Le problème est que le porte-avions russe, entré en 2015 dans une phase de réparation et de modernisation dans les chantiers navals de Sevmaş à Severodvinsk, devrait être remis à la Marine à la fin de 2016. La mise à niveau signifie adapter le porte-avions pour le faire fonctionner avec les nouveaux MiG-29 K / KUB, au lieu de l’ancien avion Su-33. Les pilotes du porte-avions Amiral Kuznetsov se sont entrainés l’année dernière pour le décollage et l’atterrissage du MiG-29 K / KUB sur des pistes spécialement aménagées (Nitka), imitant celles du pont du porte-avions, de Saki (Yevpatoriya – vestul Crimeii) et Yeisk ( sur la côte de la mer d’Azov).

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Le porte-avions Amiral Kuznetsov (Projet 1143), propulsé par des turbines à gaz, a un déplacement de 65000 t, et a été lancé en Décembre 1990 par les chantiers navals N° 444 Sud de Nikolaev, dans la RSS d’Ukraine. Il a été conçu pour embarquer 52 à 55 avions et hélicoptères. L’Amiral Kuznetsov est armé avec huit systèmes d’artillerie AA de type AK-630 (2x30mm), 18 lance-missiles AA de type 3K95 Kinzhal, 12 lance-missiles navire-navire P-700 Granit (portée 620 km, la vitesse de Mach2,5) et deux lance-missiles anti-sous-marins UDAW-1.

Le Ministre de la Défense de la Fédération de Russie a déclaré que la date de sortie des réparations du porte-avions Amiral Kuznetsov a été avancée au 1er Juillet 2016. Pour cette raison, le porte-avions n’embarquera pas seulement des MiG-29 K / KUB, mais conservera aussi certains des avions Su -33. Sa nouvelle configuration aura 12 avions multi-rôle Su-33, 28 avions multi-rôle MiG 29 K / KUB, 4 avions école et d’attaque au sol Su-25UTG / UBP et 8 hélicoptères de lutte anti-sous-marine Ka-27.

Les avions Su-33 et MiG-29 K / KUB décollant du porte-avions Amiral Kuznetsov ne peuvent être armés que de 30-40% de la quantité maximale d’armes et de carburant (6-9 t). Toutefois, cette restriction ne les empêchera pas d’obtenir le même effet sur leurs cibles que les bombardiers Su-24 et Su-34 qui opéraient en Syrie. En effet, les avions Su-24 et Su-34 étaient armés chacun de deux bombes KAB-250 S/LG  de 250 kg ou KAB-500 L/Kr de 500 kg ou KAB-1500 L/Kr, toutes guidées par laser, caméra ou GPS, ou deux missiles air-sol de type Kh-29 L/T et Kh-25 T, guidés par faisceau laser ou caméra. [2]. Conçus pour les missions de chasse, les Su-33 et MiG-29 K / KUB auront en plus des missiles air-air de courte et moyenne portée.

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Le petit porte-avions russe est suffisant pour frapper les islamistes Syriens qui ne pourront pas faire face, avec le même effet que l’un des 11 porte-avions à propulsion nucléaire des États-Unis qui ont un déplacement de plus de 100 000 t, avec à bord plus de 78 avions (F/A-18E/F, EA-18G,  E-2), et 12 hélicoptères SH-60F. L’Amiral Kuznetsov n’est pas le seul porte-avions sur lequel peuvent opérer les MiG-29 K / KUB. L’ancien porte-avions russe Amiral Gorskov, avec un déplacement de 43000 t, a été reconstruit et modernisé dans les chantiers navals de Severodvinsk, et entré en dotation de la marine indienne en 2014 sous le nom de Vikramaditya. Il n’embarque que 36 avions : 26 MiG-29 K / KUB et 10 hélicoptères Kamov Ka-28/31.

SOURCE : Valentin Vasilescu

 

Des avions YAK-130 russes en Syrie ?

 

 

Des avions YAK-130 russes en Syrie ?

 

Durant près de six mois de bombardements en Syrie, les avions russes Su-24, Su-25 et Su-34 ont largement réussi à neutraliser l’infrastructure de commandement (postes de commandement, centres de transmission), de stockage et d’approvisionnement (dépôts de carburant, de munitions, de nourriture, parcs automobile) et les réseaux de tunnels des islamistes. Toutes les missions de neutralisation des bunkers ennemis en Syrie ont pris fin. Dans la phase actuelle de conflit en Syrie, l’armée arabe syrienne est obligée de se battre sur plusieurs fronts contre l’État islamique, contre Al-Nusra (Al-Qaida syrien) et son allié l’Armée syrienne libre (ASL), soutenus par les Etats-Unis et l’Arabie Saoudite

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L’armée arabe syrienne ne peut pas faire face à la situation, si elle n’effectue pas des bombardements aériens massifs jour et nuit, en particulier en vue des missions de soutien rapproché contre les  combattants islamistes, leurs moyens automobiles, leurs véhicules blindés et les pièces d’artillerie positionnées à proximité des troupes syriennes. En raison de la situation de cette guerre qui dure depuis cinq ans, l’aviation syrienne n’a pas exécuté d’entraînement en vol de nuit, n’a pas été formée à des frappes de précision et ne dispose pas de points de guidage et de repérage des cibles au sein des forces terrestres en premier ligne permettant de fournir les coordonnées GPS précises des cibles. Les bombardiers Su-24 et Su-34 ne sont pas rentables dans les missions de soutien rapproché de l’armée, avec une fréquence de 4-6 sorties quotidiennes, ce qui explique que la plupart d’entre eux ont été retirés. La Russie a retiré de la Syrie tous les 15 Su-25SM3, qui sont faits uniquement pour les missions d’attaque au sol, étant donné que chaque avion a effectué plus de 200 heures de vol et la cellule doit être soumise à des contrôles, le Su-25 avions étant âgé de 20-30 ans.

La Russie a ajouté à son contingent en Syrie 6-8 hélicoptères d’attaque Mi-28 et Ka-52 (munis de la protection contre des missiles sol-air Prezident), qui sont arrivés le 17 Mars 2016 à la base aérienne de Hmeymim. Les deux types d’hélicoptères sont entrés récemment dans la dotation de l’armée russe et n’ont jamais été utilisés dans un conflit militaire. Les images satellites montrent que des Ka-52 et des Mi-28 ont été utilisés durant l’offensive pour la libération de Palmyre à partir des bases aériennes d’Al-Shayrat (30 km au sud-est de Homs) et Tiyas (67 km à l’est d’Al-Shayrat). Ce nouveau lot d’hélicoptères a été rajouté aux 6 Mi-24 déjà en Syrie pour remplacer les Su-25.

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Dans le cas de la Syrie, seuls tous les avions ont été utilisés, pas les hélicoptères. Des avions plus petits, plus maniables, moins coûteux à exploiter et à entretenir que les appareils multi-rôles ou les bombardiers. La vitesse et l’altitude plus faibles dans la zone de l’objectif permettent aux pilotes de se familiariser avec la situation tactique, de percevoir les changements, de détecter facilement les cibles indiquées au sol et d’exécuter des manœuvres précises attaque.

Par exemple, dans le cadre de la Coalition anti-Etat-islamique dirigée par les Etats-Unis, l’avion A-10 opère avec succès, avec une vitesse maximale de 706 km/h, ainsi que l’avion à turbopropulseurs OV-10G Bronco. L’OV-10G est un vétéran de la contre-insurrection au Vietnam, extrêmement maniable avec une vitesse maximale de 452 km/h et est armé de mitrailleuses cal. 7,62 mm et quatre blocs de roquettes ou deux bombes de 100 kg.

L’idéal à ce moment pour le soutien rapproché de l’armée arabe syrienne serait les nouveaux Yak-130 qui, en plus de pouvoir remplacer la flotte d’avion-école L-39, sont également adaptés pour des missions d’attaque au sol. Le Yak-130 qui est entré dans la dotation de l’armée russe en 2013, vole à une vitesse minimale de 209 km/h et maximale de 1050 km/h (Mach 0,93), avec un plafond de presque 12500 m et peut exécuter des évolutions acrobatiques à un angle de 42 ° (les avions de la même catégorie ont un angle de 32 °). Le Yak-130 bimoteur intéresse le Nicaragua, l’Uruguay, le Myanmar et d’autres pays, qui souhaitent d’abord le tester dans des missions anti-insurrectionnelles. C’est la raison pour laquelle la Russie, qui détient plus de 80 Yak-130, en a commandé 30 autres, et semble prêt à les utiliser dans les combats en Syrie.

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La cabine du Yak-130 offre une bonne visibilité, de sorte que le pilote de la première cabine a un angle de vue sur le nez de l’avion de -16 °, tandis que celui de la seconde cabine a un angle de -6 °. Les deux pilotes ont des équipements pour la vision de nuit et trois écrans multifonctions dans chaque cabine. Le dispositif de visée, entièrement informatisé, est couplé à un télémètre laser LD-130 et une caméra TV pour une meilleure précision de tir. Le Système de navigation inertielle comprend un gyroscope laser BINS-SP-1, et, en plus du GPS, le réseau fonctionne avec GLONASS / NAVSTAR.

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L’avion est équipé d’un système optoélectronique Platan, de détection de cibles en infrarouge et de guidage des armes (IRST). Le radar de bord est une miniature de type Osa, qui détecte les cibles à 85 km, les cadre et lance des missiles à partir de 65 km, pouvant suivre simultanément huit cibles aériennes et deux terrestres. Bien que le Yak-130 ne dispose pas de blindage, l’avionique à bord est supérieure à celle de l’avion d’attaque au sol Su-25 SM3. Le Yak-130 est protégé des missiles sol-air qui ont commencé à apparaître dans l’équipement des islamistes syriens, par un équipement EW (guerre électronique) qui comporte un système d’alerte contre les radiations, une station de brouillage actif, et des lanceurs de pièges thermiques.

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Pour l’armement, le Yak-130 dispose d’un canon GSH-301 cal. 30 mm et neuf points d’ancrage dans les ailes et le fuselage, qui peut prendre 3000 kg d’armes. Ses armes de haute précision comprennent des  missiles antichars Vikhr-M, des missiles air-sol Kh-29L/MS, des bombes guidées KAB-250 S/LG et KAB-500 L/Kr. Le Yak-130 peut accrocher des bombes non guidées FAB-500, des bombes anti bunkers BetAB-500, des bombes thermobariques ODAB-500, OFAB-250-270, des bombes dans des boîtes avec des munitions autoguidées antichars RBK-500, similaires aux BLU-108 américains. Le Yak-130 peut être équipé de blocs UB-32, B-8M1, B-13L, PU-O-25, armés de roquettes cal. 57mm, 80mm, 122mm et 266mm. Après le déploiement de bombardiers russes en Syrie,  les pilotes instructeurs russes volant sur les Yak-130 dans les bases aériennes de Borisoglebsk (Kazan) et d’Armavir (région de Krasnodar) ont entamé un programme complexe de préparation pour des missions de combat, avec tirs réels sur des cibles au sol, dans le cadre d’une formation de jour et de nuit.

La destruction de l’avion Su-24 russe par l’aviation turque a obligé les bombardiers Su-34  à évoluer en Syrie, armés de missiles air-air. Par coïncidence, dans le nouveau programme de formation des pilotes d’Armavir, figure le lancement de missile air-air de courte portée (20-30 km), le R-73E.

Si les tests des avions russes Yak-130 en combat réel en Syrie donnent de bons résultats, ils pourront être transférés à l’armée arabe syrienne, puisque 36 de ces avions avaient été commandés par l’armée arabe syrienne en 2014 et stockées en Russie sous la pression américaine.

SOURCE : Valentin Vasilescu

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Le 9 Mai 2016, MOSCOU célèbre le 71e anniversaire de la victoire sur le nazisme

Moscou célèbre le 71e anniversaire de la victoire sur le nazisme

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Le 9 mai, toute la Russie célèbre la fin de la guerre contre le Troisième Reich. Ce jour, fêté à travers l’Europe le 8 mai, prend une dimension toute particulière en Russie, 26 millions de citoyens ayant disparu durant cette guerre en URSS.

Les célébrations de cette grande fête chère à toutes et à tous ont commencé selon la tradition par le défilé militaire sur la place Rouge, à 10h à Moscou  (9h, heure de Paris) : véhicules militaires, soldats et officiers la traversent chaque année depuis 1965, date du 20e anniversaire de la fin de la Seconde Guerre mondiale, appelée Grande Guerre patriotique en Russie. Après la chute de l’URSS, cette tradition a été brièvement interrompue, avant de reprendre en 1995.

Cette année, les spectateurs ont vu défiler 10 000 militaires et 100 unités de matériel terrestre alors que 71 avions militaires ont survolé la capitale russe. En outre, pour la première fois, des femmes soldats ont pris part à la parade.

Le défilé avait été préparé avec attention. Des soldats, des véhicules blindés et des avions s'étaient entraînés hors de la capitale russe mais ont aussi parcouru le centre de la ville dans des répétitions.

Dans l’après-midi, le «Régiment immortel», des familles portant les portraits de leurs parents disparus pendant la guerre, sont descendues dans les rues de Moscou pour commémorer les victimes tombées en héros lors de la Seconde Guerre mondiale. Plus de 500 000 personnes ont annoncé leur intention d’y prendre part. 

Des célébrations nombreuses sont prévues pour le jour de la Victoire partout en Russie. Les villes se couvrent de rubans orange et noirs, dits «rubans de saint Georges», en l’honneur du courage des soldats. Outre les défilés, dans les parcs et sur les places, les autorités organisent des concerts avec des chansons datant des années de guerre. Les gens avec des écharpes aux couleurs noir et orange de saint Georges descendent toujours dans les rues remercier les vétérans pour leur contribution à la victoire et leur présenter des fleurs. Selon la tradition, de nombreux feux d’artifice viennent achever en apothéose ces célébrations. 

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Le 9 mai, Moscou accueille toujours d’éminents étrangers, dont nombre de chefs d’Etat. Aujourd’hui, parmi les invités se trouve un couple français, Jean-Claude et Micheline Magué, invités par le président russe. En avril, ils ont décidé d’offrir leurs médailles militaires de famille à celle d’un officier russe, Alexandre Prokhorenko, mort en héros en Syrie. Ce  jeune lieutenant avait appelé l’aviation à bombarder sa position, alors qu’il était cerné par Daesh, à proximité de Palmyre. 

Le Régiment immortel

 

 

arpente les rues de Moscou

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Une énorme procession, ses participants portant des photographies des membres de leur famille disparus lors de la Seconde guerre mondiale, défile dans de nombreuses rues de la capitale russe avec, en tête, le président Vladimir Poutine en personne.

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La tradition de défiler dans la rue avec des photos de ses parents décédés dans la seconde déflagration mondiale pour honorer leur mémoire est née en Russie en 2012. La jeune génération montre ainsi qu’elle n’a pas oublié les héros du passé. Cette année, à Moscou, plus de 500 000 personnes ont annoncé leur intention de participer à ce défilé, désormais traditionnel. 

Au regard du décalage horaire, des citoyens russes ont déjà défilé avec leurs photos dans de nombreuses villes, dont Vladivostok est la plus emblématique.

 

LES PHOTOS DU DEFILE A MOSCOU ( SOURCE AGENCE SPUTNIK )

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DÉFILE DE L'ARMEE RUSSE A SAINT PETERSBOURG 

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09 mai 2016

IIIe CONGRES DU PARTI DE LA FRANCE A PARIS LE 7 MAI 2016 AVEC LA REELECTION DE SON PRESIDENT CARL LANG

3e CONGRES du PARTI DE LA FRANCE à PARIS le 7 MAI 2016

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Ce samedi 7 mai avait lieu le 3e congrès du Parti de la France présidé par Carl Lang.

Des vétérans de l’ancien FN de l’époque du « Menhir » étaient présents, fidèles à leurs idées, sans compromissions ni dépoussiérages aussi excessifs que laborieux. Les anciens soldats, les soldats de toujours se tenaient fiers et droits avec leurs médailles sur la poitrine, tenant sans faillir le drapeau auquel ils ont consacré toute leur carrière.

Mais la jeunesse n’était pas en reste, cohabitant le plus naturellement du monde avec la vieille garde, unies dans un même amour charnel pour la patrie.

Car c’est tout simplement la France que le public et les militants étaient venus soutenir et défendre, la vraie France, celle des clochers et des coqs, celle du bon vin, de l’élégance, des libertés, celle qui des siècles durant a été le phare du monde.

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Cette France qui « n’a jamais été aussi mal », comme l’a rappelé en préambule Roger Holeindre, co fondateur du FN, avant d’évoquer l’Algérie, ce pays où il avait en son temps créé un lieu visant à l’instruction de nombreux jeunes musulmans, ce territoire où pullulaient avant 1830 les maladies mortelles, l’esclavagisme et les guerres tribales avant que les Français n’aillent y construire des hôpitaux, des écoles, des routes, faisant monter en flèche la démographie d’un territoire en plein désarroi.

Il a fustigé la République et son évocation à toutes les sauces destinée à faire oublier que sous le vernis républicain se trouve la France, notre pays foulé aux pieds par des usuriers avides de gloriole. « Ils armeront les banlieues pour sauver les soi-disant valeurs de la République. Moi je ne connais pas les valeurs de la République, je connais les valeurs de la France ».

Les Francs-Maçons n’ont pas été en reste sur sa liste des coupables : « A Sidi Ferruch, le chef des Arabes est venu se présenter aux Français et il a dit ‘maintenant vous avez gagné’, nous prendrons la religion chrétienne, nous attendons vos missionnaires’. Et c’est le gouvernement à Paris, des Francs-Mac, qui ont refusé. Ils ont pris le chef des armées arabes et ils l’ont inscrit dans une loge maçonnique. Alors ça tombe bien parce qu’aujourd’hui, quels que soient les gens qui sont élus, c’est le programme des loges maçonniques qui est mis en avant en France et absolument aucun autre ».

Roger Holeindre s’est défendu ensuite d’être le diable, quoiqu’en disent les médias et les politiques, obligeant notamment le FN à montrer patte blanche au point de n’en plus avoir de patte du tout :

« J’accuse ce gouvernement de tricherie, de mensonge et de trahison, lorsque Mme Le Pen se croit obligée de dédiaboliser le Front National, moi j’ai répondu immédiatement que je n’avais pas besoin d’être dédiabolisé. Cela voudrait dire que depuis 40 ans, mes amis et moi-même nous ne racontions que des balivernes. Ce que nous avons raconté depuis 40 ans est l’exacte vérité, et si cela avait été appliqué, la France ne serait pas dans l’état où elle est aujourd’hui ».

Il a enfin appelé à entrer en résistance pour sauver notre pays, non par les armes mais par notre motivation, par une « résistance morale », par l’affirmation sans rougir de ce que nous sommes.

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Fernand Le Rachinel, lui aussi ancien du FN, a lui évoqué le triste tableau de l’abyssal déficit de l’Unedic grevé principalement par le budget alloué à l’existence même de Pôle Emploi, cet organisme tape à l’œil qui coûte une véritable fortune aux contribuables pour un piètre résultat.

Intervenait ensuite Katell Mautin, mère de famille nombreuse qui a rappelé l’importance de ne pas laisser à des tiers, notamment à l’Education Nationale, le soin de s’occuper de l’éducation des enfants en lieu et place de leurs parents, a fortiori de leur sexualité, l’enseignant devant se cantonner au seul rôle d’instructeur, un avis partagé par l’intervenant suivant Christian Baeckeroot, lui aussi ancien du FN, lequel a précisé qu’il n’y avait que dans les états totalitaires que l’Etat éduquait les enfants à la place de leurs parents. On se souviendra de l’énormité proférée d’ailleurs par Vincent Peillon, alors ministre de l’EN qui parlait « d’arracher l’enfant au déterminisme familial »…

L’orateur suivant, Eric Pinel, nous a narré cette histoire d’un homme qui avait commandé un portail en chêne pour sa maison, lequel souhaitait que son portail soit de fabrication française. Les chênes ont bien été abattus et coupés en France… avant de partir pour la Chine où ils ont été débités en billes, lesquelles ont été réexpédiées en France pour garantir la fabrication… française ! En période de forte sensibilisation à l’écologie, de fumisterie de COP 21 et autres campagnes de culpabilisation massive des Français, on ne pourra que s’étonner que le gouvernement ne légifère pas sur l’usage de telles pratiques

Le chouchou de la conférence a été ce beau et brillant garçon d’une vingtaine de printemps, très élégant dans son costume et particulièrement droit dans ses bottes. L’écouter fut une vraie bouffée d’air frais. Ce jeune militant du PDF, étudiant en médecine, nous a donné une leçon de bravoure inespérée pour son jeune âge. S’adressant à la jeunesse, il a demandé : « ne nous laissons pas nous, la jeunesse, culpabiliser par les tenants de la bien pensance ».

Evoquant Verdun et la hardiesse de nos Poilus, il a appelé à s’armer intellectuellement car l’arme morale, culturelle et intellectuelle va de pair avec la défense physique : « Apprenons à connaître notre civilisation, notre nation, et en tout premier lieu son Histoire. Car celui qui connaît l’Histoire de France, celui-là ne peut pas se laisser aussi indifféremment qu’actuellement conduire dans les poubelles de l’Histoire ».

Comme son aîné Roger Holeindre, lui aussi a fait part de son ras-le-bol des sempiternelles valeurs républicaines. Avec fougue il a asséné : « Ils nous emmerdent avec la République, ce n’est pas la République que l’on aime, c’est la France ! Ce n’est pas la République qui voit son identité dissoute et remplacée par des cultures étrangères, c’est la France ! ». Voilà qui était dit !

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Une autre ancienne figure du Front National, Martine Lehideux a pesté contre l’invasion migratoire. Les immigrés italiens, polonais et autres venaient en France dans le but de travailler, aujourd’hui, les nouveaux immigrés viennent pour demander des logements, des aides… « Ils restent, ils demeurent, ils exigent »… « et ils obtiennent », contrairement, a t-elle rappelé, aux personnes âgées dans les campagnes qui vivotent avec un revenu de misère.

Refusant toute compromission de nos propres valeurs visant à nous faire adopter de force les fondements de la charia, elle a dit refuser dans notre pays la construction de mosquées, ces marqueurs de conquêtes mahométane, mais aussi l’imposition du voile et de toute autre culture contraire et hostile à la nôtre, car « non, la France n’est pas terre d’islam ! ».

L’avant-dernier intervenant a remporté un franc-succès au point d’être ovationné debout. Il s’agissait de Koen Dillen, fils du fondateur et représentant actuel du Vlaams Blok. Il nous a fait part de l’avancée terrifiante de l’islamisation dans son pays, chiffres à l’appui. La Belgique se meurt peu à peu, des quartiers entiers tombent sous la charia, des villes…

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Pour clôturer cette journée, Carl LANG le président réélu à l'unanimité du PdF a fustigé Hollande et son gouvernement, un régime qui fabrique les conditions de la guerre et des « guerres de religion », mais aussi l’immigration et son corollaire l’islamisation de moins en moins rampante de la France : « Pas de charia chez nous ! », « l’islamisation de la France aujourd’hui ça suffit ! ».

Accusant « ceux qui organisent l’immigration de travail » qui sont « des criminels », il a rappelé que les Français devaient être prioritaires en tout dans leur propre pays, ce qui semble normal, vu que c’est ce qui se pratique dans tous les pays du monde, et que l’unité nationale était la garantie de la paix sociale.

« Si vous êtes pour l’Algérie aux Algériens, vous êtes un héros mais si vous réclamez la France aux Français, vous êtes un nazi ». Eh oui, quoi de plus délirant, n’est-ce pas ?

Bien sûr, à la sortie du Novotel de Bagnolet le cloaque de la réalité nous a cruellement rattrapés….

Caroline Alamachère

 

Discours de clôture de Carl Lang, président du Parti de la France

 

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En résumé ce sont plus de 400 délégués des fédérations du Parti de la France qui se sont réunis hier le 7 mai 2016 à Paris dans l'unité, l'amitié et la volonté de résistance.


Notre 3ème Congrès du Parti de la France : un grand succès
Les travaux de la journée ainsi que les orateurs ont été présentés par Jean Verdon. Les opérations de vote se sont déroulées sous l'autorité de Michel Bayvet et Jean-Pierre Reveau. 

Les travaux ont débuté dès 10 heures avec l'Assemblée générale ordinaire lors de laquelle Myriam Baeckeroot, trésorière du parti et Carl Lang , président ont présenté leur rapport moral. Après les opérations de vote qui ont permi l'élection du Conseil national, du Bureau politique et du Président , se sont sont succédées les tables rondes lors desquelles, Thomas Joly, Myriam Baeckeroot, Dominique Slabolepszy, Franck Timmermans, Jean-Claude Rolinat, Dominique Challard, Pierre Deplanque, Christophe Devillers, Matthieu Mautin, Dominique Morel et Pierre-Marie Verdier ont travaillé sur la préparation des échéances électorales de 2017 ainsi que sur l'action des élus du Parti de la France. 

L'après midi, après un déjeuner convivial et sympathique lors duquel nos amis des différentes fédérations ont pu se retrouver, les travaux ont repris avec la prise de parole de différents orateurs.  

Ainsi Roger Holeindre, président d'honneur du Parti de la France et président du CNC, a lancé un appel à la résistance nationale, Fernand Le Rachinel, meilleur ouvrier de France et ancien député au Parlement européen a exposé les nécessités économiques de la défense de nos entreprises, de la valeur travail et de la promotion de nos filières de promotion en dénonçant par ailleurs la persécution fiscale dont sont victimes les Français en général et les entrepreneurs en particulier. 

Katell Mautin, mère de famille de 7 petites filles, est intervenue brillamment sur la défense de la famille et des valeurs familiales dans le respect de la loi naturelle. 

Christian Baeckeroot , expert comptable et ancien député a dressé un bilan de l'état de l'éducation dite nationale et a développé le projet du Parti de la France pour la restauration de notre système éducatif. 

Eric Pinel, enseignant, ancien député au Parlement européen a rappelé l'attachement prioritaire du PdF à la défense de nos paysans, de nos filières agricoles et à la protection de notre patrimoine rural et français. 

Nicolas Goas, étudiant en médecine et délégué national des étudiants du PdF a appelé avec force la jeunesse française à la mobilisation afin de reprendre le flambeau de la défense de la patrie française. 

Martine Lehideux, vice-présidente du PdF, ancienne Députée a appelé tous les militants et les sympathisants de la vraie droite nationale à s'engager et à rejoindre le Parti de la France afin de mener la grande bataille politique et historique de résistance et de reconquête nationale. 

Les deux invités du parti de la France ont ensuite pris la parole. Tout d'abord Joëlle Bergeron, commissaire priseur et député au Parlement européen qui a rappelé l'attachement de tous les patriotes d'Europe à la défense de notre patrimoine culturel européen et souligné la nécessité de mener la bataille de protection de notre culture et de notre héritage de civilisation. Puis Koen Dillen, ancien député flamand au Parlement européen et soutien fidèle du Parti de la France depuis sa création, a rappelé les défis que les patriotes de toutes les nations d'Europe devront relever ensemble en particulier celui de la colonisation étrangère et islamique. 

Cette journée s'est terminée par le discours de Carl Lang, président réélu du Parti de la France qui a défini nos objectifs politiques pour 2017 et réaffirmé que le Parti de la France incarnait la Droite Nationale Européenne, la Droite Populaire et Sociale, la Droite de nos valeurs de civilisation européenne et chrétienne et la Droite des Libertés économiques, de l'entreprise et du patriotisme économique, social et familial.
 
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En dehors de, Myriam BAECKEROOT et Thomas JOLY du PDF depuis 2009, se sont retrouvés des compagnes et compagnons d'avant 1998, Franck TIMMERMANS, Claudine DUPONT-TINGAUD et bien d'autres anciens du combat national pour la FRANCE.
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Les photos de presse du IIIème CONGRES du PdF à Paris le 7 mai 2016 ( photos PDF )

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LES PHOTOS DU DEFILE DE SAINTE JEANNE D'ARC A PARIS LE 8 MAI 2016 AVEC LE PARTI DE LA FRANCE ( photos presse du PDF )

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Rédigé le Mardi 30 Septembre 2014 à 10:29 


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LE NOUVEAU MAIRE DE PARIS EN 2020 SERA-T-IL UN MUSULMAN COMME CELUI DE LONDRES AUJOURD'HUI ?

APRES LONDRE ET L'ANGLETERRE, DEMAIN PARIS ET LA FRANCE ISLAMISEES ?

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Il faut relever le défi londonien : Razzy Hammadi maire de Paris en 2020 !

http://ripostelaique.com/il-faut-relever-le-defi-londonien-razzy-hammadi-maire-de-paris-en-2020.html

SOURCE : RIPOSTE LAÏQUE Publié le 8 mai 2016 - par  

Ri7HammadiHidalgo_0002On l’aurait parié, tellement on connaît par cœur tous les Razzy Hammadi de France et de Navarre. L’ineffable député de la 7e circonscription de Seine Saint-Denis, devenu porte-parole du PS, malgré (ou grâce)  à sa célèbre sortie: « L’histoire elle est terminée, enculé de ta race ! » ne pouvait pas passer à côté de l’élection de Sadiq Khan à la mairie de Londonistan.

Bien évidemment, la France se voit accusée de ringardisme, voire de racisme, exactement comme il y a huit ans, lors de la victoire d’Obama. A ce sujet, avez-vous remarqué que depuis que ce musulman est à la tête des Etats-Unis, il n’y a plus de manifestations contre l’impérialisme américain, ni contre les guerres américaines menées partout dans le monde ? Ni de la part de la gauche, ni de la part des musulmans. Curieux, non ?

Donc, à présent, voilà notre pays sommé de nommer au plus vite des maires musulmans dans les grandes villes, des députés musulmans en 2017, et bien évidemment, parité obligé, des députés musulmanes. Bien évidemment, on attend avec impatience la venue de première représentante voilée au Palais Bourbon, comme gage d’ouverture à l’autre. Besancenot avait donné l’exemple, en présentant une candidate bâchée aux régionales de 2010, dans le Sud-est de la France, ce qui m’avait obligé à le baffer comme il faut…

http://ripostelaique.com/Besancenot-akbar.html

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Surexcité par la victoire de son coreligionnaire anglais, le camarade Hammadi n’a pu fermer l’oeil de la nuit. Pourquoi ne serait-il pas le premier musulman « français » élu maire de la capitale ? En 2020, il aura 41 ans. Successivement président du Mouvement des Jeunes Socialistes, puis député, puis porte-parole du PS, à défaut d’avoir été nommé ministre (les « enculés de ta race » du Maroc ont pris tous les postes !), le poste de maire de Paris lui irait à merveille.

http://ripostelaique.com/hommage-nouveau-porte-parole-ps-lencule-de-race-razzy-hammadi.html

Certes, il y a la camarade Anne Hidalgo, qui ne paraît pas disposée à laisser la place. Mais il va bien falloir qu’elle dégage, « la vioque » ! En 2020, elle aura 61 ans, tout de même ! A gauche, on défend la retraite à 60 ans, non ? Surtout quand la droite est au pouvoir ! Et même si le maire de Paris ne cache pas sa double nationalité et ses origines espagnoles, même si elle a commémoré le ramadan à l’Hôtel de Ville à deux reprises, même si elle a fait écrire en arabe des mots de bienvenue à Paris, même si elle a financé l’Institut des Cultures d’Islam à hauteur de 26 millions d’euros, même si elle a effacé les dettes des frères du CFCM, même si elle a donné nombre de gages aux frères de Palestine, c’est tout de même d’abord une femme, et ensuite une mécréante. Du balai, Hidalgo, qu’elle retourne à sa cuisine !

Certes, lors de sa première campagne municipale, à Montreuil, en 2014, le malheureux Razzy, bien que député de la circonscription, s’était pris une claque monumentale, ne dépassant pas les 10 %. Mais il était jeune, inexpérimenté, il a beaucoup appris, depuis.

En rêvant toute la nuit à cette échéance, Razzy Hammadi était obligé de réfléchir à de possibles rivaux « communautaires ». A Paris, il y avait déjà un maire adjoint musulman, Yacine Chaouat, que Cambadélis avait voulu propulser dans l’équipe de direction du PS. Poulain de Roger Madec, Chaouat pourrait être soutenu par le lobby LGBT, et cibler les propos « Enculé de ta race », comme la marque d’une réelle homophobie. Mais Hammadi avait les féministes dans sa manche, et ces dernières rappelleraient que Chaouat avait attaché sa femme à un radiateur, et lui avait tapé dessus à coups de ceinturon. Donc, en principe, « Enculé de ta race », c’était moins grave que de cogner sa moukère. Donc, avec le camarade, Yacine, « l’histoire, elle sera terminée… »

Bien évidemment qu’il fallait un maire musulman à Paris en 2020. Et cela ne pouvait être que lui, Razzy Hammadi, fils de pauvre, père commerçant algérien et mère assistante maternelle tunisienne. Un fils du peuple. Autre chose que ces grands bourgeois de Hollande, Valls, Fabius, Cambadelis et autres Touraine ou Baylet, nés avec une cuillère d’argent dans la bouche…

Certes, quand il a relu la réaction de Lucette Jeanpierre, suite à la victoire de Sadiq Khan, il a compris que ce qu’il appelle la fachosphère, pour ne pas pas l’appeler la presse de réinformation, ne lui ferait aucun cadeau. Mais il sait qu’il pourra compter sur le soutien du système.

http://ripostelaique.com/apres-anne-hidalgo-a-paris-musulman-sadiq-khan-elu-maire-de-londres.html

Hammadi, avec sa barbe bien taillée, son beau costume et le soutien de tous les Cambadélis, Mélenchon, Duflot, Benbassa, Kosciusko-Morizet, Attali, BHL, Minc, Plenel, Askolovitch, Jacubowicz, Sopo, Tubiana et Boubakeur (si Allah lui prête vie jusqu’à cette date), cela peut marcher. Et en outre, cela collera parfaitement avec l’image du club de football de la capitale, le Paris Qatar. Le « camarade frère Razzy », c’est un bon produit, c’est vendeur, et c’est porteur pour le Paris mondialisé qu’Hidalgo nous vantait…

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Bien sûr, se disait Razzy Hammadi durant son insomnie, pour faciliter son élection, et forcer les blocages identitaires d’une société « archaïque, raciste et revancharde », on accélérera l’accès à la nationalité française, et on donnera le droit de vote à tous les étrangers présents dans l’Hexagone depuis au moins trois mois. Que cela soit un socialaud ou un républicain présidents en 2017 ne changera rien. Seule Marine serait un obstacle à ce projet, mais tout sera fait pour l’éliminer et empêcher sa possible victoire. Hammadi, dans ses réflexions nocturnes, faisait totalement confiance aux services de l’Etat et aux journaleux arrosés.

Il s’y voyait déjà, Razzy. Lui, un musulman maire de Paris en 2020 ! Il imaginait déjà la campagne qui serait menée.

Bien sûr, les racailles islamisées, les antifas et les Nuit Debout seraient mobilisés au service du « Camarade Frère Razzy ». Tous les hommes seraient sommés de se laisser pousser la barbe, pour montrer qu’ils ne sont pas racistes. Toutes les femmes, comme à la Sciences Po, il y a quelques semaines, se verraient encouragées à porter le voile, en solidarité avec les soeurs victimes de préjugés racistes. On casserait la gueule, dans les rues de Paris, à ceux qui seraient rasés de trop près, aux cris de « fasciste », « raciste » et bien sûr « enculé de ta race ». On s’occuperait, comme à Cologne, le 31 décembre, des « salopes » qui, avec leur jupe, provoqueraient de manière indécente les nouveaux venus, et refuseraient de s’adapter aux réalités nouvelles du pays. La police aurait comme consigne de ne pas intervenir.

Naturellement, tous les meetings commenceraient par « Salam Aleykoum », lancé depuis la tribune par le candidat. Dans le métro parisien, sur les bus, des campagnes d’affichage, payées par Georges Soros, et éditées par le CCIF, inonderaient Paris de ce mot d’ordre qui incarnerait la campagne : AVEC RAZZY, SALAM ALEYKOUM

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Mais la bataille ne serait pas que parisienne. On pourrait ainsi avoir Tarecq Oubrou maire de Bordeaux (surtout si son pote Ali Juppé est élu président de la République, comme l’établissement paraît le souhaiter), Amar Lasfar maire de Lille, Samia Ghazli maire de Marseille, Najat Vallaud-Belkacem maire de Lyon, Kader Arif maire de Toulouse, Abdellah Milcent maire de Strasbourg, Franck Ribery maire de Boulogne, Djamel Debouzze maire de Trappes, Slimane Tir maire de Roubaix, Maxence Buttey maire de Saint-Denis, et des dizaines d’autres nouveaux maires issus de la religion d’amour. Quant à Tariq Ramadan, fort de la nationalité français qui lui sera accordée, il se réservera pour la présidentielle de 2022, soutenu par la centaine de nouveaux maires musulmans de la cuvée 2020.

Certes, en 2020, chaque élection serait difficile, car en face de ces candidats musulmans, il y aurait des élus du Front national. Mais, dans un scenario digne de Houellebecq, à chaque fois, comme lors des dernières élections régionales, le cordon sanitaire et l’union « nationale » ferait pencher la balance du côté du candidat musulman… Naturellement, aucune réunion du Front national entre les deux tours ne sera autorisée, par crainte de trouble à l’ordre public. Donc, c’est bien connu, « le fascisme ne passera pas ! » et « Alerta, alerta, antifascista ! » Ils savent faire, en France, on a vu cela entre les deux tours en 2002, ou bien au lendemain des assassinats de Charlie Hebdo, ou lors des régionales de 2015…

Et plus il pensait, Razzy Hammadi, moins il pouvait s’endormir. Avait-il raison de s’y croire déjà ?

Les communistes nous disaient bien que, devant les échecs du système, il fallait encore davantage de communisme pour réussir.

Les européistes nous disent, devant le naufrage de l’Union européenne, qu’il faut encore plus d’Europe (et de clandestins musulmans) pour réussir.

Dans le même registre, les islamo-collabos nous disent que plus les musulmans tuent, plus il faut renforcer l’islam de France.

Bien que victimes d’attentats sanglants, les Londoniens ont donc élu un maire musulman en 2016. Pourquoi les Parisiens, victimes eux aussi de terribles attaques, n’éliraient-ils pas, en 2020, un maire qui, ne s’étant pas affirmé apostat, est donc musulman ?

« Camarade Frère Razzy », à toi de jouer, Paris est à prendre !

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Six choses que l’on ignore au sujet de Tariq Ramadan

SOURCE RIPOSTE LAÏQUE Publié le 16 octobre 2009 - par  

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Tariq Ramadan est de retour… Après une période de relative absence dans les médias français, et après ses déboires aux Etats-Unis et aux Pays-Bas, il fait à nouveau la pluie et le beau temps sur le petit écran, où on lui donne généreusement la parole, en le laissant présenter de lui une image avantageuse et trompeuse. Le présent article vise à donner quelques éléments d’information et de réflexion pour ceux qui ne savent pas (encore) qui est vraiment Tariq Ramadan.

1. Sa famille

Il est bien connu que Ramadan est le petit-fils du fondateur de l’organisation des Frères musulmans, Hassan al-Banna. Mais on ignore généralement que la famille Ramadan joue un rôle essentiel dans l’histoire du mouvement islamiste, depuis trois générations. Al-Banna, le grand-père, a créé le mouvement des Frères musulmans, qui est la matrice de l’islamisme contemporain, à laquelle se rattachent à la fois le Hamas palestinien et aussi (de manière moins directe) la nébuleuse Al-Qaida. Said Ramadan, le père, beaucoup moins connu, a joué un rôle essentiel dans l’implantation des Frères musulmans en Europe. C’est lui qui a créé l’Internationale islamiste, au cours de ses périples incessants (Pakistan, Israël, Arabie saoudite, Allemagne, Suisse…). Tariq Ramadan est un acteur important de la réislamisation des populations musulmanes et de l’islamisation de l’Occident.

2. Sa jeunesse

Né en 1962 à Genève, Tariq Ramadan a connu une enfance dorée en Suisse. Son itinéraire est – comme pour de nombreux autres militants islamistes – celui d’un born again muslim, c’est-à-dire d’un musulman revenu sur le tard à sa religion. Contrairement à son père et à son grand-père, en effet, il n’a pas été élevé dans le strict respect de la tradition et son cursus scolaire a été presque totalement profane. Comme il le reconnaît lui-même dans un livre d’entretiens, la religion ne tenait pas une place importante dans sa jeunesse. Jusqu’à l’âge de 30 ans, il était un citoyen suisse de confession musulmane, beaucoup plus intéressé par le football que par l’islam ou la politique… Il a même envisagé un temps de devenir footballeur professionnel.

3. Sa rencontre avec Hassan Tourabi

Une des rencontres décisives, qui a décidé de son avenir, fut celle du leader islamiste soudanais, Hassan Tourabi. Francophone, Tourabi accueille le jeune Ramadan, auquel il promet un brillant avenir. Il aura une influence durable sur celui-ci, notamment concernant l’idée de « l’islamisation par le haut » (c’est-à-dire par le biais des élites) et aussi par son recours au double langage. Quelques années plus tard, en 1991, le leader islamiste soudanais accueillera un autre dirigeant islamiste, encore inconnu du grand public : Oussama Ben Laden.

4. Ses amis et réseaux d’influence

Tariq Ramadan est passé maître dans l’art de se créer des réseaux d’influence (qu’il appelle des « partenariats »). Parmi ces réseaux, figurent notamment celui des chrétiens de gauche (dont plusieurs ont avoué leur erreur après avoir compris qui était vraiment Ramadan, comme Christian Delorme), certains altermondialistes et plusieurs islamologues ou journalistes, comme François Burgat ou Alain Gresh, rédacteur en chef du Monde diplomatique, qui est resté jusqu’à aujourd’hui un des plus fidèles soutiens de Ramadan dans les médias français.

5. Son mentor, le cheikh Qaradawi

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Parmi les théoriciens de l’islamisme qui ont le plus influencé Tariq Ramadan – outre son père, Said Ramadan, et Hassan Tourabi – figure le cheikh Qaradawi. Animateur d’une émission très suivie sur Al-Jazira, ce décisionnaire de l’islam proche des Frères musulmans s’est exilé au Qatar, après avoir été expulsé d’Egypte. Il a été interdit de séjour aux Etats-Unis (tout comme Ramadan) en raison de ses liens avec la banque Al-Taqwa, affiliée à Al-Qaida. Il est surtout célèbre pour avoir autorisé les attentats-suicides contre des civils israéliens, y compris ceux commis par des femmes (précisant que la femme kamikaze « peut même retirer son voile pour mener l’opération [suicide], car elle s’apprête à mourir pour la cause d’Allah et non pas à exhiber sa beauté »… Ramadan ne s’est jamais démarqué des positions extrémistes de Qaradawi, qui est en fait son véritable mentor politique.

6. Ramadan et les convertis

La femme de Tariq Ramadan, Isabelle, est une convertie. Ce point pourrait sembler anecdotique, mais il ne l’est pas du tout. Les convertis jouent en effet un rôle essentiel dans la stratégie islamiste de conquête de l’Occident, comme je l’ai montré dans mon dernier livre. Tariq Ramadan, comme son mentor Qaradawi et comme d’autres dirigeants islamistes, consacre une grande partie de sa propagande (da’wa) à destination des convertis potentiels, et plus généralement du public occidental non musulman. Un fait récent en témoigne : pendant de nombreuses années, Tariq Ramadan a publié ses livres chez des éditeurs musulmans spécialisés (comme l’éditeur Taw’hid de Lyon), touchant essentiellement un public musulman. Depuis quelques années, il publie des ouvrages s’adressant à un public beaucoup plus large, chez un éditeur qui a pignon sur rue à Paris, les Presses du Châtelet. Cela traduit sans aucun doute un changement qui n’est pas purement commercial, mais stratégique.

L’analyse du parcours de Tariq Ramadan et de son discours montre qu’il n’est pas un « réformiste » ou un réformateur de l’islam, mais qu’il poursuit la stratégie de conquête entamée par Hassan Al-Banna et par Said Ramadan, dont il est l’héritier et le continuateur. Le premier avait fondé, à travers l’organisation des Frères musulmans, une « avant-garde » de l’islam politique conquérant, aspirant à prendre le pouvoir en Egypte et dans les pays musulmans. Le second avait déplacé le combat islamiste vers l’Europe, anticipant avec beaucoup de lucidité l’importance grandissante des populations musulmanes installées en Occident. Tariq Ramadan, quant à lui, poursuit le même combat, en l’habillant d’un discours trompeur, et en prenant pour cible de sa propagande tant les musulmans d’Occident que les non-musulmans, convertis potentiels ou compagnons de route de l’islamisme militant.

Paul Landau

Pour en savoir plus :

Parmi les nombreux ouvrages consacrés à Tariq Ramadan, je recommande celui du journaliste Lionel Favrot, Tariq Ramadan dévoilé. Je renvoie aussi à mon livre, Le Sabre et le Coran, Tariq Ramadan et les Frères musulmans à la conquête de l’Europe (éd. du Rocher 2005).

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07 mai 2016

LE 7 MAI 1954 LA CUVETTE DE DIEN BIEN PHU DE L'EX-INDOCHINE FRANCAISE TOMBAIT SOUS LES COUPS DE L'ENNEMI VIET-MINH COMMUNISTE !

 

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7 Mai 1954 : 

La chute de DIEN BIEN PHU

   Chronique Historique par

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          José CASTANO         

                          

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« Le Soldat n’est pas un homme de violence. Il porte les armes et risque sa vie pour des fautes qui ne sont pas les siennes. Son mérite est d’aller sans faillir au bout de sa parole tout en sachant qu’il est voué à l’oubli »  (Antoine de SAINT EXUPERY)   

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Diên Biên Phu, le « grand chef lieu d’administration frontalière » est habité par les Meos, rudes montagnards qui cultivent le pavot et font commerce de l’opium et par les Thaïs qui travaillent les rizières de la vallée et font du petit élevage. Cette localité, à la frontière du Laos, est reliée au reste du pays par la route provinciale 41 qui va jusqu’à Hanoï située à 250 kms et vers la Chine. C’est une cuvette de 16kms sur 9 entourée de collines de 400 à 550 mètres de hauteur et traversée par la rivière Nam Youm.

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Au début de l’été 1953, l’Indochine entre dans sa 8ème année de guerre. Le Vietminh, très mobile, se meut avec facilité sur un terrain qu’il connaît parfaitement. Son corps de bataille est de surcroît numériquement très supérieur à celui du corps expéditionnaire français et bénéficie, en outre, de l’aide sans réserve de la Chine libérée de son action en Corée depuis la signature de l’armistice, le 27 juillet 1953. C’est dans ce contexte, que le 7 mai 1953, le Général Navarre se voit confier le commandement en chef en Indochine en remplacement du Général Salan. Navarre avait un grand principe : « On ne peut vaincre qu’en attaquant » et il décidera de créer à Diên Biên Phu une base aéroterrestre pour couper au vietminh la route du Laos et protéger ainsi ce pays devenu indépendant.

64428135_pQuand les responsables français décident d’investir, la cuvette de Diën Biën Phu, ils savent pourtant que des forces régulières vietminh importantes de la division 316 du régiment 148 et du bataillon 910 occupent solidement la région depuis octobre 1952. Qu’à cela ne tienne ! L’endroit paraît idéal au commandant en chef ! Il est un point de passage obligé pour le vietminh qui ne pourra que très difficilement le contourner… De plus, il bénéficie d’un aérodrome aménagé durant la deuxième guerre mondiale par les Japonais tandis que le fond de la cuvette est une véritable plaine de plus de 100km² qui permettra l’emploi des blindés. Par ailleurs, le commandement français considérait en cet automne 1953 que le vietminh, vu l’éloignement de ses bases, à 500 kms de Diên Biên Phu, ne pourrait entretenir dans le secteur que deux divisions maximum… Il en conclut donc qu’il ne pourrait mener que de brefs combats en ne disposant, en outre, que d’une artillerie limitée qu’il sera aisé de détruire par les canons du colonel Piroth, qui s’était porté garant.

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L’occupation de la cuvette fut fixée le 20 novembre 1953. Elle fut baptisée « opération Castor ». Ce sera le plus important largage de parachutistes de toute l’histoire de la guerre d’Indochine. Vers 11 h du matin, les deux premiers bataillons sont largués : Le 6ème Bataillon de Parachutistes Coloniaux du Commandant Bigeard et le 2ème Bataillon du 1er Régiment de Chasseurs Parachutistes du Commandant Brechignac. 

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Puis arriveront : le 1er Bataillon de Parachutistes Coloniaux, deux batteries de 75 sans recul du 35ème RALP, une compagnie de mortiers de 120 et une antenne chirurgicale. Le lendemain, les légionnaires du 1er Bataillon Etranger de Parachutistes sauteront ainsi que le 8ème Bataillon de Parachutistes Coloniaux, des éléments du génie et le PC de l’opération (général Gilles, lieutenant-colonel Langlais avec 25 hommes). Le 22 novembre, le 5ème Bataillon de Parachutistes Vietnamiens est largué à son tour. Au soir du 22 novembre 1953, il y aura 4195 hommes dans la célèbre cuvette.

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Durant près de quatre mois, les soldats français vont aménager la cuvette en camp retranché. Les petites collines entourant le camp prennent le nom de GabrielleBéatriceDominiqueElianeAnne MarieHuguetteClaudineFrançoiseLilianeJunon

Epervier et enfin Isabelle.         

 

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L’offensive vietminh débute dans la soirée du 13 mars 1954 par une intense préparation d’artillerie (près de 9000 coups) visant particulièrement Béatrice et Gabrielle. Le combat du tigre contre l’éléphant commençait : Le tigre tapi dans la jungle allait harceler l’éléphant figé qui, peu à peu, se videra de son sang et mourra d’épuisement.

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Le point d'appui Béatrice est écrasé par les obus de canons et de mortiers lourds. Pendant plusieurs heures il reçoit des milliers d'obus. Les abris, n'étant pas conçus pour résister à des projectiles de gros calibre, furent pulvérisés. La surprise est totale dans le camp français. Malgré un combat acharné et sanglant, au prix de lourdes pertes de part et d’autre, Béatrice, tenu par la 3/13ème Demi-Brigade de la Légion Etrangère, commandée par le Commandant Pégot, fut enlevée par les Viets en quelques heures. Un malheureux concours de circonstance favorisa cette rapide victoire vietminh : les quatre officiers dont le lieutenant-colonel Gaucher, responsables de la défense de Béatrice furent tués dès la première heure par deux obus qui explosèrent dans leur abri. 

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En une nuit, c'est une unité d'élite de la Légion qui est supprimée. Nul n'a imaginé un tel déluge d'artillerie. La contre batterie française se révèle inefficace. Le Viêt-Minh utilisant une énorme capacité en bras, a pu creuser des tunnels en travers des collines, hisser ses obusiers et s’offrir plusieurs emplacements de tir sur la garnison sans être vu. Des terrasses furent aménagées et dès que les canons avaient fini de tirer, ils regagnaient leur abri. De ce fait jamais l'artillerie française ne fut en mesure de faire taire les canons Viêt-Minh, pas plus que les chasseurs-bombardier de l'aéronavale. 

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Dans la soirée du 14 mars, Gabrielle, défendue par le 5/7 Régiment de Tirailleurs Algériens, subit un intense et meurtrier pilonnage d’artillerie. A 5h, le 15 mars, le vietminh submerge la position, dont les défenseurs ont été tués ou blessés. L’artillerie ennemie –que l’on disait inefficace- fait des ravages parmi les défenseurs sans que l’on puisse espérer la réduire au silence. Conscient de cet échec et de sa responsabilité, le Colonel Piroth, responsable de l’artillerie française se suicidera dans la nuit du 15 au 16 mars en dégoupillant une grenade.

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Cependant, la piste d’aviation, bien que pilonnée quotidiennement -mais aussitôt remise en état- permettait l’arrivée régulière des renforts. Ce pilonnage s’intensifiant, les atterrissages de jour devinrent impossibles et les appareils durent se poser de nuit dans les pires conditions. Bientôt il fallut renoncer complètement et les assiégés se retrouvèrent, dès lors, isolés du reste du monde.

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A noter que le 28 mars, l’avion devant évacuer les blessés de la cuvette, endommagé au sol, ne put décoller. L’infirmière convoyeuse de l’équipage, Geneviève de Galard, était à bord. Elle restera jusqu’à la fin parmi les combattants.

Le général vietminh Giap, afin de s’infiltrer plus facilement dans les défenses françaises, fit alors intervenir des milliers de coolies dans le creusement d’un réseau de tranchées, véritable fromage de gruyère, menant aux divers points d’appui. Le 30 mars, après une préparation d’artillerie très intense et l’infiltration des viets par ces tranchées, Dominique 2 et Eliane1 furent prises.

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Cependant, les parachutages français continuaient encore dans la plus grande confusion. La superficie de la base aéroterrestre ayant été réduite et les liaisons avec les points d’appui encore tenus par les soldats français devenant impossibles, ces « volontaires du ciel » exposés aux feux directs de l’ennemi, connaissaient des fortunes diverses. Certains atterrissaient directement chez l’ennemi, d’autres étaient morts en touchant le sol, d’autres étaient perdus… tandis que le ravitaillement parachuté faisait la joie du vietminh en améliorant son quotidien.

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Du 9 au 11 avril, une nouvelle unité de légion, le 2ème Bataillon Etranger de Parachutistes, est largué dans des conditions déplorables et engage aussitôt une contre-attaque sur la face est. Il est en partie décimé. Les rescapés fusionnent alors avec les restes du 1er BEP reformant une unité sous les ordres du Commandant Guiraud. Le 4 mai, ont lieu les derniers parachutages d’hommes provenant du 1er Bataillon de Parachutistes Coloniaux tandis que les Viets intensifient encore leurs bombardements faisant intervenir les fameuses orgues de Staline, aux impacts meurtrier en rafales, provoquant d’énormes dégâts dans les abris minés par les pluies quotidiennes d’Avril. La cuvette disparaît dans des nuages de boue soulevée par les obus.

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Dans la soirée du 6 mai, c’est le déchaînement de l’artillerie viet et de toutes les armes dont elle dispose. Dans le camp agonisant, c’est l’apocalypse. Tout ce qui est inflammable prend feu ; les abris s’effondrent, les tranchées s’écroulent, la terre se soulève. La mort frappe sans interruption. A 23h, les taupes vietminh, après avoir creusé un tunnel de 47 mètres de long, déposent sous Eliane2 une charge d’une tonne de TNT puis se ruent à l’assaut. La résistance des défenseurs est héroïque ; ils refusent de se rendre et luttent jusqu’à la mort. Une poignée de survivants arriveront à se replier sur Eliane4 afin de poursuivre le combat. A l’aube du 7 mai, Dominique et Eliane sont tombées. Les tranchées sont jonchées de cadavres et de blessés des deux camps. Alors que le Colonel de Castries vient d’être promu général, à 10h du matin, les viets finissent d’investir les Eliane. Du côté Français, il n’y a plus ni munitions, ni réserve d’hommes mais les sacrifices continuent…

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Le Général Cogny adresse un dernier message au Général De Castries, souhaitant qu’il n’y ait ni drapeau blanc, ni capitulation. « Il faut laisser le feu mourir de lui-même pour ne pas abîmer ce qui a été fait » précise-t-il. L’ordre de cessez-le-feu tombe à 17h. Après destruction de tout le matériel et de tout le ravitaillement, le PC de Diên Biên Phu adresse son ultime message à Hanoi à 17h50 : « On fait tout sauter. Adieu ! » Quelques minutes plus tard, les viets font irruption dans le PC du général De Castries. 

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Un drapeau rouge à étoile d’or est planté sur le PC français. Diên Biên Phu est tombé mais n’a pas capitulé.

            Durant cette bataille, le corps expéditionnaire Français comptera 3000 tués et un nombre très important de blessés. 10 300 seront faits prisonniers mais les effroyables conditions de détention des camps Vietminh sont telles que seulement 3300 d’entre eux reviendront de captivité. Le 21 juillet 1954, les accords de Genève mettront fin à cette guerre.

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« Le Courage est un embrasement de l'être qui trempe les Armées. Il est la première des vertus, quelle que soit la beauté des noms dont elles se parent.  Un soldat sans Courage est un Chrétien sans foi.  Le Courage est ce qu'il y a de plus sacré dans une Armée.  Nul n'a le droit de troubler ses sources limpides et fécondes. »

 José CASTANO

 

 

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110273529LES FILMS DE LA BATAILLE DE DIEN BIEN PHU EN MAI 1954 La bataille de Dien Bien Phu (1/5)

La bataille de Dien Bien Phu (2/5)

 

LA BATAILLE DE DIEN BIEN PHU 3/5 [INDOCHINE] BATTLE OF DIEN BIEN PHU

La bataille de Dien Bien Phu (4/5)

LA BATAILLE DE DIEN BIEN PHU 5/5 [INDOCHINE] BATTLE OF DIEN BIEN PHU

Commémoration de l'anniversaire de la chute de DIEN BIEN PHU au monument aux morts de la ville de Nice en présence des autorités militaires et civiles avec les anciens parachutistes berets verts et rouges de nos armées Françaises - Reportage exclusif Photos Presse Gérard DIACONESCO - C. COPYRIGHTS & ALL RIGHTS - POLITIQUE EN PACA - 07.05.2016 - NICE

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PHOTOS PRESSE Gérard DIACONESCO MEMBRE DE L'U.N.C. 06 NICE

06 mai 2016

LES EURO-MONDIALISTES DE BRUXELLES SONT DEVENUS FOUS ... LA REVOLUTION DES PEUPLES EUROPEENS VA GRONDER BIENTÔT !

Les Peuples Européens malades de leurs dirigeants Euro-Mondialistes-Technocrates de Bruxelles

250.000 euros le demandeur d'asile, qui dit mieux ?
SOURCE : Publié le 5 mai 2016 - par  

RIPOSTE LAÏQUE : 

http://ripostelaique.com/250-000-euros-demandeur-dasile-dit-mieux.html

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L’impérialisme bruxellois qui règne sans partage au mépris des peuples européens, a davantage le profil d’une dictature que d’une démocratie. Avec l’Europe nous avons tout perdu : notre souveraineté monétaire, budgétaire, judiciaire, économique, sociale et culturelle, ainsi que le contrôle de nos frontières. C’est un désastre sans précédent qui mène à notre perte.

Bruxelles nous a confisqué nos droits les plus élémentaires, imposant ses diktats sans jamais se préoccuper de l’avis des peuples. Cette Europe mirifique, qui nous promettait le paradis sur terre, n’est en réalité qu’un dangereux contre modèle de démocratie. La France et son peuple ne sont plus maîtres de leur destin.

On connaît l’épisode des travailleurs détachés qui viennent prendre les emplois de nos six millions de chômeurs en toute légalité.

On connaît les décisions aberrantes  de la Cour Européenne des Droits de l’Homme, qui interdit les expulsions collectives de migrants ou l’expulsion d’un terroriste qui risquerait un traitement inhumain dans son pays d’origine.

On connaît le coût exorbitant des multiples sauvetages de la Grèce et du Dieu Euro.

Mais le pompon revient à Jean-Claude Juncker, qui, en plein délire, vient de décider avec la Commission européenne qu’une pénalité de 250000 euros PAR  DEMANDEUR D’ASILE, serait appliquée à tout pays qui refuserait de partager le fardeau migratoire. Une “sanction prohibitive” pour punir les Etats égoïstes.

On se souvient que François Hollande s’était aplati devant Angela Merkel et avait accepté que la France prenne un quota de 20% des nouveaux arrivants. Ca promet ! Refuser 20000 demandeurs d’asile parce que les structures d’accueil sont saturées, coûtera 5 milliards d’euros d’amende !! En refuser 100000 nous coûterait 25 milliards d’euros, soit autant que la croissance annuelle du PIB !!

Nous sommes dirigés par des illuminés qui ont perdu tout sens des réalités et sont prêts à toutes les ignominies pour imposer aux peuples une immigration qu’ils ne veulent pas. Après Merkel, c’est Juncker qui a totalement disjoncté.

Que les Hongrois, les Slovaques, les Tchèques ou les Polonais soient farouchement opposés à tout mécanisme qui leur imposerait un quota de réfugiés, importe peu. Bruxelles s’en fout éperdument. C’est l’absolutisme. Bruxelles décide, on exécute.

Que les Français soient opposés à l’accueil des migrants n’intéresse personne, puisque dans cette Europe paradisiaque, les peuples n’ont qu’un seul droit : celui de se taire. Et nos élites applaudissent. Tout contestataire qui défend son identité n’est qu’un salaud de franchouillard, raciste et islamophobe de surcroît.

Selon plusieurs sondages et enquêtes d’opinion de 2015, les Français sont opposés à toute nouvelle immigration.

81% ne veulent plus de migrants.

73% ne veulent plus payer pour les accueillir.

76% veulent durcir les conditions de régularisation.

69% estiment qu’il y a trop d’immigrés en France.

70% jugent que l’islam est “une religion négative”.

59% ne font plus confiance aux politiques.

66% expriment de la défiance à l’égard de Bruxelles.

Les raisons de ce durcissement ? Elles sont largement connues mais volontairement ignorées de nos élites méprisantes.

Peur du déclassement  social, peur du grand remplacement, peur d’un islam envahissant, peur pour l’avenir de leurs enfants. La fracture identitaire est profonde.

Les Français veulent “de l’ordre et de la sécurité”.

Malheureusement, il n’y a rien à attendre de nos élites serviles, qui bradent le pays et l’avenir du peuple français à une structure supranationale totalement déconnectée des réalités et de l’intérêt des peuples européens. A part le Front National, tous les partis sont complices de cette entreprise de démolition de notre France millénaire.

Il faut fuir cette Union Européenne dévastatrice avant qu’il ne soit trop tard.

Cette Europe n’a rien à voir avec les promesses de nos élus. Si rien ne change elle sera notre tombeau.

Car à Bruxelles, ils sont tous devenus fous.

Jacques Guillemain

 

Le Londonistan, ou l'islamisation en cours de la Grande-Bretagne (HD).mp4

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ILS ARRIVENT PAR MILLIONS CHEZ NOUS ...

... C'EST LA GAUCHE IMMIGRATIONNISTE QUI NOUS ENTRAÎNE VERS LA GUERRE CIVILE !

SOURCE : Publié le 22 décembre 2015 - par  

Ilsarrivent

Oui, la guerre civile est à nos portes et elle est quasi inévitable dans les dix ou vingt prochaines années. Le nier relève soit de la plus grande naïveté, soit de l’hypocrisie la plus coupable. Car chez nos élites très bien renseignées, chacun sait parfaitement ce qu’il en est. Mais le courage n’étant pas leur vertu principale, elles préfèrent se mettre la tête dans le sable comme les autruches et taire la vérité. Après moi le déluge, pourvu que ça tienne encore quelques années, juste le temps d’être réélu ! De Gaulle doit se retourner dans sa tombe.

Ce danger, qui ne date pas d’hier puisque certains auteurs, comme Guillaume Faye, l’ont évoqué depuis longtemps, est certainement le défi le plus gigantesque auquel la France va devoir faire face depuis 1945.

Et si le fait d’évoquer une guerre civile semblait grotesque il y a peu vous faisant passer pour le plus farfelu des fachos, ce n’est plus le cas aujourd’hui. Certains écrivains se sont emparés du sujet sans que cela n’ait provoqué de grande polémique. Pour Michel Houellebecq, dans son ouvrage “Soumission”, ce sont des factions d’extrême droite qui s’affrontent avec des immigrés avant qu’un musulman ne soit élu à la présidence. Pour Jean Rolin, dans “Les Evénements”, ce sont des milices islamistes qui combattent la République. Des romans d’aujourd’hui qui seront sans doute l’actualité de demain, tant c’est le renoncement qui prévaut.

Malheureusement, le pays y est bien mal préparé, que ce soit militairement, politiquement ou moralement. Car la seule obsession de toute la classe politique depuis vingt ans, a été de nier la fracture identitaire et l’échec de l’intégration qui disloquent la nation. Le seul ennemi de la France est le Front National, parti honni, affublé des pires qualificatifs, jugé raciste, xénophobe, fasciste et coupable de toutes les tares. Pour Valls, qui se complaît dans le grotesque, le FN est porteur de guerre civile. Pourquoi ne pas mettre 6,8 millions d’électeurs en prison pour atteinte à la sûreté de l’Etat ?

“Si Le Pen est un salaud, alors ceux qui votent pour lui sont des salauds”, disait Tapie en 1992. Et c’est malheureusement ce genre d’image caricaturale que véhicule le parti vingt ans plus tard. L’étiquette de salaud, quand ce n’est pas celle du parfait con, colle encore à la peau des électeurs frontistes, du moins auprès des citoyens les plus malléables et les plus sensibles à la propagande anti FN. Pour Valls, le risque de guerre civile c’est Marine Le Pen, pas les salafistes de nos banlieues.  Plus c’est gros plus ça passe. Le mensonge a encore payé.

Le climat quasi insurrectionnel que connaît le pays n’est pas l’œuvre du Saint Esprit. Il découle de deux facteurs majeurs, accablants pour nos dirigeants et ceux qui leur font allégeance par intérêt, notamment le patronat toujours en quête de main d’œuvre à bas prix.

Le premier facteur est une totale méconnaissance des mentalités du monde arabo-islamique et africain qui a poussé nos élites à croire que les cultures exotiques étaient miscibles avec notre culture judéo-chrétienne sans risque dommageable. C’est donc une politique d’immigration de masse qui s’est mise en place dès 1981, ardemment défendue par les apôtres du politiquement correct.

Même la droite, qui y était hostile en 1990, a fini par s’y soumettre en faisant de la surenchère ! Plus l’immigration pose des problèmes, plus on ouvre les frontières.

Le deuxième facteur est la lâcheté des dirigeants, qui ont fini par perdre leurs illusions avec les graves émeutes de 2005 (c’était déjà l’état d’urgence), mais qui n’ont pas le courage de changer de politique et de stopper l’immigration.

Devenus otages des immigrés, qu’ils craignent plus que tout à cause du risque insurrectionnel, ils ont choisi le renoncement permanent et la capitulation systématique face aux revendications communautaristes, aggravant ainsi le mal de jour en jour. Ils n’ont pas compris qu’ils reculaient pour mieux sauter.

C’est ainsi que la population immigrée, solde des naissance et immigration confondus, augmente davantage chaque année que la population de souche. Pas besoin d’être devin pour voir qu’en 2040 ou 2050 il y aura basculement de population. Il y avait une mosquée en 1960, il y en a 2200 aujourd’hui et Dalil Boubakeur en réclame 2000 de plus en deux ans. Si l’intégration fonctionnait, ce serait moindre mal, mais ce n’est pas le cas.

A voir le délabrement de nos banlieues où l’Etat n’a plus aucune autorité, il est permis de se demander dans quel état sera le pays dans une génération.

C’est hélas ce que n’ont pas compris les électeurs du deuxième tour. Valls leur a fait peur avec la guerre civile, alors que c’est précisément le FN qui peut nous l’éviter si on stoppe l’immigration et si on restaure la loi républicaine dans les banlieues ainsi que l’autorité de l’Etat à tous les étages de la société.

La gauche immigrationniste est dans son rôle. Rien à attendre de ce côté là.

Quant à la droite, qui s’acharne à devenir de plus en plus bête, elle n’a toujours pas compris que l’électorat immigré votait à 90% pour la gauche, ce qui fait qu’elle ne reprendra jamais le pouvoir. Rejetée par les électeurs frontistes, écartée par les immigrés, elle a tout faux. Normal puisqu’elle a renié ses convictions de 1990.

Le salut ne peut donc venir que d’un sursaut du patriotisme populaire incarné par Marine Le Pen.

Dans son livre “Terreur dans l’hexagone”, Gilles Kepel décrit très bien la genèse du jihad français. Bien implantés dans les banlieues, devenues des enclaves salafistes, les jihadistes passeront à la violence armée dès qu’ils seront assez forts. Les imams, internet et les réseaux sociaux diffusent la bonne parole chez les jeunes futurs combattants, qui rêvent de faire imploser la société française. Et dans les prisons, c’est un véritable caïdat islamiste qui fait la loi. Les gardiens, menacés, rasent les murs. Délinquance, prison, Syrie, jihad, tel est le parcours de nombreux jeunes des banlieues. Que fait le gouvernement ? Il découvre que nous avons 10000 jihadistes potentiels, qui ne manqueront pas de bénéficier de la solidarité confessionnelle de dizaines de milliers  de coreligionnaires.

Depuis Khaled Kelkal en 1995, ce sont 25 terroristes musulmans qui ont ensanglanté le pays. Qu’ont fait les gouvernements en vingt ans ? Ils ont ouvert les frontières , divisé les budgets et les effectifs des armées et des forces de sécurité dans des proportions dramatiques. L’Etat n’a plus les moyens d’assurer la sécurité des Français. Non seulement la France est désarmée, mais elle laisse prospérer le salafisme dans toute la société.

Même notre armée, avec 20% de musulmans n’est pas fiable à 100%. Rappelons que certains soldats ont refusé d’aller combattre leurs “frères” musulmans en Afghanistan. Chiites et sunnites s’entretuent depuis 14 siècles mais on minimise.

Un rapport du Ministère de la Défense évoquait déjà en 2007 “l’attitude intransigeante et revendicative tournant à la provocation” des JFOM (jeunes Français d’origine maghrébine) et de “la surdélinquance au sein même de leur régiment. Ces éléments “commettent 3,5 fois plus de désertions, 6 fois plus de refus d’obéissance, 6 fois plus d’outrages à supérieurs et 8 fois plus d’insoumission”.

On se souvient aussi des mutineries de marins musulmans à bord du porte-avions Foch, quand les Super Etendards bombardaient le Kosovo musulman. Ou de l’affaire des imams autoproclamés à bord du Charles de Gaulle.

Qu’en est-il de notre armée de 2015 et qu’en serait-il en cas de guerre civile engagée par des milices islamistes ?

L’autre grande question est de savoir quelle sera l’attitude des millions de musulmans modérés dans une guerre civile. Car s’il y a de nombreux musulmans attachés à la France, combien voudront la défendre ?

On voit bien là tout le danger du maintien de la double nationalité, qui évite de choisir son camp. Marine veut la supprimer, elle a raison.

Dans une vidéo de propagande de l’Etat islamique, qui fait suite aux derniers attentats à Paris, on voit la Tour Eiffel se fracasser sur le sol parisien. Faudra t-il attendre un tel désastre pour que nos dirigeants et le peuple français se réveillent et comprennent enfin que les émeutes de 2005 n’étaient que les prémices de la guerre civile qui se prépare ? Si l’immigration du travail fut une chance pour la France, l’immigration de peuplement annonce des lendemains tragiques.

Jacques Guillemain

Banniere-MASSACRE

 

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04 mai 2016

CAMPAGNE DE LA PRESIDENTIELLE AUX USA : DONALD TRUMP GAGNANT DE LA PRIMAIRE DES REPUBLICAINS !

ENFIN UN SEUL CANDIDAT CHEZ LES REPUBLICAINS AUX USA PEUT REMPORTER LA PRESIDENCE CETTE ANNEE 2016 : DONALD TRUMP 

 

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RAPPEL de l'Editorial de Gérard DIACONESCO

Durant la double mandature du Président des États-Unis avec OBAMA élu en 2008, puis réélu en 2012, l'Amérique première puissance économique et militaire du Monde sortira en cette fin d'année 2016 complètement affaiblie et presque ruinée sur l'échiquier mondial du aux conséquences d'une politique calamiteuse menée en dents de scie par le Président OBAMA.

Sans rentrer dans les détails, la politique menée par OBAMA durant ces huit longues années aura été celle de mettre et maintenir un "Cahot" permanent  dans le Monde pour déstabiliser les pays du Moyen-Orient, du Maghreb et même d'Afrique, ce qui a permis l'émergence des "Révolutions Arabes" dans pratiquement tous les pays de l'ISLAM !   

Cette politique "interventionniste" menée par l'Amérique a été ruineuse pour cette dernière, incomprise dans un premier temps par les "Chefs d'Etats arabes" d'alors, qu'OBAMA voulait éliminer en les désignant comme "TYRANS" dans leur pays respectif.

Ce fût le cas pour le Président de l'Egypte Hosni MOUBARAK chassé du pouvoir par la "Révolution Arabe" sanglante en 2011, celui du Président de la Tunisie Zine el-Abidine BEN ALI chassé lui aussi du pouvoir en janvier 2011 par la "Révolution" et qui se réfugiera en Arabie Saoudite avec sa famille en emportant par avion une grande partie de l'or du Trésor Tunisien, or depuis jamais restitué par l'Arabie Saoudite !

Mais le plus grand complot organisé par l'Amérique d'OBAMA avec la complicité de la France de Nicolas SARKOZY, de l'Angleterre de David CAMERON et de l'Italie de Sylvio BERLUSCONI, fut celui de la destruction de la Libye orchestrée par les Occidentaux qui par le biais d'une nouvelle "Révolution Arabe" se transformant en guerre civile durant huit mois ( février - octobre 2011 ) ce qui permit aux libyens "rebelles-islamistes" de chasser mais aussi de faire assassiner Mouammar KADHAFI le "Guide de la révolution libyenne et leader de l'Unification Africaine" !

OBAMA aura été le Maître d'Oeuvre d'une politique étrangère interventionniste de l'Amérique qui malheureusement aura fait émerger directement ou indirectement la montée de "l'intégrisme islamique" dans tous ces pays arabes ou africains.

De plus en faisant paradoxalement rentrer ses "Boys" à la maison des pays d'AFGHANISTAN et d'IRAK où ils étaient stationnés en maintenant une paix bien que fragile mais nécessaire, pour les faire remplacer par des Armées de soldats autochtones peu formés au combat et très mal structurés, les confits inter-ethniques ne pouvaient que se développer et s'amplifier en permettant la montée en puissance des clans de rebelles islamistes et l'émergence d'un "CALIFAT de l'ETAT ISLAMIQUE" essentiellement dans un premier temps en IRAK puis en SYRIE pour essayer de chasser son Président Bachar el- ASSAD, bête immonde à abattre aux yeux d'OBAMA et des Occidentaux !

Mais la cerise sur le gâteau aura été de vouloir se mêler des problèmes de l'UKRAINE en voulant inclure par la force ce pays de l'ex-empire soviétique de l'ancienne URSS dans le clan de l'OTAN, en programmant une autre fausse révolution qui chassa son ancien président pour en mettre en autre aux ordres de l'Occident, mais là OBAMA s'est cassé les dents avec la détermination sans faille de Vladimir POUTINE Président de la Fédération de RUSSIE qui l'a contré aussi bien sur le terrain militaire que sur le plan de la diplomatie internationale avec la récupération de la CRIMEE rentrée à nouveau dans le giron de la RUSSIE d'aujourd'hui.

Depuis lors le Monde est redevenu, comme au temps de la "GUERRE FROIDE", partagé en plusieurs blocs de différents pays qui s'affrontent en "Guerre économique" et indirectement en "conflits militaires" dans de nombreux pays, essentiellement dans les pays Arabes ou Africains.

Quand à sa politique sur le sol américain elle a été aussi désastreuse en matière de politique économique que sociale, avec l'émergence d'une politique pro-immigrationniste par l'arrivée massive de migrants venant essentiellement du Mexique mais aussi d'Amérique latine, de migrants musulmans venant de pays Arabes ou Africains, et cela par millions, à qui il s'est empressé de donner la Nationalité Américaine comme à tout bon citoyen américain né sur le territoire des USA !

Cette politique immigrationniste a coûté et coûte encore très chère de nos jours aux contribuables américains d'origine, un coût économique qui se chiffre en milliards de dollars pour la santé, le logement, l'emploi ou le chômage !

De plus avec la délocalisation de l'industrie américaines ces dernières décennies vers des pays émergent comme la Chine ou l'Asie, les USA se sont considérablement affaiblis avec la concurrence que mènent ces pays à travers notre vaste Monde par une main-d'oeuvre bon marché et parfois de produits à prix coûtant...

Pourtant malgré toutes ces crises qui ont bouleversé durablement notre Monde en ce début de XXIe siècle, l'Amérique a encore de belles ressources devant elle, un vaste pays peuplé de plus de 320 millions d'habitants et classé troisième grande puissance par le nombre de sa population, encore première grande puissance militaire mais bientôt tout de même dépassée en matière économique et militaire par la CHINE et la RUSSIE réunies, première puissance aussi technologique gardant sans conteste aux yeux du Monde un espoir de renouveau et de progrès pour les générations futures, un espoir de "PAIX et de LIBERTÉ" retrouvé.

C'est pourquoi les américains aspirent à un vrai changement de nos jours, ils  choisiront un candidat Républicain ou non, mais avant tout un vrai "Patriote" qui aime son pays et le respecte, qui aura la volonté de redresser ce pays mis en lambeaux durant huit ans de règne par OBAMA, un homme fort au caractère bien trempé qui s'est fait par une vie de labeur bien accompli en tant que "self-man", même si ce dernier de nos jours est milliardaire et magnat de l'immobilier !

Cet homme providentiel qui ne sort pas du traditionnel moule politicien comme les Bush, Clinton ou autres, cet homme presque tombé du Ciel encore hier inconnu du grand Public, cet homme ne peut être que Donald TRUMP qui par force de travail et de volonté redressera, j'en suis convaincu, ce beau pays qu'OBAMA a tant meurtri durant sa longue mandature destructrice des valeurs tant morales que profondes de l'Amérique.    

DIACONESCO Gérard  

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IN ENGLISH 

FINALLY ONE CANDIDATE IN THE USA REPUBLICANS CAN WIN THE PRESIDENCY THIS YEAR 2016: DONALD TRUMP

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REMINDER of the Editorial Gerard Diaconesco

 

During the double term of office of the President of the United States with Obama elected in 2008 and re-elected in 2012, the first economic and military power of America World released at the end of 2016 almost completely ruined and weakened on the world stage of the consequences of a disastrous policy sawtooth by President Obama.

Without going into details, the policy of Obama during those eight long years has been that of setting and maintaining a "Cahot" Standing in the World to destabilize the Middle East, North Africa and even Africa, which allowed the emergence of the "Arab Revolutions" in virtually all countries of ISLAM!

This policy "interventionist" led by America was ruinous for the latter, misunderstood at first by "Heads of Arab States' then-OBAMA wanted to eliminate designating them as" TYRANTS "in their country respective.

This was the case for President Hosni Mubarak of Egypt ousted by the "Arab Revolution" bloody in 2011, that of the President of Tunisia Zine El Abidine Ben Ali also driven from power in January 2011 by the "Revolution "and who took refuge in Saudi Arabia with his family, taking flight much gold Treasury Tunisian, gold never returned from Saudi Arabia!

But the biggest conspiracy organized by OBAMA America with the complicity of France's Nicolas SARKOZY, Britain David Cameron and Italy Sylvio Berlusconi, was that of the destruction of Libya orchestrated by Westerners through a new "Arab Revolution" turning into a civil war for eight months (February to October 2011) which enabled the Libyan "rebels-Islamists" to hunt but also to assassinate Muammar Gaddafi the "Guide the Libyan revolution and leader of the African Unification! "

Obama has been the Project Manager of an interventionist foreign policy that America has unfortunately given rise directly or indirectly the rise of "Islamic fundamentalism" in all Arab and African countries.

Also making his return paradoxically "Boys" home country of Afghanistan and Iraq where they were stationed maintaining peace though fragile but necessary for replacement by armed indigenous soldiers untrained in battle and poorly structured, interracial candied could only grow and amplify allowing the rise of Islamist rebels and clan of the emergence of a "CALIPHATE ISLAMIC STATE of" primarily in first in Iraq and in Syria to try to oust President Bashar el-Assad's, foul beast to shoot the eyes of Obama and the West!

But the icing on the cake has been wanting to meddle in issues of UKRAINE include wanting by force this country to the former Soviet empire of the former USSR in the NATO clan, scheduling another false revolution that drove out former chairman to put other orders of the West, but there OBAMA broke teeth with the unwavering determination of Vladimir Putin President of the RUSSIAN Federation who countered both on the military field and in terms of international diplomacy with the recovery of the Crimea back again in the lap of RUSSIA today.

Since then the world has once again become, as in the days of the "COLD WAR", divided into several blocks of different countries competing in the "economic war" and indirectly "military conflict" in many countries, mainly in Arab countries or Africans.

When its policy on US soil has been so disastrous for economic and social policy, with the emergence of a pro-immigration policy by the influx of migrants mainly from Mexico but also in Latin America, Muslim migrants from Arab or African countries, and that by millions, which he was quick to give the American Nationality like any good American citizen born in the territory of the USA!

This cost-immigration policy and yet is very expensive nowadays to US taxpayers of origin, an economic cost is in the billions of dollars for health, housing, employment or unemployment!

In addition to the relocation of the US industry in recent decades towards emerging country like China or Asia, the USA has significantly weakened with the competition that lead these countries through our vast world with a workforce cheap and sometimes priced products costing ...

Yet despite all the crises that have permanently changed our world in the twenty-first century, America still has good resources before it, a vast country with a population of over 320 million and ranked third great power by the number of its population, yet first great military power but soon still exceeded in economic and military terms by CHINA and met RUSSIA, first as technological power keeping unquestionably the World eyes a renewal of hope and progress for future generations, hope for "PEACE and FREEDOM" found.

This is why the US aspire to a real change in our day, they will choose a Republican candidate or not, but above all a true "patriot" who loves his country and the respect that has the will to redress this country torn to shreds during eight years of rule by Obama, a strong man of strong character who became a well accomplished work of life as "self-man", even if it is nowadays billionaire magnate immovable !

This providential man who comes not from the traditional mold politician like Bush, Clinton or other, this man almost fell from heaven yesterday unknown to the audience, that man can be only Donald Trump who by labor and will recover, I am convinced that this beautiful country has so bruised OBAMA during his long term of office of both destructive moral values that deep America.

Gérard Diaconesco

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Pour la nomenklatura américaine c’est « tout sauf Trump »

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SOURCE  : Publié le 5 mai 2016 - par Marcus Graven

Les personnes déterminées, ambitieuses, qui ont du succès ont coutume de dire que « rien ne résiste à la volonté ». Donald Trump, corrobore cette maxime en lui donnant toutefois un complément : « rien ne résiste à la vérité ».

Depuis le début de sa campagne, Donald Trump, en homme plein de bon sens, n’a jamais hésité à dire tout ce qu’il pensait, et à apprécier chaque sujet, chaque situation, chaque problème avec réalisme, pour bien les définir, et pouvoir trouver une solution pragmatique, au mieux des intérêts des Américains.

Ce qu’il propose aux Américains, ce n’est pas de se coucher devant leurs difficultés, au profit d’une caste de caciques et de privilégies, mais d’en sortir par le haut, en redonnant l’énergie, l’espoir et l’envie de se battre aux millions d’Américains désillusionnés par la politique du crypto musulman Barack Hussein Obama.

Il n’a pas eu peur du « qu’en dira t’on » des médias, quatrième pouvoir, habitué à lyncher ou à encenser, et qui d’ailleurs n’entend pas lâcher sa proie d’ici les élections, et probablement même après.

Pour triompher de la médisance du redoutable ennemi médiatique, Donald Trump n’a pas hésité à l’affronter frontalement, bille en tête et sabre au clair.

Foin de retenue, de pseudo dignité, et autres foutaises, qui font qu’en gros, on vous demande de vous laisser insulter, dénigrer, délégitimer, juger, et calomnier à longueur de pages et de déclarations, et de la fermer, si ce n’est pour dire que c’est formidable et extraordinaire que « la Démocratie » permette d’écrire autant de mal sur vous…spécialité médiatique, et souvent aussi judiciaire…

Il n’a pas non plus eu peur de se mettre à dos, toute la «gentry » républicaine, qui vit dans l’entre soi, entre les somptueuses limousines, maisons de campagnes, soirées mondaines et autres joyeusetés, et qui craint de devoir perdre, ou lâcher au profit « d’autres », tous ces privilèges qu’elle détient depuis si longtemps.

C’est un peu comme si les fonctionnaires européens, ou des députés en fonction depuis des années, choyés et gavés aux frais des contribuables, et qui n’ont jamais créé la moindre richesse, devaient subitement découvrir le monde impitoyable du travail et de la vraie vie. Quel calvaire se serait pour eux !

« Make America Great Again » – Refaire une grande Amérique. est le slogan de campagne et l’objectif de Donald Trump.

Il sait ce que son pays a été, ce qu’il représente, quelles sont ses forces, ses atouts, et ses valeurs, qui lui ont permis d’être la première puissance mondiale, tant économique, que technologique et militaire, et il connait les virus gauchistes qui l’attaquent de tous les côtés pour la détruire en sapant tous ses principes, et en la privant de son système de défense : celle de résister.

C’est en tout ça qu’il est un vrai leader et qu’il fera, j’en suis, sur un excellent président américain.

Quel est aujourd’hui le politique français, qui a comme slogan et comme projet « Refaire une France grande », en s’appuyant sur son histoire millénaire, sa culture judéo-chrétienne et gréco-romaine, ses valeurs, ses traditions, son peuple, sans les laisser par pervertir par un droit-de-l’hommisme mortifère et criminel, qui encourage et habitue les français à passer leur temps, le doigt sur la couture du pantalon, à s’excuser d’être Français, chrétiens, voire blancs, ou d’avoir des valeurs de droite.

Donald Trump prouve que les Américains, que pourtant l’intelligentsia française aime à qualifier de débiles et de Red Necks arriérés (équivalent de nos « beaufs »), savent reconnaitre le bon sens et la vérité quand on la leur présente.

Il n’y a aucune raison pour que les Français qui partagent également la culture occidentale et l’amour de leur liberté, n’aient pas cette même saine réaction si quelqu’un sait la réveiller chez eux, ou plutôt si quelqu’un sait déboucher la source de toutes leurs envies d’exister à nouveau, c’est-à-dire la force de vie.

Donald Trump prouve que rien ne résiste à la vérité à condition que cette vérité soit portée avec conviction, détermination et passion, sans se laisser impressionner par le jargon et les insultes de tous les charognards islamo-gauchistes qui n’utilisent ces méthodes que par lâcheté, au regard de l’inanité de leurs arguments.

Au-delà, c’est la vérité qui vous porte. A Riposte Laique, nous le savons bien.

Albert Nollet

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GUERRE SAINTE ISLAMIQUE CONTRE L'OCCIDENT JUDEO-CHRETIEN

LA FRANCE CONTRE LA “GUERRE SAINTE” ISLAMIQUE

SOURCE par le Pasteur François Celier

Publié le 29 avril 2016 par Marc Le Stahler

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Après avoir souffert la « sale guerre » de 14-18, puis la « der des der » de 39-45, la France découvre la « guerre sainte » islamiste de 2015 à 2022 pour le moins. 

Vue par le peuple citoyen « d’en-bas », il semble que sa défense militaro-policière présente dans des lieux sensibles et aux franges de ses quartiers « perdus » (toujours pas reconquis), hésite à nommer et détruire les racines religieuses jihadistes infiltrées par milliers sur son sol. Par méconnaissance de la dimension métaphysique qui les anime, elle est décontenancée et par là-même inadaptée à contre-attaquer son terrorisme mortifère.

Dès lors, le peuple citoyen d’en-bas appréhende un clash majeur, sanglant et hautement emblématique qui s’abattra sur le pays, d’un jour à l’autre. En fait, la politique de Défense nationale ne comprend pas le mobile profond de la guerre de religion qui va l’embraser à feu et à sang, de même que les 27 autres pays européens, et la civilisation occidentale gréco-judéo-chrétienne du monde libre.

C’est pourquoi il conviendrait de revenir à la source du schisme conflictuel de Jacob/Israël et d’Ismaël-le-Guerrier, fils de la postérité d’Abraham, dont nous subissons jusqu’à nos jours les conséquences. Depuis l’aube métaphysique de la conscience du Bien et du Mal, l’observation des rapports humains des grands ensembles démographiques, montrent  qu’une fracture abyssale sépare deux types de populations sur les plans culturels et religieux.

La vision du planétarium des temps anciens révèle qu’une onde de choc, d’éthique déontologique, se propage dans l’espèce humaine, responsable sans recours de sa liberté d’être et de son libre arbitre.

Dans notre espace-temps contemporain, d’une part, plus de 2 milliards de croyants d’obédience judéo-chrétienne, auxquels s’adjoignent près de 2 milliards de confessions religieuses « autres » (bouddhiste, hindouiste, etc.) ; de même que près de 2 milliards de personnes laïques et agnostiques − forcément impliquées − sont d’autre part alarmés par la volonté coranique d’un milliard 300 millions de musulmans, fédérés dans une Oumma politico-religieuse omnisciente.

De bon ou mauvais gré, ces croyants en Allah et son prophète sont solidaires de cette entité transfrontalière qui les abrite, sachant qu’un cimeterre leur trancherait le cou s’ils envisageaient de l’apostasier.

À l’aube de notre 21ème siècle, le regain de l’Oumma islamique bénéficia opportunément de combler les vides religieux et géopolitiques des deux dernières guerres mondiales. Cette élévation en puissance lui permet de revendiquer haut et fort une souveraineté théologique totalitaire, sous l’égide d’un Califat mondial médiéval.

Ce dernier, doté d’un mode opératoire fondé sur le coran, la charria et le bras armé de cohortes islamistes, proclame son déploiement dans toutes les nations mécréantes, afin de les soumettre à la gloire de leur Dieu. En quatorze siècles, cette ambition politico-théologique s’est accomplie dans 57 pays, par ruse diplomatique, phagocytage graduel ou violence de ses batailles, son esclavagisme et ses attentats jihadistes.

De nos jours, cette déclaration de « guerre sainte » semble être l’eschatologie de son ultime assaut, recommandée par son inamovible « livre saint », et la caution juridique des lois moyenâgeuses de la charria. Or, depuis le mal-nommé « Printemps Arabe », d’incessants conflits religieux et ethniques, d’ampleur croissante, furent déclenchés depuis le 11 septembre 2001 contre la civilisation occidentale.

En fait, ils révèlent que l’épicentre des évènements qui adviennent se situent au-delà d’une impensable rationalité. D’après les Ecritures bibliques des prophètes hébreux, ces derniers présagent un déluge de feu qui se focalisera spécialement sur la capitale israélienne avec son « kotel », vestige du mur Occidental du Temple juif, témoin gênant de la souveraineté du Créateur, l’Éternel « JE SUIS ».

Édifiée en « Sion », qui signifie signe ou repère pour l’humanité, Jérusalem (Yerushalayim) cité du roi David, représente depuis ses origines un vertige obsessionnel géopolitique. Sa renaissance providentielle en 1948 donne plus que jamais le tournis à la majorité des 197 membres de l’auto suffisante ONU.

La plupart des pays qu’elle représente sont décontenancés par l’impact que  représente en terme de prestige, l’insignifiante capitale du roi David, en regard de la puissance de leurs propres cités, d’ambition babylonienne par leurs « gratte-ciels » (dont le prochain aura mille mètres de hauteur) qui symbolisent pour leurs bâtisseurs, la rébellion du genre humain contre son Créateur.

Les Présidents des 197 capitales onusiennes subodorent que la renaissance de la cité de David remettra en question leur prédominance, ce qui provoque en eux un rejet mâtiné de haine envers la « Jérusalem céleste », dont ils appréhendent la venue dans leur contemporanéité.

Dès lors, selon les Écritures, il est vraisemblable qu’à l’aube du XXIème siècle, Jérusalem soit une « pierre pesante pour les nations ».

Comme un pôle magnétique de vérité sur une face, et de frustration destructrice à son revers. Ainsi, cette modeste cité prénommée « la demeure de Ha’shem » (Dieu), continue de troubler le sommeil des Puissants de ce monde, notamment des élites du Nouvel Ordre Mondial tout autant que la mystique aberrante d’un Califat islamique planétaire.

Sultans, Imams et Ayatollahs constituent le deuxième versant de l’abyssale « fracture » du genre humain. Aspirant à prendre une  « pôle position » théologique, ils revendiquent leur prééminence à partir d’une sombre « Kaaba » noire, sise dans l’enceinte de la Mecque arabo-persique. Or, ce serait depuis ce lieu d’antériorité obscure que se répand le souffle méphitique de l’appel à la « guerre sainte » des peuples Arabes-Perses-Turcs-Asiatiques-Africains et autres, contre un monde mécréant. Parmi ce dernier, vivent et prospèrent deux milliards 200 millions de croyants d’obédience biblique, radicalement réfractaires et antagonistes.

Ils constituent une civilisation différente par sa culture gréco-celte-romaine et israélo-chrétienne.

Néanmoins, il s’avère que dans cette civilisation occidentale riche et opulente, seul un faible pourcentage de ses populations paraît apte à combattre cette « guerre sainte islamique » qui leur a été déclaré par force d’attentats d’une horreur sanguinaire, dans le but d’apeurer les esprits.

L’ensemble de la civilisation gréco-judéo-chrétienne est engluée dans la lourdeur des appareils d’États démocratiques, d’une liberté culturelle permissive sans frein ni garde-fous, de droit-de-l’homme dévoyés, de pouvoirs politiques focalisés sur de sordides complots électoralistes, d’une Justice laxiste due à des magistrats défaillants, de Fonctionnaires Publics corporatistes, de Corps Enseignants aux pédagogies destructrices, d’Institutions a-variées, d’une Défense nationale démunie de moyens adaptées et des forces de l’ordre bâillonnées.

L’ensemble des corps sociaux sont sous l’emprise de mensonges orwelliens, avalisés par de fourbes autorités et des médias complices. 

L’Europe engrossée de 28 pays associés s’estime supérieure, par l’accumulation des richesses historiques de ses membres et de son poids démographique. Elle refuse d’entendre qu’elle est déjà vaincue par ses combinaisons douteuses, sa litanie de décrets moulinés par ses Commissaires grassement appointés, ravis de régir et diviser pour mieux dominer, sans l’aval des peuples-citoyens plus ou moins anesthésiés.

En réalité, l’Europe s’est laissée berner et envahir par plus de 50 millions de musulmans immigrés, légaux ou clandestins, dont l’esprit, la culture et l’esprit de domination sont antinomiques à la sienne. 

S’agissant des 66 millions de Français, alanguis par trop de déceptions des États de l’Union, de menteries accumulées sur quatre décennies, d’addiction au consumérisme, de déchristianisation par une théologique de laïcité anti-dieu et a-morale. Les Français citadins comme de terroirs, sont déboussolés, égarés et alarmés. Ils paraissent peu enclins à affronter un Islam conquérant, qui méprise la mort de surcroît.

De plus, en distillant goutte à goutte l’omniprésence de la peur, en créant des chaos propices à leurs tactiques de guerre, les jihadistes parviennent à sidérer les autochtones qui, sans guide ni boussole, pourraient capituler, par accablement fataliste.

Or, dans cette guerre ethnique française qui s’organise sur son sol et ses îles, quelques centaines de milliers de citoyens patriotes se lèvent dans le but d’agir, déterminés qu’ils sont à démystifier les leurres du « vivre ensemble » avec un Islam de « paix et tolérance » trompeur qui lui sont bassinés jour et nuit.

Ce grand nombre de Français dispersés et désorganisés veut entrer en résistance active, à oser la dissidence administrative, préfectorale et, s’il le fallait, à contourner des forces de l’ordre qui s’y opposeraient injustement. De même sont-ils déterminés à vilipender et neutraliser des édiles corrompus, des maires cramponnés à leurs écharpes, des banquiers avides de dollars, des administrateurs soudoyés et des affairistes sans vergogne.

Il en est de même des Politiques, Parlementaires, Sénateurs et hauts fonctionnaires, dénués de scrupule, d’éthique et d’honneur. Certains patriotes commencent même à répertorier ceux qui ne voient que profits et discrètes collaborations avec l’ennemi.

Face à ces innombrables âmes indignes, des milliers de concitoyens, qui aiment la France, sont prêts à s’enrôler comme conscrits dans une « Armée de l’Ombre » (nda: selon un scénario imaginable) pour reconquérir par guérillas contre-offensives, les quartiers, villes et territoires « perdus » de la République. Il est sûr qu’à l’heure actuelle, une partie de la population française exaspérée est prête à des débordements incontrôlables (1).

Aussi, pour éviter la probabilité d’une guerre civile, l’intervention d’une « Armée de l’Ombre » adaptée aux situations les plus menaçantes, serait de mise.

Par son invisibilité, sa non-officialité, ses interventions fluides et rapides, analogues aux résistances historiques, cette armée parallèle constituerait un appui souple et efficace. Assistée par un Service de Renseignements imperméables, elle s’avérerait très utile pour les unités militaires d’élites, freinées qu’elles sont par la lenteur administrative des chaînes de commandements hiérarchiques, qui se neutralisent parfois, et des aléas politiques qui amènent des lourdeur interventionnistes.

Parmi ceux qui se lèvent déjà, certains généraux et chefs militaires aguerris des forces de commandement peuvent s’inspirer de héros d’autrefois, tels Charles Martel ou Jehanne d’Arc, dont le mythique « anneau » vient d’être acquis au Puy-du-fou, par Philippe de Villiers.

S’y ajouteraient un grand nombre d’hommes d’honneur, de courage et de droiture de cœur. Toutes ces compétences en vigilance active, réveilleraient assurément l’esprit patriotique de la France.

Avec un noyau initial d’hommes de guerre et d’experts en stratégies et, par ondes concentriques des milliers d’hommes et femmes volontaires, agissants en maints domaines, constitueraient pour cette « Armée de l’Ombre » un faisceau de valeurs exemplaires.

La tâche de son État-major, gardé et abrité, consisterait à organiser plusieurs niveaux d’interventions; avoir des transmissions cryptées et recruter des entraîneurs de terrain à la guérilla active.

En quelques mois, de nombreuses « Compagnies de l’Ombre » serraient aptes aux opérations coups de poing, répondant coup pour coup aux attentats jihadistes.

Des dizaines de cadres, assermentés par une Charte incontournable, prendraient en charge des centaines de conscrits volontaires et frères d’armes, en les priant au passage de « laisser au vestiaire » leurs partis politiques, afin qu’ils n’aient à l’esprit que la volonté de libérer la France. Par ailleurs, l’objectif sera d’anticiper et contrecarrer les jihadistes, leurs mandataires et leurs sources de financements. Cela nécessitera d’ajuster les effectifs recrutés et formés dans les villes-clefs et les territoires névralgiques, de même que dans les îles et la francophonie.

Bien qu’elle ne soit encore qu’une « Armée de l’Ombre » en devenir, son schéma doit penser à coordonner ses contacts et savoir saisir les opportunités qui se présenteraient.

Sa première feuille de route consisterait à jauger l’état des lieux et démasquer ceux qui seraient susceptibles de pactiser avec l’ennemi.

Dans le même temps, rectifier les désinformations médiatiques ; réarmer moralement les cadres dirigeants les plus honnêtes ; remettre à niveau l’armement des forces militaires et civiles ; repérer des groupes d’individus gauchistes et musulmans qui s’y sont embusqués ; démanteler les réseaux de passeurs d’émigrants; exhorter au rehaussement éthique du pays ; colmater les failles sécuritaires; surveiller l’embrigadement de détenus dans les prisons ; priver de la manne financière le parasitisme et les nuisances associatives qui dévoient la jeunesse estudiantine et enfin, rétablir la peine capitale pour les jihadistes, qui par ailleurs, sont de fervents adeptes de la mort.

Ces chantiers de grande nécessité devraient être mis en application durant les 100 premiers jours du quinquennat de 2017. Ils représentent la réalité d’un Salut Public National, sous peine de le voir s’effondrer, ce qui entraînerait aussi la chute de plusieurs nations de l’UE.

Concernant la régénération de l’autorité gouvernementale, sa prochaine équipe dirigeante ne devrait plus se référer aux « us et coutumes » des anciennes législatures, mais s’adapter à un monde en crise aigüe d’identité et de sécurité. Et pour cela, innover sans cesse, avec un esprit de salubrité publique en fonctions des aléas politiques et des offensives islamistes.

Les hommes et femmes qui vont composer cette Armée de l’Ombre s’appliqueront à restaurer l’image défigurée de la France et oser faire un audit du désastre économique dans laquelle se trouve la France: chômage, faillites, fuites des talents, braderie du patrimoine, endettement colossal.

Le but de « l’Armée de l’Ombre » serait de rétablir les valeurs de ses racines judéo-chrétiennes et du sens réel des mots: « oui c’est oui », « honneur », « sens du devoir », « famille », « amour de son pays », etc.

Autrement dit de réinvestir l’Histoire de la France dans son entièreté.

Par subreptice mondialisme culturel, elle a été gravement déstructurée, pour qu’advienne un « changement de population et de civilisation ».

La nouvelle équipe doit ramener la France à sa juste position dans le concert des nations, en tenant compte que l’Europe (2) devra rejeter ses lubies mégalomanes, ses mésalliances suspectes, sa juteuse bureaucratie interne et ses égarements de technocrates insensés. De même, elle devra rejeter « ad patres » l’entrée de la Turquie dans sa bergerie, inviter cordialement la Russie à venir dialoguer à Bruxelles, cesser de s’arrimer à une OTAN dépassée et enfin, ne plus fantasmer, pieds et poings liés, pour un ténébreux Mondialisme. Il n’est pas trop tard ! Que les hommes et femmes de foi en l’Éternel prient comme Jehanne d’Arc, pour que la France retrouve ses esprits, ses droits et son honneur.

SOURCE : © François Celier pour Europe Israël News 25.04.2016

  1. Une révolte citoyenne gronde dans de nombreuses régions de France. Cette colère les amènent à s’interroger sur la manière de s’unir pour renverser, s’il le faut, une gouvernance qui se délite à ses yeux. Ils aspirent à réveiller la volonté du plus grand nombre à combattre l’intrusion d’une civilisation étrangère et incompatible, qui veut les soumettre par des actes barbaresques d’une violence sanguinaire inouïe.
  1. « Le Seigneur te frappera de vertige et de cécité, et de perturbation morale; et tu iras tâtonnant en plein midi comme fait l’aveugle dans les ténèbres, tu ne mèneras pas à bonne fin tes entreprises, tu seras opprimé et spolié incessamment sans trouver un défenseur. »  (La Bible. Deut. 28: 28-29)

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