22/05/2015 06:02

CAPITALE ALLO SBANDO

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Monta la rabbia, distrutte le case popolari dove volevano mandare 78 profughi

La Prefettura non fa marcia indietro: no a comportamenti di egoismo sociale e razzismo

 

La rabbia per l’arrivo degli immigrati a Marino, comune alle porte della Capitale, è diventata furia incontrollabile tanto che nella notte scorsa 8 appartamenti destinati ai 78 migranti sono stati distrutti. L’altra notte sono stati rotti i vetri e demolito tutto ciò che era all’interno: letti a castello, termosifoni, fornelli e mobilio. Il fotofinish è uno scenario di degrado che fa da cornice ad una zona priva d’illuminazione pubblica e marciapiedi.

Ormai gli alloggi sono invivibili e adesso è probabile che l’arrivo dei rifugiati, che a quest’ora sarebbero già stati trasferiti a Marino, sia momentaneamente rinviato. La situazione è incandescente in via Cesare Colizza 55, a soli 30 chilometri da Roma. Ieri, oltre un centinaio di cittadini, perlopiù inquilini delle vicine palazzine, hanno protestato per l’intera giornata presidiati dalla polizia in tenuta antisommossa.

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Le persone sono stremate, preoccupate anche perché si trovano tra l’incudine e il martello: da una parte non vogliono passare per razzisti e dall’altra sono convinti che trasferire questi profughi in un condominio di case popolari dove vivono famiglie con bambini, donne in gravidanza e anziani non sia una soluzione accettabile. Nel quartiere risiedono perlopiù giovani coppie che all’incirca l’anno scorso hanno acquistato gli appartamenti del complesso di edilizia popolare: si tratta di cinque palazzine di cui tre sono state vendute.

In totale sono 24 appartamenti di cui 8 destinati all’accoglienza dei profughi. Le abitazioni sono state affittate dalla società proprietaria Flavia Srl, alla cooperativa RTI Tre Fontane-Senis Hospes che si è aggiudicata un bando di gara del ministero degli Interni. Francesca, una giovane inquilina è seriamente preoccupata: «Abbiamo investito i risparmi sulla nostra prima casa e adesso ci troviamo costretti a convivere con 78 immigrati che si accamperanno per le scale e negli spazi dove i bambini adesso giocano in serenità. Abbiamo paura». Gianmarco è un altro inquilino che protesta: «Il prefetto ci deve ascoltare, non può permettere che la nostra vita venga sconvolta, saremo costretti a mettere al sicuro le nostre donne e i nostri figli».

Marco Comandini si appella al Prefetto affinché trovi una collocazione alternativa: «È importante provare a ragionare su altredestinazioni – dice – qui non si tratta di razzismo ma di totale mancanza di sicurezza». Intanto, il Comune di Marino ha scritto al prefetto Gabrielli, comunicando l’inidoneità degli immobili. La Prefettura, però non fa marcia indietro e condanna quanto accaduto: «Gli atti vandalici seguono solo in ordine temporale altre azioni di intimidazione e minaccia nei confronti degli operatori della cooperativa che avrebbe dovuto gestire l’accoglienza.

La Prefettura di Roma intende stigmatizzare questi comportamenti improntati all’egoismo sociale, alla violenza, al razzismo, che rischiano di far ricadere sull’intera collettività locale, un’immagine fortemente negativa. Perseguiremo ogni condotta penalmente rilevante».

SOURCE :

Chiara Rai

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