INTERNAZIONALE EXPO DI

ARTISTA CONTEMPORANEA

JEAN-PIERRE GIOVANELLI

JEAN-PIERRE GIOVANELLI ARTISTE PLASTICIEN

Jean-Pierre Giovanelli

CHINA FOOD

Jean-Pierre Giovanelli                                                                                                 

a cura di Viana Conti                                                                                                                                            Silvy Bassanese Arte Contemporanea, Biella                                                                                        Vernice sabato 29 marzo 2014, ore 18

 

Dicono che in Cina, se si odia veramente qualcuno, lo si maledice così: «Che tu possa vivere in tempi interessanti!». Storicamente i «tempi interessanti» sono stati periodi di irrequietezza, guerra e lotte per il potere, che hanno portato sofferenze a milioni di innocenti.                                                                              

Slavoj Žižek                                                                                Benvenuti in tempi interessanti, Ponte alle Grazie, 2012, traduzione di Carlo Salzani

 

Premessa Ideando la mostra China Food/Cibo cinese, l’artista francese Jean-Pierre Giovanelli mette in opera esteticamente, con la poetica che lo connota dalla metà degli anni Settanta, quei simboli, quelle metafore, quegli archetipi, che sono funzionali ad una rappresentazione, ora ironica, ora amara, incisiva sempre, dell’attuale situazione della Cina nel mondo. Protagonista della mostra è il riso, che, para-proverbialmente, abbonda sulla bocca dei cinesi - i più antichi, grandi, consumatori, produttori, ed esportatori, a livello globale, di un riso coltivato nella zona dei venti monsonici. Non è bianco, neppure nero, come quello che si serviva alla tavola degli imperatori o quello, recentemente, della vicina zona di Vercelli, ottenuto, tramite misteriose alchimie, nel 1997 e denominato, significativamente, Venere, ma è rosso!  Rosso come una bandiera, un’ideologia, il sangue, la rivoluzione, la passione, il desiderio? Sarà il pubblico ad interrogarsi ed a prenderne coscienza.

La rappresentazione di questo artista, architetto, autore di installazioni multimediali, analista dei nodi teorici del pensiero sociopolitico contemporaneo, esprime la sua visione del mondo, attraverso un linguaggio, simultaneamente, di ordine visuale, sonoro, materiale ed immateriale, già appartenuto negli anni Settanta, al Collectif d’Art Sociologique - fondato nel 1971 a Parigi da Hervé Fischer, Fred Forest, Jean-Paul Thenot[1]. Un artista, Giovanelli, già amico, in presa diretta, con Jean Baudrillard, pensatore critico della società dei consumi e della dipendenza di massa dai feticci della merce, dagli stereotipi dell’immagine; sodale di un Paul Virilio, scrittore, sociologo, urbanista, precursore di un’estetica della sparizione, acuto teorico degli effetti derealizzanti della velocità su individui costantemente tracciati dalle rilevazioni elettroniche, dipendenti, infantilizzati, da una telecrazia tanto invasiva quanto inarrestabile, dalle ansie del tempo reale, da un futuro che non cessa di arrivare per chi non cessa di aspettarlo; interlocutore di un John Rajchman, che si domanda dove siaidentificabile nell’arte d’oggi quel fondamento ontologico del senso e della visione che si avvertiva in tanta arte pre-mediatica, e ancora come sia attuabile una riestetizzazione del pensiero che non si formalizzi in uno spiritismo virtuale, ma affondi le sue radici in quell’aisthesis che preesiste alle distinzioni tra materia e immateriale, tra attuale e virtuale, tra natura e artificio.

Per leggere una mostra come China Food, si potrebbe adottare, con successo, la logica paracoerente cui ricorre il filosofo militante sloveno Slavoj Žižek. Analizzando l’economia marxista in chiave lacaniana, il perdurante divorzio tra capitalismo e democrazia,questo intellettuale, ampiamente discusso per la sua radicalità, si chiede, non senza ironia, perché oggi La Cina, Paese ex comunista, sia la migliore manager del Capitalismo, dando così anche motivo ad Alain Badiou, suo apprezzato interlocutore, di rilevare la sua posizione ambivalente nei confronti di Mao Tse Tung. Lo stesso Maoismo, tuttavia, è segnato da un Taoismo che assegna una complementarità agli opposti, vedendo nella contraddizione il motore della natura, della società, del pensiero. Il sistema capitalistico della Cina d’oggi non sarebbe, nella sua visione, la versione esotica del capitalismo occidentale, ma il suo specchio. Da parte sua, Jean-Pierre Giovanelli ritiene che l’emergenza della Cina, nel globalismo contemporaneo, implichi una privatizzazione del sapere collettivo, l’aggiudicarsi della rendita ricavata dallo sfruttamento di risorse naturali, con l’esito di avviare un ripensamento della coppia democrazia/capitalismo di incidenza tale da superare l’avvento del sistema digitale e della nanotecnologia. Questa coniugazione insolita tra un evidente capitalismo ed un particolare comunismo si è rivelata fruttuosa per la Cina, utilizzando quell’autoritarismo, che voleva esorcizzare, come espediente per accelerare l’adempimento del desiderio dell’uomo-massa. Mao, d'altronde, denunciava la borghesia classica americana, quella burocratica russa e non ignorava che la borghesia fosse anche all’interno del partito.

Davanti alla potente, provocatoria, ironica e sacrale al tempo stesso, installazione di China Food, titolo che vuole adombrare la prospettiva, per l’Occidente, di diventare cibo per la Cina, lo spettatore è invitato a prendere coscienza della portata del fenomeno che gli si prospetta, dei conflitti che sussistono in un Paese asiatico ex comunista, divenuto egemone sul piano del potere finanziario mondiale. Un potere che, pur avendo preso come suo modello di riferimento il capitalismo occidentale, di segno statunitense, oggi in piena crisi, escogiterebbe il modo di creare nuovi mercati, sollecitando, tuttavia, senza tregua, il consumatore, confuso ormai tra libertà e liberismo, tra democrazia e dispotismo. La prospettiva di lettura di un artista francese, come è appunto Jean-Pierre Giovanelli, potrebbe trovare una prima ascendenza anche in quell’ idéologie du désir che ha parlato attraverso la voce di Gilles Deleuze, Félix Guattari, Jean-François Lyotard.

Mostra  Ecco, sul piedistallo, il grande, corpulento, Buddha cinese, in fibra vetrosa opalescente, denominato Pu-Tai  o Budai, che se la ride, calpestando una sorta di bisaccia, a righe rosse, ricolma di denaro, riso,dolciumi, metafora dell’abbondanza e della fortuna: il suo potere e la sua ricchezza ne fanno un indiscusso trionfatore. Gli fa da contraltare La lunga marcia/La longue marche, su una tela alta un metro e mezzo per tre di lunghezza, cherappresenta la moltitudine dei soldati, sopravvissuti, che avanza contro il nemico, totalmente realizzata con grani di risoche progressivamente si tingono di rosso, di un rosso che è simbolo del Comunismo, ma anche del sangue versato: a sinistra domina la figura, in bianco e nero, di Mao, dimezzato verticalmente.L’opera Underground/Monnaie pour l’Enfer, su pannello di legno ricoperto da una stesura di riso dipinto, rappresenta la moneta accumulata da un potente, o comunque da una figura altamente carismatica, come obolo, secondo un arcaico rito pagano, per il transito dal mondo dei vivi nell’oltretomba, assicurandosi, peraltro, anche l’ingresso nell’immortalità, nel mito. Un momento chiave della mostra è lo straordinario video Mao sings the Blues!, in cui la figura austera di Mao si colora di profonda umanità e accorata partecipazione, intonando lo spiritual afroamericano Go down, Moses/Scendi giù, Mosé, cantato da Louis Armstrong, che lo aveva registrato con la Sy Oliver's Orchestra nel 1957 (indimenticabile anche la versione cantata da Bob Dylan nel 1987 a Tel Aviv). La coloritura ironica, di questa videoproiezione di Jean-Pierre Giovanelli, si trasforma poeticamente e solidarmente in un controcanto alla violenza della schiavitù e della guerra. Un’ulteriore installazione prevede, se lo spazio espositivo lo consente, due pareti, ad angolo, cosparse di riso rosso, con, in evidenza, il popolare libretto: al centro si alza una piramide di Baguettes, il croccante pan francese, esplicito emblema, nell’immaginario collettivo, della Francia. Dall’alto pende, su un riverberante pavimento dorato,un globo di riso bianco su cui compare, in proiezione, l’icona simulacrale di Mao. Thank you, Wall Street! è l’amaramente ironico titolo dell’opera costituita da un’urna elettorale di plexiglas nella cui feritoia è inserito un volantino azzurro con la scritta bianca su fondo rosso Vota Madoff, il truffatore statunitense autore di una delle maggiori frodi finanziarie della storia, ideata sullo schema Ponzi; sul fondo dell’urna un ferro da stiro spiana e ripulisce, come farebbe una solerte casalinga, la banconota da un dollaro.

L’impianto metaforico/simbolico/allegorico di Giovanelli si alimenta alla visione di una Cina dal ruolo primario nella geopolitica mondiale, di un Impero del Dragone i cui ipotetici piedi d’argilla sarebbero solo proiezioni di un Occidente in cerca di autorassicurazioni. È appurato che gli intellettuali cinesi, a differenza di quelli occidentali, non cessino di confrontarsi con le altrui scelte di pensiero sui piani della politica, del sociale, della finanza, della cultura, della scienza; nel frattempo, si mormora, che gli aurei lingotti di Fort Knox trovino vie asiatiche di fuga.

I momenti essenziali che scandiscono la vita dell’uomo, come soggetto sociale, individuo civile, sono certificati da documenti di identità, a partire dalla nascita, dalla formazione culturale e professionale, dal passaporto, dal certificato elettorale, dalla tessera sanitaria, dalla patente, infine dal certificato di morte. Il riconoscimento di un’identità è un atto giuridico che conferisce legittimità a un individuo nel sociale e che, in tempi di movimenti migratori, può essere talmente vitale da divenire oggetto di furto. Nell’immaginario di un artista, come  Giovanelli, l’identificazione di una persona tramite un pezzo di carta, innesca una riflessione che lo porta a realizzare il ciclo di opere My life is paper/La mia vita è carta, riconducendo all’istanza della Documentalità, trattata dal filosofo Maurizio Ferraris, come oggetto sociale, come ineludibile atto di iscrizione che rimette in campo la questione dell’ontologia, come sfera dell’essere, e dell’epistemologia, come sfera del sapere.L’opera di Jean-Pierre Giovanelli, infatti, tra le maggiori dell’epoca contemporanea – scrive Paul Virilio – lavorando alla persistenza di uno spazio di apparizione e sparizione del sensibile, è sempre Sostanziale, le è impossibile essere Virtuale, ecco la virtù che vieta a questo artista le delizie del simulacro, questo spiritismo di un’arte contemporanea ormai del disastro del progresso. Le sue installazioni non sono opere concettuali, come la nostra epoca non cessa di ripetere, ma semplicemente inerziali, in quanto iscritte in una resistenza dei materiali che sta ai volumi e alla massa come la resistenza elettrica sta all’energia.

 

Nota biocritica

Jean-Pierre Giovanelli, architetto, professore incaricato nell’Università Paul Valéry di Montpellier,                               artista attivo sul terreno delle installazioni multimediali, è nato a Monaco, Principato, è di cittadinanza francese e vive a Saint. Jeannet, Nizza. Ha una formazione anche di cantante lirico presso il Conservatorio di Nizza. Come teorico di estetica collabora, nei primi anni Settanta, con François Pluchart, nella cui rivista “Artitudes” dirige, dal 1973 al 1977, la sezione artistica. Realizza un lavoro di analisi sull’arte contemporanea con artisti, tra gli altri, come Gina Pane, Urs Lüthi, Klaus Rinke, Michel Journiac, George Brecht, Robert Filliou, Daniel Spoerri, E. Dietman, il Gruppo Lettrista, il Collettivo d’Arte Sociologica, I Nuovi Realisti, questi nella lettura teorica del compianto Pierre Restany, i body-artisti. Attivo sull’area dell’Estetica della comunicazione; attento al tessuto sociale della creatività, utilizza gli artifici visivi e sonori della tecnologia elettronica per formalizzare messaggi di ecologia mentale, altamente critici. Ha collaborato o è stato oggetto di lettura storico-critica, in quanto artista, da parte di pensatori, ricercatori, critici d’arte, scrittori come, tra gli altri, Roy Ascott, Jean Baudrillard, René Berger, Daniel Charles, Viana Conti, Mario Costa, Derrick de Kerckhove, Gillo Dorfles, Grégori Jean, Pierre Levy, Arlindo Machado Frank Popper, Simone Regazzoni, Pierre Restany, Jean-Paul Thenot, Paul Virilio.                                                                                                                                

Selezione di alcune mostre personali/collettive:1977 Intervento su Le Message, Nizza, Bocal Aux Sculptures; 1978  Intervento Nous sommes tous des écrivains, Nice Festival International du Livre; 1979 Intervento su Le certificat d'authenticité-Centenaire de Staline, Galerie Calibre 33 Nizza; Intervento Critique sur la Critique d'Art, Musée Jules Chéret Nizza;1980 Intervento su L'objet arthropomorphique, II° Biennale del Portogallo;1981Intervention sur l'Identité, doverappresenta la cittàdi Nizza nel quadro dell’esposizione Tours multiples; 1982 Intervention sur la célébrité - Cannes Art Vivant; 1984 Intervention sur le déchet, in collaborazione con Yona Friedman; 1985  Intervention sur le dialogue, Galerie d'Art Contemporain di Nizza; 1986 Intervention sur l'imaginaire étalon, Centre National d'Art Contemporain, Villa Arson, Nizza; Autour de la Lettre, Château Musée Cagnes sur Mer conMichel Butor e Bartolomeo Ferrando; Collabora al progetto Les interactifs con Derrick de Kerckhove, direttore del Mac- Luhan Program di Toronto; V° Biennale del Portogallo; Biennale d’arte di Salonicco, Grecia; 1990 L’Art à la page, Château Musée Cagnes sur Mer; 1992Tele Capri News-Telefax Vesuvio, Capri, Italia; 1993 Mostra L’Ecole de Nice, Galerie Satéllite, Parigi; 1994  Installazione S.O.S. Tiers Monde, testo di Pierre Restany e Jean Forneris, Mamac Nizza; 1995 partecipa ai Manc@, nell’ambito del simposio sui multimedia e sul nuovo ascoltatore, alla Fondation Maeght, Sain Paul de Vence; collabora alla rivista Epipháneia sull’estetica tecnologica con René Berger, Pierre Levy, Gillo Dorfles, Daniel Charles, Roy Ascott, Frank Popper, Paul Virilio, Derrick de Kerckhove, Arlindo Machado, Mario Costa; Partecipa alla rivista Incidences sul tema dell’Arte e Comunicazione tecnologica con Karen  O’Rourke, Tom Klinkowstein, David Rokeby;  invitato alla rassegna Oeuvres et Lectures  presso la Galerie Lavoir Moderne Parisien; 1996 Vieneinvitato a partecipare all’Atelier d’Artista, Esposizione in Tempo Reale n.22, ideata da Franco Vaccari nella Casa del Giorgione a Castelfranco Veneto; invitato alla Biennale del Mediterraneo di Taranto, Italia; Installazione  IO Centre Galliera -Galerie Leonardi V-Idea, Genova, Italia; Galerie Lola Gassin, presentazione di 25 serigrafie Stable mouvant, BC editions; invitato alla mostra Le Corps dans tous ses Etats, a cura di Francis Parent, Espace Belleville, Parigi; invitato alla mostra Happy End alla Galerie Satéllite, Parigi; 1997 invitato alla mostra Le Monochrome perpetuel, presentato da un testo di Francis Parent alla Galerie Satéllite, Parigi; 1998  Installazione Stable mouvant, con immagini di sintesi, Espace Landowski, Boulogne Billancourt, Les arts virtuels; espone l’opera MA alla Galerie Satéllite, Parigi; 1999 presenta L’Instant et la Mémoire, a cura di Viana Conti,  allo Spaziodellavolta/Centro Galliera, Genova; presenta Histoire d’O al Parc Phoenix, Nizza; Olea nostra-installation sur la civilisation de l'huile - Biennale di Roma; MA, videoevento-videoarte, Torino Palazzo Paesana; 2000 Global Jackpot-Black & White, installazione, Art-Jonction, settembre; Arti Visive 3- L’Occhio in Ascolto, Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Genova, Italia, a cura di Viana Conti e Guido Festineseottobre; 2002-3 Conflictus, Galerie des Ponchettes des Musées de Nice; Le miroir de l'identité, Galerie Alain Couturier, Nizza; 2003 Il Viaggio dell’uomo immobile, Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, Genova, Italia; Liegi,  Mamac, installazione multimedia Converse;.2008 Invitato alla mostra Terribly emotional, al Castello di Sasso Corbaro, Bellinzona, Svizzera, a cura di Viana Conti, con Silvy Bassanese e il Console Generale di Svizzera a Genova Giancarlo Fenini; 2009 Invitato alla mostra itinerante Terribly emotional allo Studio Ghiglione, Genova, diretto da Ivana Folle, con presentazione del libro Arte e Intelligenza emotiva, edizione Le Mani con intervento del ricercatore sul terreno di Arte e Psicologia  Riccardo Manzotti ; 2010  ARTDubai- Chic artfair ; Paris La disparition , 2011 L'art contemporain et la côte d'Azur Aïon et Chronos; 2012 congrés international ecologie sonore Saillon Suisse La rumeur des ressacs; 2013 Residencecome Fellow Visual Arts della Bogliasco Foundation The Liguria Study Center for the Arts and Humanities, dal 19 novembre al 20 dicembre,con intervento di Molissa Fenley, Fulvio Pereda, Viana Conti, in collaborazione con Luisella Carretta-Le Arie del Tempo, nell’ambito del progetto Quando parla il corpo- presentazione dell’installazione CHINA FOOD; 2014 Mostra personale China Food , a cura di Viana Conti, alla Galleria Silvy Bassanese, Biella, vernice 29 marzo.

Viana Conti_critico d’arte_giornalista, nasce a Venezia, vive a Genova, dagli anni Settanta cura mostre d’arte contemporanea per musei e spazi istituzionali europei. I suoi interventi di critica d’arte si fondano sui temi della storia, della memoria, dello sconfinamento linguistico, dello scambio di dati che l’oggetto d’arte emette e riceve dall’approccio percettivo dell’osservatore, della latenza nell’opera di un autore collettivo. È corrispondente delle riviste d’arte “Flash Art”, Arte e Critica”, “Segno”. Dal 1998 collabora al “Corriere del Ticino”, Lugano, e attualmente al quadrimestrale del Dipartimento Scienze per l’Architettura GUDDesign. È autrice nel 1982 del libro Short Memory, Artra edizioni; autrice e traduttrice del saggio-intervista sul semiologo estetico Louis Marin, in Appuntamenti con la Filosofia, Giancarlo Politi Editore, Flash Art Books,1989. Nel 1988 traduce Maurice Blanchot in Michel Foucault come io l’immagino, edizioni costa &nolan. Nel 1993 è commissario della Sezione Transiti-Parabilia del Padiglione Italia per la XLV Biennale di Venezia Punti Cardinali dell’Arte, su invito di Achille Bonito Oliva.

Sito per vedere il video Mao sings the blues!

www.youtube.com/watch?v=SWUv_is6R0A


[1] Jean-Paul Thénot è autore di una esaustiva lettura critica dell’opera di Jean-Pierre Giovanelli nel libro Una poetica dell’essere, prefazione di Paul Virilio, postfazione di John Rajchman, traduzione di Viana Conti, edizioni il melangolo, 2006, Recco-Genova, Italia.

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ANCIENNE EXPO "CHRONOS-AÏON" de Jean-Pierre GIOVANELLI

http://diaconescotv.canalblog.com/archives/2011/05/06/21070732.html

 

HORLOGES DE JEAN-PIERRE GIOVANELLI ARTISTE DE CHRONOS